Farfalle e “serpenti” vegetali

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L’avevo notata fugacemente, mentre, nascondendosi fra le tende, sfarfallava nel mio terrazzo. Mi ero chiesto anche da dove fosse entrata, dal momento che le zanzariere stanno solitamente ben chiuse; sarà stato un momento di distrazione ed eccola lì, dopo qualche giorno, posata su una foglia di potos. Non è più viva, come si può notare dalla foto: sono sparite le antenne e la spiritromba. Immobile nella morte, ma pur sempre bella.

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Non è un serpente, ma una zucchina friscarella, coltivata senza trattamenti chimici industriali. Estremamente rinfrescante e diuretica. La si può adoperare in tante ricette: lessa per gli stitici, stufata(con cipolla, pomodoro e patate), può condire pasta o risotto. Come già evidenziato in qualche sperduto post, il segreto della sua genuinità è l’acqua; se per l’innaffiatura si dovesse usare acqua inquinata, i rischi potrebbero essere dissenteria e/o intossicazione.

Come una strada d’agosto

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“Signore, cosa mai ti dirò oggi che non ho niente da dirti? E che il mio cuore è secco come una strada d’agosto, piena di polvere e di sassi? No: peggio. Il sasso è bello, serba il ricordo delle rocce dei monti che il lungo rotolare, giù per i fiumi, ha arrotondato. Ha perso punte, spigoli e asprezze, ma ha serbato i colori venati e marmorati. Ve ne sono di bianchi, con il candore del marmo statuario, di rossi con l’accensione del porfido, di verdi, di gialli, di venati da diversi colori. Alcuni sbiancano di pallore lunare, altri si accendono di solari pagliuzze di quarzo. I ciottoli di ghiaia polverosa distendono i ricordi sulla strada. Calpestandoli calpesto una vetta di monte, resa umile e dolce dal suo percorso. Senza punte né asprezze più non offende il piede che, su di lei, riposa. Impastati col fango i sassi risanano la strada, fatta di buche scivolose e la rendono soda e compatta: una buona strada per il nostro cammino, una strada che sa di montagne, di fiumi, di mormorio e di silenzi, di giorni e notti quando i pesci affiorano a bere l’argento disciolto della luna. No, il mio cuore non ha la bellezza e la dolcezza del sasso, non canta venti e acque, non si piega dolcemente al servizio dei passi, il mio cuore non è strada d’agosto. Forse, Signore, è un nero asfalto ribollente, che odora solo di catrame e, tra le alte ali delle case, sa solo il rimbombo delle motorette nel traffico urbano fatto di fretta e di distrazione. E allora con gran rispetto il mio piede lo scansa e mi accorgo che il mio cuore non è più sasso o asfalto. O, meglio, mi accorgo che anche il sasso e l’asfalto hanno un cuore e mi accorgo anche di avere pregato, forse. Forse perché ascoltato le cose, ho ascoltato la vita e mi si è rotta la corazza che mi chiudeva in me, nascondendomi il sole che pure sopra seguitava a brillare. E allora, perforando le durezze, anche il mio filo d’erba è uscito a cantare la vita. È un esile filo di preghiera, che si è accorto di te. È bianco e fragile per il poco sole, fa ancora fatica a vivere, ma vivrà. Vivrà perché ogni strada ha il suo sole e ogni strada i suoi passi. Per quanto distratti frettolosi, viene il giorno che si accorgono dell’esile, dolce e intrepido filino d’erba e lo scansano col piede. Quel po’ di prato, che resiste in una situazione tanto avversa, è la nostra fatica di sopravvivere e vivere nel deserto di un mondo poco assuefatto alla preghiera. Assisti tu, Signore, questo po’  d’erba che fa verzicare il nostro cuore e dagli quel tanto di pioggia, di sole e di amore che gli consenta di vivere”. 

(Adriana Zarri, Il mio cuore è secco come una strada d’agosto, da Quasi una preghiera)

Il fuoco “intelligente”

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Foto modificata allo scopo di rendere visibile l’insopportabilità della situazione

Non bastando l’afa di questi giorni a rendere l’aria irrespirabile, gli incendiari di vita e di professione ritengono opportuno peggiorarne la situazione, chiudendo le montagne e le valli in vere e proprie cinture di fuoco appiccate ad hoc. Da due giorni il fuoco “intelligente” brucia sterpaglie e cespugli di macchia mediterranea, spostandosi magicamente di fianco in fianco, come se un esperto fuochista ne tracciasse l’itinerario. Anche quando gli incendi sembrano domati, spuntano qua e là fumarole, che saturano l’aria di fumo insopportabile. Di là dagli interessi particolaristici di mandanti ed esecutori di queste fiamme diaboliche, si ha come l’impressione di trovarsi di fronte a figuri sadici, che provano un piacere beone nel devastare la natura, costituita che sia di cespugli, alberi o erba. La loro stoltezza è aggravata dall’inconsapevolezza di essere anche dei masochisti: fanno male a sé, ai loro figli, ai loro parenti, alla loro semenza e all’umanità tutta intera. Per non parlare di uccelli, roditori e piccoli rettili che in quei cespugli hanno tane e nidi.

Si prova rabbia, ma anche pietà, tanta pietà per questi miserabili, che non hanno il senso della vita.

Pigli culinari estivi

Tempo d'estate, tempo d'insalate.

E non potrebbe essere altrimenti, se si considera che al tramonto, com'è naturale, si bolle più che a mezzogiorno. Anzi l'aria è ancora più rarefatta e pesa come un coperchio su una pentola di chioccioline appena ripulite che,
libere dalla bava rassodata, tentano inutilmente di sollevarlo per la fuga.

Dunque stamani, quando la luce del giorno era ancora nella fase crepuscolare, si sono lessati, ma non scotti, due etti e mezzo di riso da insalata con una spruzzata di dado vegetale, fatto in casa, e una spolverata di pepe bianco a fine cottura. Nel frattempo si sono tagliati in quarti 5 fette di una melanzana tunisina, una manciata di funghi porcini e 4 zucchini, destinati ad una griglia ustionante come il sole di questi giorni. Conditi con pochissimo olio extravergine e qualche foglia di basilico, ma solo a grigliatura ultimata, sono stati a dimora in attesa che il riso cuocesse e poi raffreddasse. Raggiunta la temperatura ambiente(cioè sempre calda), si è proceduto con l'incorporamento di tutti gli ingredienti: riso, funghi, melanzane e zucchini. Per colorare la pietanza, una pioggerella di mais, una grandinata di prosciutto cotto a dadini e 4 cucchiai di maionese leggera(dicono). Altre foglioline di basilico a guarnizione e, ben sigillata dentro una ciotola stile tupperware, ma in vetro, l'insalata è stata ibernata nel frigo che, rispetto all'esterno, pare un Cocito elettrico.

Si deve pur sopravvivere, no?

Cronachetta montanara

Domenica scorsa ho rivisitato le montagne, che sovrastano la Conca d’oro. È sempre una buona occasione per scattare qualche foto. Gustare susine giganti e prugne cogliendole direttamente dal ramo è stata un’esperienza di intima comunione con la natura, come d’altro canto calpestare il terreno, che è reso ancora più soffice dai frutti in marcescenza. Se maturi, sono frutti da cogliere e consumare subito, infatti, alimentati da acqua e stallatico, non potrebbero resistere più di due giorni sulla fruttiera; se raccolti ancora acerbi, hanno qualche possibilità di resistenza. Ovunque dominano incontrastati gli insetti che, allettati da così florido rigoglio di vita, ignorano il visitatore e non lo infastidiscono. Appartate in un recinto, due galline, sotto il vigile comando di un gallo bianco(che è sfuggito alla fotocamera), raspano in terra con le zampe e il becco alla ricerca di pietruzze e insetti. Gatti acrobatici fanno ginnastica sui rami degli alberi e talvolta portano in dono al montanaro un piccolo biacco o un topino.

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