Tra i rami di un fico

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I giardini riservano sorprese anche ad agosto: una tela di seta in equilibrio tra i rami di un fico.

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Ecco il ragno, mentre tenta di fuggire al riparo!

Fra’ Nero

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Lo abbiamo trovato così, immobile, sotto la pergola di vite nel cortile delle monache; a trovarlo, in realtà, è stata la sorella portinaia, mentre spazzava gli scalini del sagrato. Sorella Ramazza lo ha accolto tra le sue mani e ha tentato in tutti i modi di rifocillarlo, ma niente,  fratello Nero rifiuta ogni offerta di cibo. Lo ha sistemato sotto la pergola ieri. E oggi il secondo ritrovamento con sorpresa smorzata. Lo si è sistemato in posizione elevata, ma sicura, speranzosi che la madre lo venga a riprendere. Non occorre essere ornitologi per capire che si tratta di un piccolo fuoriuscito dal nido durante le prove tecniche di volo; nel caso non venga recuperato dalla madre, si provvederà altrimenti. Magari chiamando un esperto.

Gattamoderna.com

Se esistesse una rivista interamente curata da e per gatte, questa foto sublime ne sarebbe la copertina.

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Un grazie all’amica Ornella, che me ne ha fatto dono. 

Muciddu

Del mio fioraio ho già avuto modo di parlare, come dei gatti che popolano il deposito dei fiori, una catapecchia antidiluviana, che accoglie ben due celle frigorifere e una serie di attrezzi del mestiere. L’aria è irrespirabile: i fiori in cella puzzano, come puzza l’acqua di ristagno dei contenitori, dove restano immerse per giorni le spugne verdi da usare per le composizioni. Il deposito è invero anche un ripostiglio di cianfrusaglie, com’è possibile desumere dalla foto. In un angolo polveroso una cassetta è diventata la culla di quattro muciddi*, che una mucidda ha partorito sabato mattina. Il fioraio sapeva che mucidda era incinta e, quando ha visto movimenti strani e qualche miagolio di troppo, ha predisposto la cassetta-culla sì in un anfratto, ma a pochi centimetri da una finestra, da cui entrano aria e luce. Dei muciddi mi sono accorto soltanto ad acquisto completato; eccoli, mentre poppano silenziosi, mentre Bea, così ho ribattezzato mucidda, è distesa in estasi.

*Non posso chiamarli gatti, il nome “giusto” è muciddu, una parola-onomatopea adoperata in Sicilia per chiamare i gatti e richiamarli producendo con le labbra una sorta di miagolio umano affettuoso. Così li chiamano il mio fioraio e il popolino. Che poi muciddu richiama mouse. Chissà qualche lontana parentela!  

“I gatti lo sapranno”

Oggi posto questi due gioielli.

Questo è di due amici, mentre incuriosito osserva un ciuffo similtopo, un’esca per attirarlo e farlo uscire dai luoghi impossibili, nei quali si rifugia; è un gatto pacifico e socievole. Al primo incontro, senza neanche conoscermi, si è raggomitolato accanto a me sul divano e ha gradito molto le mie coccole. 

Questo è un cucciolo, destinato a una mia zia(la mia madrina di battesimo), che è morta(di colpo)senza essere riuscita a conoscerlo. Vedi tu dove s’è rintanato!

Alettriofobia

Dunque, io, dei galli, ho paura. E per questo sentimento c’è anche un inizio, collocabile nella mia infanzia, quando si giocava per strada con tutto quanto fosse disponibile, compresi gli animali. Stuzzicarli era il mio gioco preferito. Ma anche dei miei compagni di strada. Giusta punizione così mi fu inflitta da un gallo mastodontico, che aggredendomi mi ferì la fronte con una beccata. Non vi sto a raccontare la lite furibonda che ne scaturì tra vicini di casa. E la febbre notturna che mi assalì per la paura. 

Oggi, però, vedendo questo splendore, non ho resistito ed eccolo qui, magnificamente variopinto.

Sulla rete metallica un amento di noce.

Nessuna traccia delle galline, che so esserci.