Isaia e dintorni

Oggi ritiro spirituale in vista del Natale. Meditazione su Isaia. I miei occhi monelli, come al solito, ogni tanto hanno cercato qualche distrazione fotografica. Grande assente MariaNeve. Tutti a chiedere di lei. Neanche fosse una star, o forse lo è ed io non lo so.

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Domenica di Carmelo

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Si può dire che oggi è il mio primo giorno di vacanza dopo quasi un mese di commissione d’esame. 

Il silenzio del mattino è stato squarciato dall’alborata delle sette, dedicata alla Madonna del Carmelo, a cui il mio paesello è assai devoto. E subito dopo da fragorosi tuoni, che hanno alleggerito l’afa dei giorni scorsi grazie a una spruzzata di pioggia. 

Prevedo già l’arrivo della telefonata di MariaNeve, che mi invita a partecipare alla processione religiosa di stasera; lei fa parte della confraternita femminile del Carmelo ed è suo obbligo partecipare, pena il pagamento di una multa di 10 euro. Conoscendo la sua taccagneria, sono sicuro che non  rinuncerà, a meno che non la colga uno dei suoi attachi di cervicali. Ma in ogni modo MariaNeve riuscirebbe a farla franca: o accamperebbe il pretesto dell’accudimento della Madre tiranna o circuirebbe con moine varie il capo dei capi della congregazione. È anche vero che rinunciare equivarrebbe a perdersi un’altra occasione di taglio e cucito sui compaesani o dì teatrino durante la processione: in una occasione ricordo che uscì fuori dalla squadriglia delle sorelle di fede, si pose  a spartifila e fece una piazzata a tutti quelli che non mantenevano la diritta, o perché persi nei loro pensieri o impegnati a chiacchierare. L’ordine durò giusto il tempo della piazzata e poi tutto tornò come prima. Io, in quel momento, avrei voluto che l’asfalto si fosse spaccato a metà, inghiottendomi voracemente. 

Con MariaNeve la parola d’ordine è imprevedibilità.

Epifaneve

Dopo quasi tre anni torna a fioccare la neve in Sicilia; avvezzi a un clima tendenzialmente caldo, tutti noi gioiamo al suo tocco lieve e silenzioso. Le prove tecniche di nevicata sono cominciate intorno alla mezzanotte, che è stata illuminata a giorno dai tipici lampi di bufera. Poi è calato il silenzio insieme al nevischio. Stamani i fiocchi autentici che, a brevi pause, hanno reso soffici tetti, case, alberi e automobili. Siamo rimasti quasi tutti intabarrati nel tepore delle case, a parte qualche incosciente che, privo di catene, ha trasformato la propria auto in una slitta, e la signorina Marianeve che, sfidando la bufera come un gatto delle nevi, ha creduto bene di epifanizzarsi a casa mia, prima del pranzo dei Magi, per sottoporre il suo lato B al lieve tocco delle dita di mia madre, storica esperta nell’arte delle iniezioni intramuscolari. A quanto pare un colpo di corrente le avrebbe provocato una sorta di contrazione muscolare dal dolore insopportabile. Com’è suo costume, Marianeve ci ha intrattenuti con il racconto delle sue ultime avventure familiari e lavorative, ha gustato un caffè espresso(alle 13!) e un dolcetto, si è, infine, dileguata inghiottita dalla candida falda nevosa, mentre mulinava la bufera. Soltanto dopo la visita è potuto cominciare il pranzo, reso ancora più gustoso dagli sbuffi di calore della stufa, compagna fedele di questi giorni di gelo.

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Quasi un presepe

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Montagne innevate

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Nel capoluogo

Dame e damerini

 

31303639186_094e7bf25cSolo ed esclusivamente per una forma di rispetto verso l’autore, chiamatela anche ipocrisia sociale, ho partecipato l’altro pomeriggio alla presentazione di un libro in una delle cornici più splendide dell’arabo-normanno palermitano. Avendo con me un caravanserraglio di monache anziane e pasciute con dama di carità al seguito, ossia Marianeve, ho dovuto acquistare un pass giornaliero al costo di 5 euro per accedere all’area ztl e poter così depositare le amiche direttamente sull’uscio del palazzo. Poi è scattata la ricerca tormentata del parcheggio, trovato per fortuna a circa 700 metri di distanza dal palazzo, e la corsa verso la sala per arrivare puntuale. Ma che! Una fila indiana lunghissima per l’accesso a causa dei controlli polizieschi, eseguiti con una metodicità così snervante che, se fossi stato solo e autonomo, avrei rinunciato. Invece ho fatto la fila e superato il varco. Più fortunate le compagne di merenda libraria che, in netto anticipo rispetto a me e a tanti altri, sono riuscite ad entrare con celerità. Ho raggiunto la sala della presentazione del libro credendo di essere in ritardo, ma è trascorsa un’altra ora prima che il calvario iniziasse. A parte un relatore, gli altri mi hanno annoiato non poco e perciò ho trascorso il tempo a leggere il libro più che ad ascoltare le loro ciance. Nell’ora dell’attesa, mentre tutti stavamo seduti con gli sproni sotto il deretano, di Marianeve nessuna traccia. È riapparsa, giuliva e trionfante, poco prima dell’inizio dei saluti di rito. Il mistero del temporaneo scioglimento Marianeve l’ha mostrato lei stessa: un book fotografico avente per scenografia le sale del palazzo e per presenza umana lei stessa, fattasi immortalare da un commesso, che è riuscita a corrompere con le sue moine da signora navigata. Il valletto l’ha condotta dove ha potuto e si è improvvisato fotografo.

Dopo tre ore l’incubo è terminato.

A ciò si aggiunge una mia considerazione che mi ha lasciato un po’ di amarezza: la sproporzione tra l’importanza del libro e dell’autore e il luogo scelto e ottenuto per la presentazione. Così va ancora il mondo nel secolo ventunesimo. Per agganci politici.

 

 

Mutuo soccorso tra macerie immaginarie

2a875f0eba7e694550b8bf4bb2574214Quasi al tramonto ho visitato una delle parti più vecchie e antiche del mio paesello tardo-settecentesco(rimangono ruderi irriconoscibili e una chiesa integra)e ammetto di avere provato una brutta sensazione: anziché concentrarmi sulla ripidità delle stradine tortuose, ancora pavimentate in lastre di marmo(scivolose è un eufemismo), e apprezzare la bellezza vetusta delle case abbandonate, sulle cui cimase regnano sovrani ciuffi di arbusti di muschio o tronchi rinsecchiti di piante xerofile, mi sono figurato un paesaggio apocalittico, reso tale da un terremoto di forte intensità, e ovunque ho visto cumuli di macerie assimilabili a quelli dei paesi recentemente colpiti dal sisma di un mese fa. Mi ha risvegliato dall’incubo ad occhi aperti l’immarcescibile Marianeve, che nel tragitto sgarrupato che ci avrebbe condotto da una sua vecchia zia narrava le miserie dei colleghi d’ufficio, inframezzate da frequenti colpi del suo gomito al mio in base ai vari conoscenti, degni di qualche nota gossipara, incontrati lungo il percorso. La visita dalla zia, seduta davanti all’uscio di casa con la corona del rosario in mano, è durata pochissimo per fortuna; dalla rupe ci siamo diretti in centro, dove con la visita a un defunto di nostra conoscenza si è concluso il nostro giro. Insomma ho pagato lo scotto della compagnia di Marianeve: io l’ho salvata dalle chiacchiere della zia novantacinquenne, lei si è offerta per la visita al morto.