Felix tra fiori

Qualche giorno fa la mia amica Ornella, sapendo quanto io ami le immagini, mi ha mandato questo bel gatto nero in mezzo ad altrettanti bei fiori fucsia e rossi.

E che capita stasera dal fioraio? Non appena lui ha aperto la porta del magazzino, dove deposita la maggior parte dei fiori, un gatto nero si è intrufolato dentro a velocità supersonica, fermandosi ad osservare tutti i nostri movimenti. Ero alquanto stupito, soprattutto perché non mostrava alcun segno di diffidenza. Poi però ho capito: quando il fioraio ha accorciato gli steli dei fiori per confezionarmeli, il gatto si è precipitato su quelli tranciati e cascati a terra nella speranza che fossero cibo. Aveva fame; per un attimo ho creduto che stesse per mangiarli. Ho allora cercato di intenerire il cuore del fioraio, ma stentoreo mi ha risposto che il gatto aveva già ricevuto la sua porzione quotidiana al mattino; è un gatto di strada mansueto -ha aggiunto- che vive della carità dei residenti e della sua benevolenza, infatti la sera trova ricovero nel magazzino. Dopo la morte della storica gatta(a cui molto tempo fa ho dedicato un post), che per tanti anni ha albergato nel sottoscala del magazzino, dove ha partorito tanti cuccioli, ora il reuccio lucido pelo è lui.

La prossima volta -giuro- gli porterò una scatoletta.

La “guerra” al virus

Sulla rivista ClassicoContemporaneo è stato pubblicato uno dei saggi più intelligenti, ricchi di dottrina, attuali, che si possano reperire, almeno fino ad ora, nel panorama degli studi insieme classici e contemporanei. In controtendenza alla vulgata comune, che ha concepito l’emergenza sanitaria come una guerra, con tutte le derive che tale opinione può trascinare con sé nell’immaginario collettivo, il saggista Li Causi fa saltare ad una ad una le tessere del mosaico bellico covidiano costruito dai politici, dai media e da eminenti scientisti e studiosi, servendosi sia di una ricognizione fatta sui testi della grecità, sia di un’indagine filosofica, che pone al centro della riflessione il rapporto uomo-mondo animale in una visione globale(sociale, ambientale, economica e politica). La lezione più fruttuosa (fra le tante rinvenibili)che si ricava dalla lettura di questo saggio è il rigore scientifico con cui lo studioso dialoga con i classici e i contemporanei, senza che mai appaia supino agli uni e agli altri. Chapeau!

Le oche di Sambruson

Più volte, soprattutto nel passato, ho affermato di concepire il blog come una casa; e una casa ospita gli amici, anche quelli che sono lontani geograficamente. Stamani con l’amica Ornella si scambiavano quattro chiacchiere sulle uova(nella fattispecie Lei mi spiegava il significato dei codici impressi sulle uova) le galline e le oche, sì, perché con gli amici si può parlare anche di questo. Di uova e galline e oche, oltre che dei massimi sistemi. Perciò ho deciso di raccogliere qui i suoi ricordi che, in modo diverso, per tempi e spazi, sento anche miei.

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La strada che percorro per andare da mia mamma costeggia un bel prato dove vedo sempre galline libere al pascolo. E ogni volta mi dico: galline fortunate, e non sanno di esserlo.

Quando insegnavo a Sambruson, le comperavo alla fattoria di un alunno, quella stessa della famosa ricetta; eccola la fattoria dei Berto…! A destra in basso la casa nuova, a sinistra in alto la vecchia casa dei nonni, usata come magazzino. Là stavano le stie per le chiocce e i pulcini appena nati, gli anatroccoli e i conigli. C’era pure la cantina, perché il marito produceva il vino per la famiglia. Di fianco la stalla, regno del vecchio nonno, e rifugio della gatta Rosa. In basso a sinistra il fienile e il pollaio. E dietro la casa nuova gli orti e i campi: tanta terra che arrivava fino all’argine dell’idrovia, mai finita, Venezia-Padova. Allora non esisteva dire le uova sono scadute. La massaia in questione aveva un pollaio sterminato: galline, anatre, anche un tacchino. Che poi fu sostituito da un piccolo branco di oche(a me piacciono molto le oche)che facevano guardia alla casa meglio che un paio di mastini. Quando arrivavo nel cortile, dovevo aspettare che lei venisse a mandarle via prima di scendere dalla macchina. Una volta ho assistito alla spiumatura. Povere bestie, soffrivano e si lamentavano sempre più flebilmente, ma lei era spietata. La rimandava libera col davanti spelacchiato e passava a catturare la successiva. Poi il piumino finiva ad arieggiare dentro un sacco fino alla vendita. Per fortuna a quel tempo ero meno sensibile alla sofferenza, animale e pure umana. Ora non credo sopporterei un simile spettacolo. Già allora, però, quando da loro comperavo il coniglio e lei mi chiedeva di sceglierlo nella gabbia, mi rifiutavo ed entravo in casa finché la faccenda non era finita… Ipocrita fino al midollo, ma come avrei potuto mangiare qualcosa che aveva incrociato il suo sguardo col mio? 

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Il libro è di un collega, nato e cresciuto in una delle contrade, sembra impossibile che un paesino si divida in contrade, ma quando c’è un fiume di mezzo… insomma mi sembra giusto dare un minimo di pubblicità a questa persona, bravo insegnante e di buon cuore.

Ornella

Con un pugno di stelle

ecco_come_nato_il_piccolo_principe_00Il principino entra sulla scena con un pugno di stelle e le depone in un angolo del palcoscenico. Le stelle si accenderanno dopo che il principino e l’aviatore avranno consumato la loro esperienza; il primo vagando di pianeta in pianeta, di asteroide in asteroide alla ricerca delle motivazioni che spingono gli uomini e l’universo tutto ad affannarsi alla ricerca del potere, del successo, della morale universale, l’altro a ritrovare nell’esperienza del deserto il senso profondo del vivere.

Si dipana così, in una scenografia essenziale, la scrittura teatrale de “Il piccolo principe”, realizzata da registi e attori panormitani; vi ho condotto i miei primini, che a giudicare dal silenzio pare abbiano seguito con interesse lo spettacolo, un misto di teatro nel senso letterale del termine, danza, mimica, animazione per mezzo di audiovisivi, musica. Una miscellanea sobria e raccolta in un piccolissimo teatro della città.

Anch’io ho tratto profitto da questa pausa curricolare. Sulla scena ho rivisto la rosa, la volpe, il serpente, l’elefante, il deserto, il cappello e, insieme, la miseria e la grandezza degli uomini.

Prendersi cura degli altri, delle cose e, in una parola, del mondo, ci può salvare dall’indifferenziato del deserto esistenziale.

Tra i rami di un fico

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I giardini riservano sorprese anche ad agosto: una tela di seta in equilibrio tra i rami di un fico.

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Ecco il ragno, mentre tenta di fuggire al riparo!