Cupole e tetti

Oggi è stata una giornata particolare a scuola, forse ne parlerò. In una frazione di pausa me ne sono salito all’ultimo piano, respirando aria pulita, nuvole, azzurro e bellezza.

Duumvirfemminato

img_7630Pur essendo cominciata da poco la scuola, ma senza accorgercene tra un po’ sarà Natale, ho parlato poco della mia esperienza di quest’anno.

Che dire?

Ho una cattedra ideale, 17 ore di italiano e latino, suddivise tra una prima, una terza e una quarta e un’ora volatile di geografia. Tre classi in tutto, pochi alunni. Che si può desiderare di meglio? Per tutto ciò devo essere grato alla mia storica collega di corso, alla quale sarebbe toccata la prima; con un pacifico baratto io le ho ceduto ore in quinta, lei mi ha regalato una prima. Siglato l’accordo privato, lo si è palesato al DS, che lo ha approvato senza proferir parola. Per me è stato un sollievo liberarmi degli studenti di quinta, non per il carico di lavoro, ma per la conflittualità della nostra relazione. Una guerra fredda durata ben quattro anni. Ma il baratto un costo l’ha avuto: la classe dei primini, quasi tutti elfi, è la tipica addormentata nel bosco. Educati, apparentemente attenti, silenziosi, ma dormienti. Interventi zero, cervelli in letargo, lacune linguistiche da brivido. Nelle ore di lingua italiana recitiamo coniugazioni verbali come dei monaci il loro mattutino, mentre in quelle di latino risuonano sospiri e alti guai. Però, ripeto, sono educati e docili, quindi confido che nel futuro, dopo l’annusamento iniziale, ci addomesticheremo vicendevolmente.

Per il resto aggiungo che gli ulteriori impegni scolastici(la collaborazione con il DS)e il quotidiano mi tengono lontano dal blog, ma conto di non abbandonarlo. È sempre piacevole tornare alla casa virtuale, come un adultero pentito e impenitente al focolare domestico.

Fotoemoticon

Chi ha installato nel proprio smartphone l’applicazione WhatsApp non può sfuggire alla croce e delizia dei gruppi. Ne esistono di vari tipi e non starò qui ad elencarne la fenomenologia(scolastici, amicali, parrocchiali, etc…). Un gruppo di tal genere è una risorsa, ma anche una gran rottura di maroni. A tutte le ore il WhatsAppista è sottoposto ad un bombardamento di messaggi dal numero indefinito, assimilabile alla polvere cosmica dell’universo. Per sopravvivere alla tempesta, il WhatsAppista saggio silenzia i bip bip provenienti dai vari gruppi e si riserva di rimandare a un tempo indeterminato la lettura dei messaggi. Di particolare rilievo sono le fotoemoticon, vere e proprie fotografie, riportanti in qualche modo un’immagine che richiama il messaggio scritto, l’intenzione del mittente, i suoi sentimenti. La maggior parte delle fotoemoticon sono tratte da internet, un inesauribile serbatoio. Ma anche qui occorre saggezza. Per i più inviare tali immagini è un automatismo; basterebbe un minimo di riflessione, prima di inviarle.

E invece?

Ecco qualche esempio!

Stamani pioveva a dirotto…invece…img_7767

img_7768Per la serie glicemia alle stelle…

img_7770

img_7769Sgrammatica

Un giro di tag

Ieri mi sono fatto un giro su WordPress tra i blog con tag scuola e ho notato che sono pochissimi. Tra quelli attivi la maggior parte riporta esperienze scolastiche standard e standardizzate; si tratta di progetti educativi e culturali, che inneggiano alla buona scuola e che, fondamentalmente, indulgono ad un rappresentazione auto-celebrativa delle proprie realtà, ma quello che manca in tutti, o quasi, è insomma una narrazione che parta dal basso, dalla base. Ricordo che, ai tempi di Splinder, erano molti i blog tenuti da docenti. Volando come un’ape di blog in blog, era possibile farsi un’idea della percezione che i colleghi avevano della scuola vissuta quotidianamente: rappresentazione degli studenti e narrazione del proprio operato, difficoltà, problemi, risorse, atteggiamenti, buone pratiche didattiche. A me pare che tutto ciò sia stato quasi del tutto azzerato. Dove sono le voci dei docenti? Che fine hanno fatto le loro critiche, i loro propositi, le loro ricette per medicare il quotidiano scolastico, la loro ironia? Eppure la comunicazione di massa, e non solo, parla molto di scuola, sia in termini di critica distruttiva, sia in termini di investimento. È ormai assodato inoltre che alla scuola, da più parti, è legato un fiorente business relativo alla formazione e ai dettami dell’Unione Europea. Eppure i docenti blogger, a parte alcuni di mia frequentazione, tacciono. A scuola non va meglio. Si sta assistendo, a mio parere, ad un processo di accomodamento rispetto alle dinamiche delle ultime riforme; pur essendo i più poveri tra i lavoratori professionisti, i docenti, profittando del panes et circenses costituiti dal bonus acquisti, dalla premialità e dagli esoneri, si sono ricavati piccoli recinti di gestione del potere, che li rende paghi di quanto provvidenzialmente hanno ottenuto e addormenta la loro coscienza critica. A scuola li vedi muoversi come gli occupati di Seneca, eternamente indaffarati a tesaurizzare un tempo educativo, che nei fatti viene azzerato dal loro stesso correre, affannarsi, approntare schede, strumenti, indagini, organizzare riunioni, incontri, condividere processi, risultati, test. Tutto, tranne insegnare. Non so se ci sia un legame tra questi due fenomeni, ossia l’abbandono dei blog da parte dei colleghi e il presunto engagement scolastico targato buona scuola. Chissà, magari sono soltanto mie fantasie.

L’esorciccia

Spiritpact-5871528ea2e73Non erano ancora state passate in rassegna le nozze di Mercurio con la filologia di Marziano Capella, quando il suono delle ultime parole del professore fu coperto da quello di una sirena del 118. Incoraggiati dalla curiosità del loro prof, che interruppe la celebrazione, gli studenti allocati nella zona più luminosa dell’aula, simili a giraffe lamarckiane, allungarono il loro collo verso le vetrate alla ricerca di notizie e volti.

Chi veniva soccorso?

Il calare improvviso del silenzio, dopo il grido della sirena, riportò le teste sulle pagine del libro, le nozze furono celebrate e la campanella del cambio d’ora gridò imperiosa il trascorrere del tempo.

Uscito dall’aula, ancora impolverato di anticaglie, il prof. intravide nel corridoio un essere umano ibrido, a metà tra un piteco e una donna attempata dagli occhi nerissimi, immobili sui due bulbi venati di sangue. L’effigie lo turbò per il tempo che attraversò il corridoio per raggiungere la zona comando e poco dopo la cancellò. Doveva trattarsi di una mamma. Chissà cosa era successo.

Poco dopo, mentre si godeva il dolce far niente di una buca scolastica, il prof fu scosso dallo squillo del proprio cellulare e dalla voce, quasi implorante, della Capa, che lo invitava a trovare una soluzione per una studentessa.

La soluzione era già bella e pronta in verità: un cambio di aula. Non di classe, ma di aula. La classe, insomma, tutta intera doveva spostarsi in un’altra aula per incompatibilità di una sola studentessa con l’aula. La Capa fu reticente in merito alla motivazione del cambio, rassicurando il sottoposto docente che il genitore avrebbe rivelato in camera caritatis il mistero. Nessuna malattia, allergia, febbre terzana e quartana, peste, etc…

Spiriti e venerdì.

Sì, uno spirito gagliardo assai.

Nata di venerdì, la ragazza, dotata di poteri sovrannaturali, vedrebbe ovunque gli spiriti dei morti. E uno spirito malefico, albergante nell’aula incriminata, si sarebbe materializzato davanti a lei, ordinandole di uscire immediatamente pena il tormento perenne cui l’avrebbe sottoposta con le sue urla strazianti di spirito infernale, se fosse rimasta lì. Questo il resoconto della posseduta. Com’è, come non è, costei, mentre lo spirito la tiranneggiava, accusò un forte dolore al petto e svenne. Ecco la sirena del 118!

Rinsavita, la posseduta era rimasta nel corridoio(Ma quale mamma! Era lei, la posseduta!), lontana così da Alichino. Poi si era ricoverata col genitore dalla Capa, per richiedere il cambio d’aula.

Il giorno successivo, effettuato il passaggio dell’intera scolaresca dall’inferno al presunto paradiso, pochi secondi dopo il suo ingresso, la posseduta aveva inscenato la stessa pantomima.

A questo punto, quando il genitore chiese al prof che soluzione trovare per la figlia, questi, fuori dalla grazia di Dio, rispose:

La faccia curare!

E, nell’occasione, si curi anche lei!

Voci precedenti più vecchie

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