Treno di panna

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Giullare girovago

su una freccia in affitto

zigzaga

con le sue graziose efelidi

lo Stivale rotto.

Marionette ubriache

trotterellano imbarazzate,

traballano spaesate,

disegnando sorrisi di circostanza.

Il varco della nanitudine caimanesca

è stato ampiamente superato.

Carta bianca

venduta

vende.

Falcone e Borsellino 

Falcone e Borsellino, murales all’istituto nautico di Palermo


Non sono proprio nitidi i ricordi di quel maggio-luglio 1992, ma due fotogrammi restano indelebili. Il giorno 22 maggio tornavo a casa in licenza dal Col di Lana di Trapani; poche ore dopo l’autostrada saltava in aria. Il dato che ancora oggi mi sconvolge è la precisione chirurgica con cui agirono la mafia e le forze con essa collusa. Ancora oggi si resta sconvolti, guardando le immagini di repertorio girate dall’alto: una devastazione intorno superiore o pari a quella provocata da un terremoto. Di quel luglio, invece, ricordo il boato tremendo, mentre armeggiavo in cucina con piatti e bicchieri. Tutti, a casa, restammo pietrificati, consci, pur non sapendo cosa fosse accaduto, che era accaduto qualcosa di terribile, che non poco avrebbe incrinato la fiducia nelle istituzioni. 

Questi i brandelli di ricordi, riportati alla luce dalle immagini che in questi giorni il servizio pubblico televisivo, per fortuna, manda in onda. 

A volte mi afferra la tentazione di insegnare a scuola solo ed esclusivamente antimafia. Un mio collega lo fa da anni, fregandosene altamente di programmi e indicazioni didattiche nazionali.

Sulle sette sorelle

Già è un problema per noi fratelli della Terra metterci d’accordo sui fondamentali, perciò non oso immaginare cosa potrebbe accadere nella relazione con i fratelli delle sorelle. Meglio soli e unici!

Perché no

curtoni001Ho accettato volentieri l’invito dell’amico Hyperloop e, domenica, abbandonata la collina, mi sono catapultato in città per assistere allo spettacolo didascalico-satirico-politico di Marco Travaglio dal titolo Perché no(tutte le bugie del Referenzum)con la partecipazione della bravissima Giorgia Salari. Lo spettacolo è strutturato in tre parti: nella prima il giornalista illustra sommariamente struttura e retroterra culturale(quale?)dei nuovi contenuti costituzionali, nella seconda entra in scena l’attrice Salari, che impersona il ministro Boschi, mentre Travaglio interpretando se stesso la intervista, nella terza, infine, si sintetizzano le ragioni del no al referendum. Ne è valsa la pena assistere alla performance dei due e ho apprezzato, in modo particolare, l’abilità oratoria di Travaglio, la lucidità del suo argomentare, la capacità di svelare i politici maneggj, la chiarezza espressiva e l’armamentario lessicale perfettamente in linea con il target del pubblico presente in sala. Di rilievo l’apax(almeno così mi pare)”lucchettologia”* a proposito di uno dei saggi del sì. Travaglio mi è sembrato un uomo autentico, poco incline agli infingimenti e alla doppiezza, franco e schietto. Chiaramente la parte centrale dello spettacolo(l’intervista di Travaglio alla Salari/Boschi)è la più esilarante: nei momenti di difficoltà e di silenzio imbarazzante l’uso sapiente delle luci contribuisce a spezzare l’illusione scenica e a rivelare nel contempo i pensieri non proprio politicamente corretti(altro non rivelo)del ministro. Il pubblico ha applaudito frequentemente, scegliendo con buon senso i momenti opportuni per farlo; non sono mancati anche gli applausi per le personalità di rilievo(magistratura)al loro ingresso in teatro(seduti proprio davanti a me, grazie ad Hyperloop che aveva prenotato immantinente!). Un pomeriggio piacevole ed edificante, anche solo per ascoltare un fragoroso scroscio di mani con mani non per dei vip di spettacolo, ma per uomini impegnati per la giustizia e la legalità.

Il consiglio, a tutti, è di andarlo a vedere.

*Non ci vuole poi molto per indovinare chi è il saggio.

Risplendere nel firmamento

scansione0004Ormai si corre verso il primo settembre, giorno di collegio e di inizio ufficiale dell’anno scolastico e il mio pensiero, parallelamente, vola al tiro alla fune, che si disputa in questi giorni circa l’opportunità di far svolgere le Olimpiadi del 2024 nella capitale. La prima cittadina, da quanto si legge, opporrebbe un deciso no alle storiche gare, ritenendo che Roma necessiti di interventi strutturali ben più duraturi di quelli che può lasciare in eredità la macchina sportiva, una volta conclusi i giochi. Rinunciare alla candidatura, invece, apparirebbe ai caldeggiatori vari uno spreco di opportunità economiche, sociali e culturali per Roma e per l’Italia tutta. In una macrovisione delle cose dire no alle Olimpiadi a Roma è indubbiamente un colpo alla ulteriore perdita di prestigio della Capitale, ma ad uno sguardo microchirurgico non si può affermare che la Raggi abbia torto. Ora non è mia intenzione qui scoperchiare la pentola degli odi intestini e faziosi, che straziano le onorevoli forze politiche nostrane, né schierarmi su uno dei due fronti, giochi sì, giochi no, ma mi preme evidenziare che è vizio degli itali petti infiammarsi ed entusiasmarsi per le grandi opere, accompagnate da prestigio, onore,  fama e money, e far languire, cadere e decadere il quotidiano ordinario ed essenziale per la vita dei cittadini(le buche mortali sull’asfalto, il traffico, la spazzatura intorno a cui saltellano i ratti, i mezzi di trasporto, i furti di rame dalle linee elettriche, l’inquinamento cittadino…). Nel contesto di una visione generale conformistica il no della Raggi è come se fosse pronunciato da una schizofrenica. Tutti, o quasi, dimenticano per poco tempo le buche, i disservizi, la sporcizia, l’invivibilità e si conformano alla filosofia del “così va il mondo”. 

Parallelamente a scuola, ma con maglie conformistiche ancora più strette, si verifica la medesima messa in scena sin dal collegio del primo settembre. Almeno a Roma si discute, si polemizza, ci si scontra, con scarse possibilità che trionfi una microvisione dei problemi della Città.

A scuola, invece, no. Neanche si fa in tempo a salutarsi, ad augurarsi un buon anno scolastico, a organizzare l’ordinario e il quotidiano dei primi giorni, ché già qualcuno squaderna al pubblico, fresco di sole e di mare, faraonici progetti di rete, stratosferiche organizzazioni concorsuali, brillanti partecipazioni, intra ed extra italiche, ad indagini di studio, adesione incondizionata a protocolli di mirabilia, che faranno risplendere nel firmamento delle scuole la propria Scuola. Pochi giorni dopo l’inizio delle lezioni, si riprenderà atto dello sfacelo inveterato: l’ascensore non funziona, le crepe sui muri continuano a crepeggiare, manca la carta, il toner, i soffitti piovono pioggia o liquidi corporei, la connessione è lenta, la connessione c’è, ma è ugualmente lenta, i bagni olezzano di urina e fumo, le circolari sono state scritte con sintassi involuta e presentano frasi oscure con ampi margini di ambiguità e di interpretazione…e così fino alla conclusione.

Ecco, è tutto, o quasi: almeno ci sono loro, gli alunni, altrimenti saremmo proprio persi.