“Tutto il male avevamo di fronte, tutto il bene avevamo nel cuore”

Anche la mia scuola per e in questi giorni di guerra si sta mobilitando per gli Ucraini sia attraverso vettovaglie e indumenti, sia tramite il canale sommo della cultura.

Pochi giorni fa accanto ai piedi dei banchetti covidiani ho intravisto delle buste di plastica con latte, biscotti e merendine; qualcun altro ha provveduto con coperte e tute. Ad essere sincero, mi sono fatto un po’ schifo, perché non mi sono preoccupato minimamente di dare il mio contributo, mentre i ragazzi sono stati prontissimi ad accogliere l’appello dei colleghi impegnati. Almeno avere la prontezza di lodarli per il gesto, invece sono rimasto pietrificato e ho continuato a parlare di fanciullino e onomatopee ornitologiche.

Sul versante culturale alcuni studenti si sono cimentati nella scrittura di articoli da pubblicare sul giornale d’istituto e nella realizzazione di brevi video, nei quali recitano una poesia a tema “guerra”. A questa iniziativa non ho resistito e l’ho perciò abbondantemente pubblicizzata nelle classi in cui insegno; io stesso ho fornito ai lettori-recitanti una carrellata di poesie italiane e straniere, lasciando a loro la scelta del testo. Via via i ragazzi mi hanno inviato i loro lavori, che ho molto apprezzato non senza emozione.

Politicamente la prodigalità degli studenti potrebbe anche essere oggetto di critiche, se si pensa che nel nostro splendido globo si guerreggia a tutto spiano; forse soltanto gli Ucraini sono degni di attenzione e aiuti? E perché non gli Haitiani o i Somali? C’è sempre una parzialità negli atti umani, che spingerebbe a nutrire molte riserve per queste iniziative umanitarie. E anche dal punto di vista pedagogico qualche ombra le oscura. Ma che fare? Non sarebbe peggio chiudere gli occhi, vestirsi di cinismo e dire “o per tutti o per nessuno”?

15 pensieri su ““Tutto il male avevamo di fronte, tutto il bene avevamo nel cuore”

  1. Forse tu no eri ancora nato, allorquando si raccolsero donazioni per salvare l’India dalla carestia. Donammo tintinnanti monete d’argento da 500 lire…. ancora oggi mi chiedo, a sessant’anni di distanza, che fine abbiano fatto quelle monete d’argento dell’Italia del boom economico.
    Ma ancor più mi chiedo: dove è sparito il nostro boom economico? Forse nel vago umorismo con cui i ragazzi di oggi, ci definiscono “boomer”, quando commentiamo a modo nostro l’attualità.
    Sulle raccolte pro ucraina mi taccio. Con imbarazzo, ma mi taccio.

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  2. Il fatto è, a parer mio, che questa guerra è talmente vicina che non è possibile ignorarla: tanti anziani italiani hanno in casa badanti ucraine, rumene, moldave, che sono in agitazione e ansia per le rispettive famiglie rimaste laggiù. Anche l’ex Jugoslavia era vicina, ma lì, forse, prevaleva l’ostilità tra le diverse fazioni politiche nostrane. E poi non c’era ancora Internet e i social media, che diffondono e amplificano a dismisura i fatti e le dichiarazioni di chiunque voglia rilasciarne. Ci sentiamo più coinvolti per l’Ucraina che, poniamo, per lo Yemen o gli Stati africani, che pure non ci sono geograficamente così lontani, ma che culturalmente lo sono. L’Europa è il Primo Mondo, gli altri Paesi in guerra appartengono al Terzo, e c’è un fossato tra di noi, purtroppo.

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  3. L’effettivo controllo degli aiuti, Ornella, non è in nostro potere in generale. Il mio dilemma è un altro: premesso il valore pedagogico di iniziative di sostegno ai popoli sventurati, possiamo definirci imparziali? Ciò che temo è che tutto si risolva in pose, mode del momento, per quanto nobili le iniziative.
    Sicuramente la vicinanza culturale e geografica incide, Pensierini.

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  4. Anch’io mi sono domandata come mai tanta placidità negli anni della Jugoslavia e tanto palletico per l’Ucraina, e mi sono data anche un po’ di risposte, non so quanto valide. Ma è certo che oggi conosciamo tutti più ucraini di quanti jugoslavi conoscesse l’italiano medio degli anni 90, anche se ce li avevamo dietro casa mentre l’Ucraina è molto più lontana.
    A scuola non stiamo facendo niente di particolare, nonostante una strana circolare che non ho ben capito, ma St. Mary Mead è profondamente immersa nelle più varie reti di solidarietà e quindi chiunque può contribuire con canali molto affidabili – Caritas, Croce Rossa eccetera.
    Per i ragazzi comunque è normale: è la loro prima vera guerra.

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  5. Non avrei mai creduto a 70 anni di vivere questo momento terribile. Non bastavano la pandemia, la siccità, le carestie, ci voleva la guerra? La diplomazia sta fallendo ma bisogna insistere perché credo sia l’unica strada giusta. Vedo un mondo capovolto, sono avvilita per tutta questa sofferenza. Inoltre faccio fatica a riprendermi. Nonostante 3 vaccini +antinfluenzale, vita monacale e attenzione massima, il covid mi ha steso. Ciao Mel ti saluto caramente.

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