Puniti


Avendo, quest’anno, faticato ben poco a scuola, e come docente e come collaboratore della dirigenza, e avendo perciò trascorso il tempo-scuola tra una grattatina di pancia e due chiacchiere di taglio e cucito tra colleghi, giustamente il Miur ha ritenuto opportuno punirmi con l’assegnarmi non solo a due istituti ubicati a chilometri di distanza, ma con il nominarmi per due classi di concorso differenti, ergo, a parte il compito scritto d’italiano in un liceo, dovrò pure correggere, ne sono quasi certo, la terza prova di storia(contemporanea), materia che ho insegnato ben 24 anni fa, in un magistrale. Se fossi disonesto, correrei ai ripari, ma escogitare finte malattie non rientra nel mio orizzonte umano e professionale e quindi dal 19 giugno assolverò il mio dovere di commissario; tra l’altro una delle scuole(statale) è ubicata nella costa palermitana opposta a quella in cui insiste il mio comune di residenza e, ciliegina sulla torta, l’altra è un diplomificio riconosciuto dalla legge.

Stessa sorte e stessa commissione all’altro collaboratore della mia scuola. Anche lui, a dire il vero, in odor di fannulloneria.

Ci consoleremo a vicenda.

Il lenzuolo*

34181926565_8c9cd137afOggi si celebra anche un’altra liberazione: ho terminato la correzione di tutti i compiti assegnati in classe e di quelli svolti come esercitazione, che fanno parte di quel lavoro sommerso poco, o per niente, riconosciuto ai docenti. In questi giorni dovrò quindi fissare l’ultima tornata di compiti quadrimestrali per il rush finale. Una, invero, sarà effettuata a sorpresa proprio domattina. Tra gli impegni scolastici incombe pure la compilazione di un lenzuolo*, ovvero del modello relativo alle adozioni dei libri di testo; ciò implica che, in qualità di coordinatore di una classe, dovrò inseguire gli esimi colleghi, perché riempiano con codici, titoli, autori, case editrici e prezzo lo spazio loro riservato. Nel malaugurato caso in cui dimostrassi negligenza, sarei nominato in seduta collegiale come l’appestato di turno, cosa che non potrei tollerare, perciò ho preparato una serie di post it che mi aiuteranno nell’impresa. So già che uno non troverà il codice, un altro il prezzo aggiornato, un altro il titolo. Povero me! A mia volta sarò inseguito dagli altri coordinatori, perché anch’io compili il lenzuolo. Nonostante si faccia uso di strumenti informatici, per i libri di testo è ancora preistoria. Poi ci sarà l’altro gravame da sopportare durante il prossimo consiglio: sommare la spesa e non superare il tetto massimo stabilito dal MIUR(tetto che, per quanto sappia, non è stato ancora fissato), come se fossimo noi docenti a stabilire il prezzo dei libri e non le case editrici. Un traguardo, però, è stato raggiunto: la riunione dei dipartimenti è stata già effettuata. Malgrado la mia pressione, che tentava di far fissare la riunione al mattino in concomitanza con l’assemblea d’istituto di aprile, secondo il mio personale motto “meglio una mattinata ammazzata che un pomeriggio indigesto“, tuttavia il dipartimento s’è celebrato, mentre il bolo di un panino transitava dall’esofago allo stomaco. Ed è stato indigesto davvero: ci siamo accapigliati sulle cattedre, lasciando in terzo piano i libri. Per rifarmi, mi sono concesso un giro nel centro storico dove, dopo aver gustato un caffè mediterraneo al teatro Massimo in compagnia di una cara collega, mi sono fiondato in libreria e mi sono regalato le poesie di Franco Fortini e quelle del paesologo Franco Arminio, Cedi la strada agli alberi“(2017).

Stanotte

Stanotte un qualche animale
ha ucciso una bestiola, sotto casa. Sulle piastrelle
che illumina un bel sole
ha lasciato uno sgorbio sanguinoso
un mucchietto di viscere viola
e del fiele la vescica tutta d’oro.
Chissà dove ora si gode, dove dorme, dove sogna
di mordere e fulmineo eliminare
dal ventre della vittima le parti
fetide, amare.
Vedo il mare, è celeste, lietissime le vele.
E non è vero.
Il piccolo animale sanguinario
ha morso nel veleno
e ora cieco di luce
stride e combatte e implora dagli spini pietà.

(Franco Fortini, Composita solvantur, 1994)

##########################

Sospeso sulle argille

d’una vecchia collana

il paese perde le sue perle,

frana.

(Franco Arminio)

*Il modello cartaceo è in A 1

 

Il farmacista, il teschio e i giovani

a8a91de421e1f47eaee12e5020329b16Ogniqualvolta vado in farmacia perché possa rifornire i miei genitori del loro pane quotidiano preferito, ossia le medicine, il vecchio farmacista, ormai in pensione, sbuca fuori dalla retro-farmacia(probabilmente riconosce la mia voce), dove verifica i conti e gli ordini per conto dei figli, che ormai lo sostituiscono al banco delle vendite, e, dopo aver abbozzato un inchino farsesco alla mia professione, mi stringe la destra e mi apostrofa sempre allo stesso modo: “Fortunato lei, professore, più giovane di me, e sa perché? Perché lei sta con i giovani e perciò ringiovanisce continuamente“. Talvolta mi intrattiene disseppellendo dal suo trascorso di studente liceale memorie e aneddoti scolastici, che hanno lo scopo di esaltare la vecchia scuola e di demolire l’attuale, ma sempre con garbo e simpatia. Chiude, però, ogni racconto, ripetendo la solita solfa: “Ma-sempre-più fortunato-lei-di me, perché trascorre le sue giornate con i giovani!”.

E in effetti, a ben pensarci, non ha tutti i torti. Nell’arco di una giornata scolastica ci sono sempre dei momenti, in cui si smette di essere docenti e discenti e si dialoga quasi alla pari come persone, e questo si verifica proprio a partire dalle riflessioni su ciò che si studia a scuola. Non sempre è così, però. Come oggi, per esempio. Mentre interrogavo tre studenti, posizionati a sinistra della cattedra, e perciò abbastanza prossimi alla mia vista, sono stato distratto dai teschi che due di essi mostravano: uno, a guisa di pendente, penzolava da un filo di caucciù, l’altro era stampato sulla felpa indossata dallo studente. La distrazione si è trasformata ben presto in una domanda. Ho chiesto loro da dove nasca il gusto di accessoriarsi con un teschio e per giunta in bella mostra. Dopo una naturale risatina di imbarazzo misto a sorpresa, uno di loro con un sorriso da emoticon ha risposto che il teschio piace alle ragazze, lasciando intendere che le coetanee rimangono in qualche modo attratte da ciò che evoca il teschio. Contrariamente alla cultura dei vecchi, me compreso, che vedono in quell’immagine il simbolo della morte, gli studenti vi scorgono disprezzo della morte ed esaltazione del pericolo, pertanto chi mostra un teschio comunica all’altro temerarietà, forza, virilità. Ecco perché il teschio piace/rebbe alle ragazze.

Non ho potuto che riderne insieme a loro, non prima di avere spiegato le mie ragioni di vecchio.

Come dar torto, allora, al mio vecchio e saggio farmacista?

 

La sorpresa verrà

Se resisti la sorpresa verrà,

il peso di un merlo fa piegare il lillà(Leonardo Sinisgalli)

giustizia2

Nientemeno che alla dea Iustitia con tanto di spada e di bilancia!

Non c’è limite all’immaginario che prolifera nelle menti dei colleghi. Così mi ha definito scherzosamente, ma anche seriamente, un mio collega davanti agli alunni che, illusi di essere scampati all’eccidio presunto della prima ora, sono rimasti di stucco, quando mi sono presentato alla quarta di ora.

Ma procediamo con ordine!

Per problemi organizzativi e gestionali delle risorse umane(assenze dei colleghi)ho marinato la prima ora di lezione, ma il caso ha voluto che quell’ora persa fosse recuperata nella stessa giornata e l’occasione l’ha proprio fornita il collega dal brulicante immaginario, che ha dovuto cedermi proprio la sua quarta ora, dovendo necessariamente accompagnare un’altra classe ad una visita guidata. Cosa di cui costui non era a conoscenza. A suo modo l’ironico collega ha voluto patteggiare: avrebbe accompagnato quella classe lasciandomi in pasto la quarta ora, a patto che durante le interrogazioni io usassi clemenza verso gli illusi-disillusi della quarta ora, letteralmente disperati per lo scacco del destino.

La pantomima si è consumata davanti agli studenti: lui imitava Iustitia, io sfoderavo, costretto, un sorriso di benevolenza.

Vedi tu che cosa bisogna fare per mandare avanti la baracca-scuola.

 

Colomba, Nicola e la focaccia Fiore

Santa Colomba

San Nicola

Uno squarcio di Bari


Talvolta affrettatamente si proferisce un sì e, dopo poco tempo, ci si ritrova su un aereo con una ciurma di studenti da gestire. Dopo circa sei anni ho rotto l’incantesimo e ho detto “sì “; mi auguro di non pentirmene. Solitamente gli studenti del mio liceo si comportano educatamente e lo hanno dimostrato oggi durante le visite. La guida si è complimentata con noi docenti, ma la notte, temo la notte. Vedremo. 

Nelle foto due santi venerati a Bari, Colomba e Nicola, e uno squarcio dal castello-fortezza; oggi abbiamo gustato una focaccia all’antico panificio Fiore, che è ubicato su una ex chiesa del Cinquecento. Che bontà! 

Anaffettivi

Pochi giorni fa io e i miei studentelli di biennio, insieme a metà liceo, abbiamo visto un film sul tema del bullismo, intrecciato a quello sulla violenza rosa. 

Una sceneggiatura molto elementare dai risvolti facilmente individuabili ad occhi chiusi.

I giovani spettatori, sin dalle prime scene, hanno subodorato di che pasta fosse il film e, contrariamente ad occasioni simili, non si sono comportati proprio da signori. Risatine, applausi fuori luogo, fruscii, ssssssss prolungati imitanti il silenzio durante la proiezione e boati di esultanza al termine.

E il regista presente in sala.

Io mi sono vergognato alquanto. 

I miei studenti si sono trattenuti dall’amplificare la baraonda, ma soltanto perché memori delle “minacce” tuonate in classe.

Mi sono vergognato, ma anche intristito. Ridere e sghignazzare di fronte a scene drammatiche, pur scontate, a me pare un abominio morale. La scarsa qualità di un film  può autorizzare e giustificare un comportamento di tal risma? 

Perché non tentare di salvare almeno il salvabile, e cioè la profonda tenerezza che ispirano i personaggi del film? È un aspetto che non hanno colto.

E la responsabilità è anche di noi docenti nel modo di veicolare i contenuti ed educare i giovani alla fruizione delle opere varie: tanta testa e poco cuore, molta analisi e nessuna visione sentimentale. 

Correttivi

ts946v1-34

La buona scuola, a circa un anno e mezzo dall’entrata in vigore, palesa i segni delle sue prime escrescenze tumorali che, se nelle more non avranno già condotto la scuola italiana alla morte, la costringeranno comunque, prima o poi, a sottoporsi a massicce cure di ricostituenti correttivi, a meno che non la si voglia mantenere nell’attuale stato vegetativo di sopravvivenza, che penalizza le nostre giovani generazioni. 

La formazione degli insegnanti 

Sono ormai pochi i docenti, che effettuano settimanalmente le canoniche diciotto ore. La maggior parte delle agenzie formative, infatti, offre i propri prodotti didattici in orario antimeridiano, perciò ciascun docente, forte dei propri diritti stabiliti dal contratto, può richiedere fino a 5 giorni per attività di aggiornamento; se, invece, l’offerta cade nel pomeriggio, ne risentono le 40 ore(+40)delle attività funzionali all’insegnamento. Un condizionamento non marginale sulla formazione e sulla presenza fattiva a scuola gioca pure l’impegno economico: una parte o l’intero del bonus possono essere infatti spesi dal docente per la formazione, quindi quale stolto dirigente può costringere l’insegnante a rimanere a scuola, se questi ha pagato un corso? Tutto ciò si ripercuote inevitabilmente sulla vita culturale di una classe che non solo vede diminuite le ore effettive di lavoro con l’insegnante, ma è costretta a comprimere, semplificare, tagliare e banalizzare quel minimo di conoscenze-competenze-abilità deputate all’istituzione stessa. Non ultimo il business intorno a cui ruotano pianeti e satelliti accreditati.

 

L’alternanza scuola-lavoro

Il business riguarda quasi interamente l’alternanza scuola-lavoro. Molti hanno già evidenziato i limiti sul piano formativo per gli studenti(soprattutto dei licei); tale norma li costringe ad erodere tempo allo studio personale, ma l’aspetto disdicevole riguarda il fatto che alcuni stage presso enti vari, che tra l’altro non offrono opportunità di conoscenza del mondo del lavoro(si tratta in realtà di associazioni per lo più)sono a totale carico oneroso per le famiglie, costrette in qualche modo a sborsare quattrini, pur di permettere ai figli di accumulare ore di alternanza . Ora non è mia intenzione generalizzare estendendo a tutto il territorio nazionale la mia frettolosa disamina, ma le scuole di cui ho notizia ed esperienza presentano un siffatto quadro pietoso. 

Voglio confidare in un moto di saggezza da parte dei legislatori, in modo tale che possano essere approntati i necessari correttivi ad un sistema che mi pare faccia acqua da tutte le parti, o quasi.