L’invisa

Tra i pasticci indigesti che il Miur ha servito quest’anno sulle mense didattiche di alunni e docenti c’è stata, e purtroppo ci sarà, l’educazione civica, che considerata come disciplina in sé merita il massimo rispetto da parte di tutti e che, peraltro, da sempre attraversa gli argomenti proposti ai ragazzi mediante le varie materie di insegnamento. Anziché provvedere all’istituzione di una nuova materia d’insegnamento con uno specifico monte orario e con personale avente titolo di insegnamento della disciplina, le elette menti hanno creduto opportuno erodere almeno un minimo di 33 ore al monte orario di ciascun istituto secondario di secondo grado per devolverlo in beneficenza alla nuova materia; ciò vuol dire che ciascun docente ha ceduto una fettina delle proprie sacre ore intoccabili e ineffabili per concorrere alla farcita, allo spezzatino composito, alla macedonia di frutti, che è appunto l’educazione civica. Così ciascun consiglio in sede di programmazione, armato di coltelli e pugnali, ha dovuto partorire un progetto ancora più vergognosamente male assortito della diabolica prescrizione ministeriale. Asinologia applicata ha ceduto 4 ore proponendo l’approfondimento dei diritti degli asini a tirare calci se eccesssivamente stimolati, biologia delle tinture cinesi, disquisendo sulle diseguaglianze che colpiscono i calvi rispetto ai lungo-chiomati, 3 ore, statistica della peluria ascellare, parlando della minoranza dei glabri della Papuasia, 2 ore, tecnica delle lamentazioni esistenziali con un bel progetto Depressione da post COVID 7 ore e così via fino al raggiungimento di un contenitore di 33-35 ore. Progetto civico che via via nel corso dell’anno ha assecondato più le misteriose vie delle predilezioni personali dei docenti e degli alunni che gli orizzonti ministeriali. Progetto che si è perso tra le nebbie cimmerie delle sudate carte virtuali, tranne che nelle fasi delle valutazioni quadrimestrali. Ed ecco allora la corsa a rabberciare ore, minuti e secondi per rispettare gli impegni e procedere alla valutazione. Ma l’epifania dell’educazione civica si è celebrata nel quadro dei voti assegnati, un florilegio di 9 e 10 da fare invidia ai migliori college svizzeri. Laddove è stato possibile, i più cattivi tra noi abbiamo abbassato l’asticella delle eccellenze civiche, sgonfiando il pallone degli entusiasmi parossistici dei colleghi invasati. Tra l’altro il voto di educazione civica fa media e mi pare che la scuola non sia un mercatino…

Moto rettilineo uniforme

Riemergo dopo più di un mese per aggiornare il blog; la spinta me l’ha data Angela Lamaratoneta che in un commento mi chiede molto caramente come io stia, sebbene già da qualche giorno meditassi di scrivere qualcosa. Io sto bene fisicamente parlando, ma come ho avuto modo di dire in altre occasioni la mia vita familiare condiziona pesantemente le scelte del mio tempo libero, ridotto ormai a brevissime soste utili alla ricomposizione di me stesso. Le uniche occasioni di socialità restano i miei alunni e in genere la scuola, che per fortuna da qualche mese ha ripreso le sue attività quasi interamente in presenza, qualche conversazione telefonica con gli amici e l’onnipresente, immarcescibile, sempreverde Marianeve, e poi la gente comune che incontro in farmacia, negli ospedali o nei supermercati, i luoghi da me più frequentati. Reclusione pandemica e familiare si sono insomma indissolubilmente intrecciate, stritolandomi in un abbraccio che protegge e consola, culla e soffoca, stritola e respinge. Un limbo socio-affettivo che si è riverberato negativamente anche sul blog e sulla scrittura, che ho destinato esclusivamente al mio lavoro di insegnante. Per ora va così e non so per quanto tempo… Anche la lettura dei miei blog preferiti si è rarefatta e allo stesso modo la forza di commentarli. Spero che la conclusione dell’anno scolastico coincida anche con la fine di un ciclo di vita non proprio “felix” e dia una scossa a questo infinito, monotono e monocorde rettilineo. Il rischio, infatti, è di addormentarsi e malamente carambolare.

“Al cominciar dell’erta”

Non so se segnare negli annali della memoria il mio capodanno scolastico 20-21, di certo, se questa sarà stata deficiente per avanzamento degli anni, si occuperà il blog a farne memoria tutte le volte in cui, grazie alle categorie di WordPress, il suo contenuto sarà richiamato.

La mia sveglia naturale stamani è scoccata alle quattro, anticipata di due ore rispetto alle abitudini quotidiane e sicuramente favorita dall’ansia del rientro fisico a scuola, perciò, scolate due tazzine di caffè nelle canne per rendermi ancora più elettrizzato, mi son messo a studiacchiare le Intercenali di Alberti in vista di una delle possibili programmazioni di quarto anno liceale.

Espletate le cure del corpo e dello spirito, mi sono fiondato in città attraversando strade pressoché deserte e senza traffico, cosa incredibile a vedersi.

A scuola un ben nutrito nugolo di genitori e primini, non tutti di mascherina muniti, si pigiava ai due ingressi della scuola in attesa della campanella, che mai però sarebbe suonata per non suscitare altro motivo di turbolenza spirituale e igienica, sì perché la campanella scolastica in tempi di Covid ha il magico potere di risvegliare le voglie fameliche del virus, invitando gli allievi all’assembramento. 😲😲😲

Noi operatori scolastici, di mascherina muniti, abbiamo accolto i primini, anch’essi mascherati, nell’androne in semi-assembramento; in fila indiana abbiamo scalato l’edificio e, raggiunta l’aula, ci siamo accomodati in un’aula ben torrida e semi-angusta, ma con a disposizione un piano intero per noi, dato che per le altre classi si deve decidere ancora cosa fare.

Nessun banchetto monoposto classico, né tanto meno l’esecrato girello da bipede neonato. I soliti banchi biposto, rigorosamente segnati con un nastro adesivo utile a indicare agli allievi dove accoccolarsi. Onde favorire il contagio da Covid, gli alunni sono stati posti l’uno di fronte all’altro, in modo tale che al primo colpo di tosse o di starnuto le goccioline possano agevolmente migrare da ospite a neo-ospite; inoltre, al fine di incrementare la spesa sanitaria e affollare gli ambulatori, il più sfortunato tra i due, quello che non guarda la lavagna, ma la faccia del compagno, è costretto a convivere con un perenne torcicollo sia per mirare il docente che per eventualmente dare un’occhiata a ciò che trasmette la lim o la classica lavagna.

Seguono poi le classiche presentazioni e la lettura commentata del patto di corresponsabilità; a metà ora un virgulto alza la mano per chiedere la parola.

-Professore, possiamo togliere la mascherina?

Così è previsto, anche se penso sia necessario tenerla.

Le boccucce adesso sono tutte visibili, e gli occhi e i nasi. Traluce dai loro sguardi un entusiamo contagioso, l’entusiasmo del cominciamento. Mi tengo a debita distanza rigorosamente mascherato, mentre il silenzio scandisce la fine dell’ora.

La scuola è cominciata…

Nutrire una rana in bocca

Nella fase più sciagurata del contagio da Covid 19 c’è stato un frangente durante il quale ho temuto di essermi infettato e, cosa ancora più grave, di aver conseguentemente contagiato i miei vecchi; per due giorni la mia temperatura corporea ha oscillato fra 37,5 e 38,2, così ho avvertito il mio medico di base, che prontamente mi illustrato la prassi da seguire nel caso in cui la febbre si fosse protratta per più di tre giorni. Così non è stato per fortuna e a svelarlo è stata la mia faccia al secondo giorno; mi si è gonfiata, infatti, una gota come mai avrebbe fatto la rana di Fedro e ho scoperto di avere nutrito# un corposo ascesso dentale, che mi ha martoriato per settimane nonostante l’uso di farmaci. Di dentista neanche a parlarne, sia per la mia paura ancestrale degli strumenti odontoiatrici, sia perché in quella fase sarebbe stata un’impresa prendere un appuntamento. Dopo aver rassicurato il medico con tanto di foto, che dimostrava l’origine della febbre, l’aiuto mi è arrivato nientemeno che dal Veneto nella persona della mia amica Ornella, che ha contattato una sua stretta parente, prossima laureanda in materie dentali, inoltrandole la foto del mio volto mostruoso. La giovane studiosa prontamente mi ha elargito consigli e farmaco da assumere e da lontano si è fatta carico del mio malanno, ma soprattutto per il tramite di Ornella mi ha ordinato di recarmi al più presto da un dentista. Dopo aver perduto altro prezioso tempo, dopo accurate informazioni sul dentista da contattare, colpito una seconda volta dall’infezione, finalmente mi sono rassegnato al calvario ed oggi è cominciato il cammino: estrazione di un molare, cui seguirà una lunga cura. In tutto questo il dentista è un professionista umanamente simpatico e accogliente, con cui si possono fare anche quattro chiacchiere letterarie. Potevo stare in attesa della visita senza leggere? Un’esilarante biografia mi ha infatti intrattenuto nella sala d’attesa e mi ha accompagnato in quella da macello. Non sarà facile dimenticare l’episodio: a questo libro non potrò che associare il ritorno di fiamma al mio amato dentista.

#Nutrito davvero, proprio così, perché la responsabilità è soltanto mia, avendo agito consapevolmente.

Fotoemoticon

Chi ha installato nel proprio smartphone l’applicazione WhatsApp non può sfuggire alla croce e delizia dei gruppi. Ne esistono di vari tipi e non starò qui ad elencarne la fenomenologia(scolastici, amicali, parrocchiali, etc…). Un gruppo di tal genere è una risorsa, ma anche una gran rottura di maroni. A tutte le ore il WhatsAppista è sottoposto ad un bombardamento di messaggi dal numero indefinito, assimilabile alla polvere cosmica dell’universo. Per sopravvivere alla tempesta, il WhatsAppista saggio silenzia i bip bip provenienti dai vari gruppi e si riserva di rimandare a un tempo indeterminato la lettura dei messaggi. Di particolare rilievo sono le fotoemoticon, vere e proprie fotografie, riportanti in qualche modo un’immagine che richiama il messaggio scritto, l’intenzione del mittente, i suoi sentimenti. La maggior parte delle fotoemoticon sono tratte da internet, un inesauribile serbatoio. Ma anche qui occorre saggezza. Per i più inviare tali immagini è un automatismo; basterebbe un minimo di riflessione, prima di inviarle.

E invece?

Ecco qualche esempio!

Stamani pioveva a dirotto…invece…img_7767

img_7768Per la serie glicemia alle stelle…

img_7770

img_7769Sgrammatica