Fotoemoticon

Chi ha installato nel proprio smartphone l’applicazione WhatsApp non può sfuggire alla croce e delizia dei gruppi. Ne esistono di vari tipi e non starò qui ad elencarne la fenomenologia(scolastici, amicali, parrocchiali, etc…). Un gruppo di tal genere è una risorsa, ma anche una gran rottura di maroni. A tutte le ore il WhatsAppista è sottoposto ad un bombardamento di messaggi dal numero indefinito, assimilabile alla polvere cosmica dell’universo. Per sopravvivere alla tempesta, il WhatsAppista saggio silenzia i bip bip provenienti dai vari gruppi e si riserva di rimandare a un tempo indeterminato la lettura dei messaggi. Di particolare rilievo sono le fotoemoticon, vere e proprie fotografie, riportanti in qualche modo un’immagine che richiama il messaggio scritto, l’intenzione del mittente, i suoi sentimenti. La maggior parte delle fotoemoticon sono tratte da internet, un inesauribile serbatoio. Ma anche qui occorre saggezza. Per i più inviare tali immagini è un automatismo; basterebbe un minimo di riflessione, prima di inviarle.

E invece?

Ecco qualche esempio!

Stamani pioveva a dirotto…invece…img_7767

img_7768Per la serie glicemia alle stelle…

img_7770

img_7769Sgrammatica

Attese

Continuo con un post idiota.

Alle 16.00 ho appena cominciato a correggere un pacco smilzo smilzo di verifiche su uno dei canti del Paradiso(i miei maturandi sono quattro gatti), quand’ecco il silenzio viene infranto dagli squilli di Marianeve. Capto subito che, dato l’orario, Marianeve ha bisogno di aiuto, ossia di compagnia. Infatti, un quarto d’ora dopo, mi ritrovo nella sua macchina in direzione del paese più commerciale, limitrofo al nostro. La mia amica ha ricevuto l’incarico di acquistare, per conto delle nostre amichette monache, un bambinello di Gesù per il sorteggio natalizio. Si sa, le monache sono previdenti, accanitamente e fino allo spasimo. Al negozio una delle commesse viene immediatamente acciuffata da Marianeve e sottoposta a un interrogatorio vertente su lunghezza, fattura e prezzo dei bambinelli. Ma Marianeve va oltre il consentito; non accontentandosi dei chiarimenti della commessa, li maneggia tutti, li rivolta sopra e sotto, analizza nomi delle ditte e prezzi, esclama lamentele, questo ha l’aureola, quello no, uno è troppo svestito, l’altro è triste, babbeo, dormiente, troppo dolce, troppo smarrito; e così con la lunghezza e il peso: li mette accanto, misurandoli con gli occhi, li soppesa, li scuote, li accarezza. Dopo una mezz’ora abbondante li molla. Scontenta e smarrita, indecisa e borbottante. Contatta la superiora e riferisce per filo e per segno tutte le sue valutazioni.

Si esce dal negozio e ci si avvia al nostro paese dritti dritti ad un altro negozio di articoli natalizi, perché Marianeve possa procedere alla collatio dei bambinelli autoctoni con quelli alloctoni. L’indecisione regna sovrana. In conclusione, patteggia con il commerciante che, nell’attesa dei nuovi arrivi di bambinelli, lui, per gentile concessione all’abito sacro delle nostre amiche, ne metterà da parte uno particolarmente papabile per prezzo, forma, fattura ed espressione del volto.

Non si fa in tempo ad uscire dal negozio che ci sorprende l’annuncio di un’allerta meteo per rischio idrogeologico, che colpirà la nostra zona dalle 20.00 di stasera fino alle 24.00 di domani. 

Marianeve ha le palpitazioni. Ci si congeda immediatamente. Lei corre verso casa a porre le paratie davanti a uno dei suoi ingressi di casa, io metto al sicuro l’automobile.

Le verifiche, intanto, sfrigolano sulla scrivania, mentre il cielo è un condensato di latte.

Medicam(r)ent(z)i

Qualche giorno fa, in tv ho ascoltato Renzi parlare di scuola. Dico davvero, non riesco proprio a capirlo, tant’è che lo seguo attraverso le gag di Crozza. Almeno rido anziché piangere; da Fazio, alla cui trasmissione si partecipa esclusivamente per pubblicizzare libri e musica, Renzi ha dichiarato di volere coinvolgere a scuola assessori(?), famiglie, educatori e ragazzi naturalmente(a me pare che già costituiscano parte attiva, eccome se attiva!), di ridare autorevolezza agli insegnanti(Renzi ha rimproverato ai genitori di costituirne, spesso, la controparte, e poi l’autorevolezza promana da sé o viene calata dall’alto ope legis?), di ri-vitalizzare in modo particolare la scuola media, dando più spazio all’educazione fisica(così si riducono i costi della sanità)e all’edilizia scolastica, al cinema e a internet; vorrebbe far revisionare i programmi(non se ne può più di ri-scrittura dei programmi!), visti come scatole, per poi affermare che i ragazzini di 12-13 devono imparare a riassumere quello che leggono e a reinterpretarlo, trovandosi, di fatto, di fronte a una rete ricchissima di informazioni, che possono scaricare da internet. Il novello segretario del PD ha così elencato una caterva di medicamenti per la scuola(media di I° grado), senza tuttavia fornire una sua idea sulla scuola. Le cose dette già le conosciamo; per alcune di esse i docenti hanno approntato diversi rimedi, pertanto il discorso di Renzi, come quasi tutto quello che afferma, mi è parso intriso di retorica e di piaggeria indirizzata ai docenti. Auspico che, in caso di elezioni, i colleghi non caschino nella trappola del segretario fiorentino, come accadde ai tempi dell’innominabile, che promise di tutto un po’.  

Femminista ante litteram

Pur con molte riserve, pur riuscendo a mala voglia a contare fino a dieci per non stracciarli, cosa che una volta ho fatto davanti a una classe che rimase sbigottita(e divertita), uso i libri scolastici adottati; di fatto i libri scolastici esistono, gli studenti, o meglio le famiglie, li acquistano ed è corretto usarli, salvando il salvabile. Talvolta, per mancanza di tempo, non riuscendo a strutturarne di miei, assegno gli esercizi di comprensione e analisi, che corredano le pagine antologiche. Detto sinceramente, non verifico a priori la qualità dei quesiti, riservandomi di farlo durante la correzione in classe. Quasi puntualmente, in fase di correzione, ancora prima di raggiungere la seggiola, sedermi, chiamare l’appello e avviare il laboratorio, mani alzate fluttuano nell’aria in attesa di sottopormi all’interrogatorio sui quesiti canismentula, cui i primini non sono riusciti a rispondere adeguatamente. Nello specifico, a proposito di una macabra novella, si chiede agli studenti se la scelta ardimentosa della protagonista costituisca anche una sorta di riscatto delle donne, considerato che il Certaldese destina la sua opera alle donne afflitte dalle pene d’amore e relegate nel loro piccolo spazio domestico. Non è prematuro, cronologicamente e culturalmente, parlare di riscatto delle donne nel secolo XIV? E poi, alle donne di quale ceto sociale Boccaccio destinerebbe le sue novelle? Alle casalinghe del popolo minutissimo alle prese con la pulizia delle masserizie o alle gentili e tanto oneste, che impreziosiscono con la loro grazia spazi cortesi reali e virtuali, strappando sospiri e lamenti a giovani altrettanto adorni di gentilezza? Qual è lo statuto di cotali donne? Narratarie? Reali? Il quesito, in tal senso, è lacunoso. Sinceramente sono rimasto perplesso, però in classe s’è acceso un  dibattito moderatamente(da me)vivace, che ha fornito ai ragazzini un lume fiochissimo di ciò che può voler significare studiare i classici.