‘Na tazzulella ‘e cafè

-Correggiamo le frasi insieme!

-Lucio, analizza la prima!

-Scusi, professore! Non posso, ho appena preso una tazza di caffè, ma ancora non mi sono del tutto svegliato.

Seguono saette e tuoni umani. 😡🤬😡🤬😡🔥☔️⚡️⛈

Ma la risposta non fa una piega sotto il profilo argomentativo. 😃

“Al cominciar dell’erta”

Non so se segnare negli annali della memoria il mio capodanno scolastico 20-21, di certo, se questa sarà stata deficiente per avanzamento degli anni, si occuperà il blog a farne memoria tutte le volte in cui, grazie alle categorie di WordPress, il suo contenuto sarà richiamato.

La mia sveglia naturale stamani è scoccata alle quattro, anticipata di due ore rispetto alle abitudini quotidiane e sicuramente favorita dall’ansia del rientro fisico a scuola, perciò, scolate due tazzine di caffè nelle canne per rendermi ancora più elettrizzato, mi son messo a studiacchiare le Intercenali di Alberti in vista di una delle possibili programmazioni di quarto anno liceale.

Espletate le cure del corpo e dello spirito, mi sono fiondato in città attraversando strade pressoché deserte e senza traffico, cosa incredibile a vedersi.

A scuola un ben nutrito nugolo di genitori e primini, non tutti di mascherina muniti, si pigiava ai due ingressi della scuola in attesa della campanella, che mai però sarebbe suonata per non suscitare altro motivo di turbolenza spirituale e igienica, sì perché la campanella scolastica in tempi di Covid ha il magico potere di risvegliare le voglie fameliche del virus, invitando gli allievi all’assembramento. 😲😲😲

Noi operatori scolastici, di mascherina muniti, abbiamo accolto i primini, anch’essi mascherati, nell’androne in semi-assembramento; in fila indiana abbiamo scalato l’edificio e, raggiunta l’aula, ci siamo accomodati in un’aula ben torrida e semi-angusta, ma con a disposizione un piano intero per noi, dato che per le altre classi si deve decidere ancora cosa fare.

Nessun banchetto monoposto classico, né tanto meno l’esecrato girello da bipede neonato. I soliti banchi biposto, rigorosamente segnati con un nastro adesivo utile a indicare agli allievi dove accoccolarsi. Onde favorire il contagio da Covid, gli alunni sono stati posti l’uno di fronte all’altro, in modo tale che al primo colpo di tosse o di starnuto le goccioline possano agevolmente migrare da ospite a neo-ospite; inoltre, al fine di incrementare la spesa sanitaria e affollare gli ambulatori, il più sfortunato tra i due, quello che non guarda la lavagna, ma la faccia del compagno, è costretto a convivere con un perenne torcicollo sia per mirare il docente che per eventualmente dare un’occhiata a ciò che trasmette la lim o la classica lavagna.

Seguono poi le classiche presentazioni e la lettura commentata del patto di corresponsabilità; a metà ora un virgulto alza la mano per chiedere la parola.

-Professore, possiamo togliere la mascherina?

Così è previsto, anche se penso sia necessario tenerla.

Le boccucce adesso sono tutte visibili, e gli occhi e i nasi. Traluce dai loro sguardi un entusiamo contagioso, l’entusiasmo del cominciamento. Mi tengo a debita distanza rigorosamente mascherato, mentre il silenzio scandisce la fine dell’ora.

La scuola è cominciata…

La chat uozzap tra docenti

Disperato per la massa dei messaggi, anche inutili, l’ho pensato e fatto, ossia abbandonare il gruppo whatsapp dei docenti della mia scuola, ma poi, obtorto collo, ho chiesto di essere inserito nuovamente, quasi mi sentissi un pesce senz’acqua; la chat scolastica è uno strumento utilissimo, che permette in tempo reale di accedere ai contenuti delle circolari senza che ci si colleghi al sito ufficiale e, talvolta, di essere informati dell’integrazione delle stesse, nel caso in cui si verifichino errori madornali o peccatucci veniali, che mai comunque dovrebbero figurare in una comunicazione ufficiale. E poi vengono diffuse quelle notizie diciamo “accessorie”, che non poco agevolano il sempre più intricato mondo della scuola.

Oltre alle circolari, nella chat passano informazioni che riguardano quasi tutta la vita della scuola e nella fase della Dad è stato vitale comunicare con i colleghi in tempo reale e in modo immediato per mezzo dei vari gruppi creati ad hoc per i vari consigli di classe. Anche se per necessità, le chat si sono moltiplicate e inevitabilmente anche gli svantaggi, che sono tanti.

Tra questi, in primis, la “reperibilità” 24/24h, che si può arginare attivando la modalità silenziosa della chat e ignorando la serie di messaggi, che raggiungono cifre di rilievo. Poi abbondano gli interventi fuori contesto, cioè non attinenti al funzionamento della scuola e alla comunicazione tra i membri della community; se sono tollerabili le richieste di aiuto per chiarimenti sulla comprensione dei testi delle circolari e dei decreti, inaccettabili sono i topic di carattere personale(vendita e regalie di oggetti, petizioni di varia natura, auguri di buon onomastico, congratulazioni per nascite di figli/nipoti, esternazioni che esplicitano l’orientamento politico o religioso, foto di vacanze, offerte di uccellini, gatti, cani, serpenti, coccodrilli in cerca di genitori adottivi, pubblicità ipocritamente occultata, etc…). Purtroppo nessuno ha il coraggio di ricordare quale sia la finalità del gruppo: gli amministratori fingono di non leggere, gli altri per quieto vivere stanno zitti, perché la regola d’oro che vige granitica è non dispiacere chicchessia e uniformarsi alla massa e al socialmente corretto. Abbastanza raro che X ammonisca Z e, se lo fa, la ragione che lo muove è di natura polemica o narcisistica. E qui si tocca un altro tasto: le tipologie dei comunicanti.

Variegata è la gamma, indipendentemente dal genere: il fantasma-osservatore accidioso, il benefattore dell’umanità(nella fattispecie chi, sempre e in ogni caso, si sfegata per il bene degli alunni, mentre in realtà coltiva il proprio orto), il politico, l’utilitarista, l’animalista, il gretino, il pio-religioso, il sessantottino-disfattista, l’ironico(chi usa l’ironia per offendere elegantemente l’interlocutore), il grande Accusatore, il pluri-doctus scienza-infuso, il polemista di professione, l’anti-ministeriale per vocazione, il don-milanista, il burocrate, l’assenziente-prono al potere dal cervello azzerato, insomma si potrebbe continuare all’infinito, perché, diciamocelo con tutta franchezza, in chat si riproduce ciò che di fatto siamo o come vogliamo apparire agli occhi degli altri, pertanto le espressioni varie dell’umanità emergono tutte. Probabilmente anche a me nel gruppo è stato affibbiato uno stigma, sebbene non manchi qualche attestazione, diretta e indiretta#, di stima da parte di qualche collega per qualche mia esternazione; di fatto, ciò che conta è sapere che questa chat ha una finalità strumentale, pertanto è sufficiente seguire poche indicazioni per convivere con gli altri: leggere sempre e commentare di rado, informarsi sull’argomento e linkare le fonti prima di scrivere idiozie, cassare tutto ciò che è biografico(comprese le proprie gesta titaniche di docente eccezionale che come te non c’è nessuno)e, infine, usare cortesia attraverso quelle forme linguistiche, che avremmo dovuto apprendere già tanto tempo fa.

Tutto ciò facile non è.

#nel senso che ricevi un messaggio privato

Senza cuore

Il professore senza cuore: probabilmente è questa l’idea che si son fatti molti(alunni, genitori, colleghi, dirigenza…)per il fatto che ho abbandonato i maturandi proprio nel momento in cui stavano per raggiungere il traguardo degli esami di Stato. E sicuramente qualche malpensante ci avrà ricamato pure sopra, insinuando che la mia non partecipazione agli esami sia stata dettata da ragioni di preservazione personale da eventuale contagio da Covid. Si sa che negli ambienti scolastici nostrani è uso favoleggiare su tutto e tutti, amplificando e distorcendo i fatti. A smentire ciò fa fede la mia richiesta di avvalermi della facoltà di non partecipare agli esami per motivi di assistenza ad un familiare già dai primi di febbraio, appena dopo la pubblicazione della prima ordinanza, ma chiaramente non tutti possono avere accesso a questa fonte e i curiosi e gli stupiti devono accontentarsi delle mie dichiarazioni. La mia scelta, lungi dal preservare me, è stata invece dettata dalla volontà di non nuocere ai lavori delle commissioni(che si aggrovigliano nelle scuole come liane)e ai ragazzi stessi, che avrebbero corso il rischio di assistere alla defezione improvvisa del loro insegnante nel bel mezzo degli esami, perché richiamato da doveri urgenti. Tra l’altro anch’io non sarei stato del tutto sereno nello svolgimento del mio servizio. Così razionalità e buon senso cuorehanno prevalso su ogni altra ragione, non ultima quella del sentimentalismo protettivo, che caratterizza in genere gli italici insegnanti, che si sentono chiamati a rimediare al vuoto affettivo(e non solo)di certi nostri alunni, a causa di mamme e babbi impegnati altrove a perorare la causa della loro vita, attraverso regalie di punti in più assegnati alle loro prestazioni. Di anno in anno si rafforza sempre più la convinzione che la scuola sia diventata un numerificio mercificante, cosa assai disdicevole. Non sono scelte facili, ma sicuramente coerenti rispetto ai valori che in cinque anni uno ha tentato di fare intravedere attraverso le lezioni scolastiche. Ciò che conta è averli condotti al traguardo. Ora è arrivato il momento che si avviino da soli, senza ali protettive o facilitazioni a vario titolo.

L’anno covidiano

Ho appena archiviato in una cartella intitolata anno covidiano l’esperienza scolastica ‘19-‘20; per me, come per tutti, è un anno storico, da ricordare, soprattutto, perché non solo caratterizzato dai buchi della scuola in presenza, un cadavere crivellato di colpi, ma soprattutto perché non mi è mai successo di promuovere alunni con una sfilza di due e tre in quasi tutte le materie. Fiat voluntas ministrae! Proprio ciò che lei aveva scongiurato, il 6 politico, si è realizzato pienamente, nonostante il travestimento dei voti effettivi; non ne ho patito più di tanto ad essere sincero, poiché nulla è dipeso dalla mia volontà. Ha prevalso la necessità storica e, di fronte ad essa, ci inchiniamo. Mentre mi appresto a chiudere questo capitolo(mi auguro unico), sfilano nella mia memoria alcuni fotogrammi, che sintetizzano nel bene e nel male l’esperienza della Dad:

Il collega che, nel bel mezzo del collegio dei docenti, esplode in uno scatto d’ira contro tutto e tutti e che, a riunione conclusa, chiede scusa al dirigente e all’assemblea come un cagnolino “vastuniatu”(bastonato).

La collega che, a fine scrutinio, con voce imperiosa e occhi di fuoco intima al figlio di non allontanarsi dalla stanza, perché deve aiutarla a fare la presa visione del tabellone finale.

Le lacrimucce di alcuni miei maturandi nel congedo finale dell’ultima lezione.

Le decine di fotografie scattate in sequenza allo schermo del pc onde apprestare dei tutorial per colleghi disperati.

I dibattiti sulla chat privata del liceo per interpretare i passaggi oscuri delle ordinanze varie.

Le lettere pubbliche di due carissime colleghe sugli aspetti nefasti della Dad.

Le librerie di aspetto vario che facevano da scenografia ai volti dei colleghi on line…

e il cielo azzurro di chi si è posizionato davanti allo schermo, dando le terga all’aria.

Le suonerie degli smartphone in asinfonico concerto con le voci dei conferenti.

E poi bau bau di cani, miagolii di gatti, pio pio di canarini, versi vari di indefiniti volatili invisibili, ombre di figure umane sfreccianti come saette dietro agli alunni, occhi distratti e vigili, pensanti e dormienti, ilari e tristi…

E poi un clic finale di invio.

L’anno scolastico è terminato.