Callida Mater

ts1315v4-21MariaNeve ha un figlio.

Stamani, dopo che ieri sera abbiamo concordato luogo e ora di appuntamento per coincidente disbrigo di pratiche riguardanti la fornitura di energia elettrica, MariaNeve, pur non chiedendomelo a parole, ma con atti e sguardi di umana compassione, mi ha incaricato di andare alle Poste(orrore!)per pagarle un bollettino urgente. A dire il vero non è che avessi tutto ‘sto tempo da buttare, impiegandolo, per giunta, nella contemplazione della lentezza delle macchine postali e dei suoi operatori e, al contempo, dell’attorcigliamento delle mie budella colanti acre ed atra bile nera; tuttavia, prendendo atto che la novella madre sarebbe arrivata tardi in ufficio oltre il tempo concessole per un breve permesso, mi sono reso disponibile come messo dominico fiondandomi nel micro universo delle Poste italiane del mio paesello, dove tira un’aria assonnata e sorniona, a meno che alacre non scodinzoli per l’ufficio il direttore. A nulla è valsa l’attesa, perché, dopo un’ora, ho dovuto abbandonare l’impresa; altre incombenze premevano, perciò ho ceduto il mio biglietto a una conoscente e sono scappato via. Nel primo pomeriggio, invece, è stato un successo, in dieci minuti ho pagato il bollettino con mittente MariaNeve e destinataria una missione africana. Sì, MariaNeve ha un figlio: si tratta non del frutto di un precedente matrimonio naufragato, né di un’avventura col fedifrago Zeus che, sotto le sembianze di un monaco fascinoso, ha ingravidato la candida vergine durante uno dei ritiri spirituali, ma di un’adozione a distanza in territorio africano. L’urgenza era dettata dalla necessità di effettuare il pagamento entro il 31 dicembre 2017 per mere questioni fiscali e non solo per atto umanitario nei confronti del figlioletto. Perché, a doverla dire tutta, se si adotta a distanza un bimbo, sarebbe cosa buona e giusta provvedere al sostentamento già a partire dal mese di gennaio dell’anno di riferimento, e non 11 mesi dopo.

Ma a MariaNeve si perdona tutto, o quasi, anche quando si comporta come madre sconsiderata.

Isaia e dintorni

Oggi ritiro spirituale in vista del Natale. Meditazione su Isaia. I miei occhi monelli, come al solito, ogni tanto hanno cercato qualche distrazione fotografica. Grande assente MariaNeve. Tutti a chiedere di lei. Neanche fosse una star, o forse lo è ed io non lo so.

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Domenica di Carmelo

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Si può dire che oggi è il mio primo giorno di vacanza dopo quasi un mese di commissione d’esame. 

Il silenzio del mattino è stato squarciato dall’alborata delle sette, dedicata alla Madonna del Carmelo, a cui il mio paesello è assai devoto. E subito dopo da fragorosi tuoni, che hanno alleggerito l’afa dei giorni scorsi grazie a una spruzzata di pioggia. 

Prevedo già l’arrivo della telefonata di MariaNeve, che mi invita a partecipare alla processione religiosa di stasera; lei fa parte della confraternita femminile del Carmelo ed è suo obbligo partecipare, pena il pagamento di una multa di 10 euro. Conoscendo la sua taccagneria, sono sicuro che non  rinuncerà, a meno che non la colga uno dei suoi attachi di cervicali. Ma in ogni modo MariaNeve riuscirebbe a farla franca: o accamperebbe il pretesto dell’accudimento della Madre tiranna o circuirebbe con moine varie il capo dei capi della congregazione. È anche vero che rinunciare equivarrebbe a perdersi un’altra occasione di taglio e cucito sui compaesani o dì teatrino durante la processione: in una occasione ricordo che uscì fuori dalla squadriglia delle sorelle di fede, si pose  a spartifila e fece una piazzata a tutti quelli che non mantenevano la diritta, o perché persi nei loro pensieri o impegnati a chiacchierare. L’ordine durò giusto il tempo della piazzata e poi tutto tornò come prima. Io, in quel momento, avrei voluto che l’asfalto si fosse spaccato a metà, inghiottendomi voracemente. 

Con MariaNeve la parola d’ordine è imprevedibilità.

Epifaneve

Dopo quasi tre anni torna a fioccare la neve in Sicilia; avvezzi a un clima tendenzialmente caldo, tutti noi gioiamo al suo tocco lieve e silenzioso. Le prove tecniche di nevicata sono cominciate intorno alla mezzanotte, che è stata illuminata a giorno dai tipici lampi di bufera. Poi è calato il silenzio insieme al nevischio. Stamani i fiocchi autentici che, a brevi pause, hanno reso soffici tetti, case, alberi e automobili. Siamo rimasti quasi tutti intabarrati nel tepore delle case, a parte qualche incosciente che, privo di catene, ha trasformato la propria auto in una slitta, e la signorina Marianeve che, sfidando la bufera come un gatto delle nevi, ha creduto bene di epifanizzarsi a casa mia, prima del pranzo dei Magi, per sottoporre il suo lato B al lieve tocco delle dita di mia madre, storica esperta nell’arte delle iniezioni intramuscolari. A quanto pare un colpo di corrente le avrebbe provocato una sorta di contrazione muscolare dal dolore insopportabile. Com’è suo costume, Marianeve ci ha intrattenuti con il racconto delle sue ultime avventure familiari e lavorative, ha gustato un caffè espresso(alle 13!) e un dolcetto, si è, infine, dileguata inghiottita dalla candida falda nevosa, mentre mulinava la bufera. Soltanto dopo la visita è potuto cominciare il pranzo, reso ancora più gustoso dagli sbuffi di calore della stufa, compagna fedele di questi giorni di gelo.

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Quasi un presepe

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Montagne innevate

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Nel capoluogo

Dame e damerini

 

31303639186_094e7bf25cSolo ed esclusivamente per una forma di rispetto verso l’autore, chiamatela anche ipocrisia sociale, ho partecipato l’altro pomeriggio alla presentazione di un libro in una delle cornici più splendide dell’arabo-normanno palermitano. Avendo con me un caravanserraglio di monache anziane e pasciute con dama di carità al seguito, ossia Marianeve, ho dovuto acquistare un pass giornaliero al costo di 5 euro per accedere all’area ztl e poter così depositare le amiche direttamente sull’uscio del palazzo. Poi è scattata la ricerca tormentata del parcheggio, trovato per fortuna a circa 700 metri di distanza dal palazzo, e la corsa verso la sala per arrivare puntuale. Ma che! Una fila indiana lunghissima per l’accesso a causa dei controlli polizieschi, eseguiti con una metodicità così snervante che, se fossi stato solo e autonomo, avrei rinunciato. Invece ho fatto la fila e superato il varco. Più fortunate le compagne di merenda libraria che, in netto anticipo rispetto a me e a tanti altri, sono riuscite ad entrare con celerità. Ho raggiunto la sala della presentazione del libro credendo di essere in ritardo, ma è trascorsa un’altra ora prima che il calvario iniziasse. A parte un relatore, gli altri mi hanno annoiato non poco e perciò ho trascorso il tempo a leggere il libro più che ad ascoltare le loro ciance. Nell’ora dell’attesa, mentre tutti stavamo seduti con gli sproni sotto il deretano, di Marianeve nessuna traccia. È riapparsa, giuliva e trionfante, poco prima dell’inizio dei saluti di rito. Il mistero del temporaneo scioglimento Marianeve l’ha mostrato lei stessa: un book fotografico avente per scenografia le sale del palazzo e per presenza umana lei stessa, fattasi immortalare da un commesso, che è riuscita a corrompere con le sue moine da signora navigata. Il valletto l’ha condotta dove ha potuto e si è improvvisato fotografo.

Dopo tre ore l’incubo è terminato.

A ciò si aggiunge una mia considerazione che mi ha lasciato un po’ di amarezza: la sproporzione tra l’importanza del libro e dell’autore e il luogo scelto e ottenuto per la presentazione. Così va ancora il mondo nel secolo ventunesimo. Per agganci politici.