Campagna d’agosto

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Mammelle smunte di  fichi d’India, come di giovani puerpere ritte alla luce greve delle nuvole sulla luna, mostrano i loro capezzoli di fiori nella frescura della notte. Sono le ultime infiorescenze prima della maturazione dei frutti, carne succulenta dove si coagula quell’umido che a fatica hanno sorseggiato  nell’impietà dell’arsura estiva. Se ne berrà qualche goccia nell’attesa che le albe seguitino a imbiancare il cielo, mentre i gatti si avventurano nella notte in cerca di avventure o di prede. Le stelle, distratte e frettolose, fanno verzicare di fantasie il cuore, mentre si stenta a rampicarsi sulle nuvole di catrame impastate di vita. Lontani, splendono di luce finta i presepi della campagna opaca.

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La ricerca di piatti genuini, forse, acuisce la parola e rende meno superficiali le papille gustative, rese povere dall’avere addentato falsi bocconi di terra. Incorporare natura e terra per toccare e accarezzare il mondo.

Tra i rami di un fico

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I giardini riservano sorprese anche ad agosto: una tela di seta in equilibrio tra i rami di un fico.

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Ecco il ragno, mentre tenta di fuggire al riparo!

Clemente, ma non troppo

28862101306_291f1a57d9_nNella scena di quest’estate 2016, tanto clemente nelle temperature medie che, almeno nella collina siciliana, di notte non dispiace il lenzuolo e di giorno raramente si accende il condizionatore, ha fatto la sua comparsa la grande rimossa, giusto per ricordarci di quanto nulla siamo fatti.

Dopo una lunghissima malattia e indicibili sofferenze, che le hanno martoriato il corpo e l’anima, è morta una delle mie cugine-sorelle-tate; in parte se l’è voluta lei, avendo rifiutato, circa sei anni fa, di candidarsi ad un trapianto, che le avrebbe consentito di vivere meglio e più a lungo. A rendere ancora più triste il quadro hanno contribuito la lunga degenza ospedaliera, la freddezza spietata del personale medico(non di quello infermieristico)e l’essere deceduta in ospedale; stando così le cose, è rimasta per ben due giorni a deposito nell’obitorio, in attesa, come tanti altri morti, del funerale. Al momento della sepoltura, in uno dei più eleganti cimiteri della città, s’è posta pure una pietra sopra la sua storia personale che, per molti aspetti, conterrebbe pure spunti di scrittura. Di lei ricorderò il dono dell’accudimento e l’ironia, che non risparmiava nessuno.

Di qualche ora, invece, è la tragica morte sul lavoro di un imprenditore-artigiano-mastro, mio compaesano. Buono come il pane, di poche parole, dal sorriso disarmante. La stessa Marianeve, che solitamente straparla a vanvera, è rimasta attonita e si è chiusa in un silenzio religioso, rinunciando, come me, al calvario del corteo funebre fino al cimitero. A piedi, s’intende. Sotto la canicola d’agosto. Alle tre e mezza del pomeriggio.

Il funerale di paese è differente da quello di città. Il primo conserva in Sicilia i residui culturali del barocco scenografico secentesco(campane a festa e ad agonia, marce musicali ora trionfali, ora neniose, compartecipazione delle confraternite religiose al corteo, totale di tempo quattro ore circa), l’altro è rapido e impersonale. In città sono gli operatori funebri a gestire tutte le operazioni, in paese, invece, i fratelli di fede, capaci ancora, in alcuni casi, di caricarsi la bara sulle spalle e di condurla alla casa eterna.

Triste, deprimente e rapido in città, festoso* in paese, ma con tempi biblici.

*Solitamente i confratelli chiedono alla famiglia del defunto se preferiscano una marcia musicale allegra o cupa. 

Facelle sul mare

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PreNatale

Contrariamente a ciò che è accaduto negli anni passati sono riuscito a preparare l’albero di natale rispettando la tradizione, o quasi, che impone il 7 dicembre come data stabilita per tirare fuori addobbi natalizi, albero, finto nel mio caso, sughero, personaggi del presepe e lucine varie. L’ho allestito oggi, 8 dicembre, grazie a uno scampolo di tempo che ho ritagliato ad hoc, consapevole che da domani fino al giorno delle vacanze natalizie sarà una corsa dedicata solo ed esclusivamente agli impegni scolastici.

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L’albero è sempre il medesimo, così come gli addobbi. Quest’anno, però, ho scelto luci soltanto calde e ho perciò abolito il blu e il verde.

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Per il presepe, invece, c’è tempo, ammesso che abbia voglia di smontare la stanza adatta ad accoglierlo; ne ho tre di diversa grandezza. Il più grande comporterebbe un lavoraccio immane per la struttura che c’è da mettere in piedi.

A conclusione della giornata, che ahimè non è ancora terminata, mi sciropperò l’amica MariaNeve, che scalpita come una cavalla selvaggia per partecipare alla processione dell’Immacolata, tra chicchi del rosario e occhiate curiose in ogni dove. Qui da noi è festa grande. Per la cronaca si sappia che sono vietati i giochi d’artificio; non sia mai che sotto la maschera di un esperto mastro pirotecnico si celi un pericoloso terrorista! Riposeranno perciò i padiglioni auricolari e per una volta resterà protetta la chiesa settecentesca.

Qui di seguito una famosa statua palermitana, che ritrae l’Immacolata; tutta argento e oro.

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