Quel mazzolin di rose…e di ginestre

Lo rose, quelle vere. Profumate e spinose a tal punto che, se ti sfiorano un dito, piangi goccette di sangue. E le ginestre e le ginestrelle spinose. Il mio viaggio mattutino tra le montagne verso la pianura è ormai diventato un osservatorio ambulante di flora e fauna montane. Maggio si presta benissimo al tripudio dell’alma natura. I cigli della strada ferrata mai nata, così come il costone roccioso, gialleggiano di ginestre e ginestrelle(è un nome inventato da me per la somiglianza con le ginestre)che gareggiano con rose canine e rose rampicanti variopinte nello sfoggiare i loro vestiti sgargianti. Motivo per cui mi son munito di cesoie da giardino e, quando il mio tempo è più disteso, accosto l’auto sugli angustissimi sterrati della corsia e zacchete! La gioia più grande consiste però nel vederle per più giorni in pieno rigoglio dentro i vasi; anche i boccioli si aprono, mentre le mamme sfioriscono. Quindi con forbicine ne decapito la chioma e, se fossi ancora romantico, le chiuderei tra le pagine di un libro. Invece sono ormai sfioriti i giaggioli bianchi, di cui ho fatto incetta ad aprile, quando il freddo era più intenso. Tra i più resistenti c’è il rosmarino, i cui fiori violetti punteggiano gli ispidi aghetti profumati. La strada è anche il regno delle piche, amanti dell’asfalto; a distanza le vedi in piena carreggiata indaffarate in non so quale attività frenetica(penso che caccino insetti), ma all’avvicinarsi del mezzo fuggono veloci infrattandosi tra i cespugli. Mi sono imbattuto anche in qualche gatto randagio, che sicuramente trova rifugio nelle case, rade, degli abitanti di montagna. Alcune sono per la villeggiatura estiva, altre abitate in tutte le stagioni; credo che anche una vecchia stazione(sarebbe dovuta esserlo)sia adibita ad abitazione. Spesso favoleggio fra me e me che forse mi piacerebbe vivere in una di queste case, ma sono attimi, attimi pericolosi per la guida dell’auto. L’immaginazione alla guida chiude gli occhi, anche se questi restano aperti. Ergo rinsavisco e mi accontento delle rose colte e delle loro spine.