Quattro passi in campagna

 

 

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I segni dell’estate piena sono evidenti nelle campagne del mio paese, ma già si prepara l’autunno…

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Le viti lasciano pendere i grappoli d’uva

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e il noce sfodera i malli verdastri puntellati di nero. Al primo vento cadranno i primi, alimento per le bestie, poi l’abbacchiatura farà la sua parte.

 

“Fiorirà la pomelia”

43545664802_c58fbf6cddDopo circa 15 anni è fiorita la pomelia. Con il nome di Plumeria Palermitana si identifica la prima varietà di acutifoglia che ha fatto le prime apparizioni nei mazzetti delle nobildonne che giravano il centro di Palermo, nonché presso le vie e i sontuosi palazzi nobiliari del centro. Giunta nel Settecento in Europa, quindi in Sicilia, per mano degli Inglesi, ha fatto capolino, per la prima volta, presso l’Orto Botanico di Palermo, che ancora oggi ne conserva i suoi esemplari più antichi. La varietà ‘palermitana’ dai fiori bianchi e carnosi, e dall’insistente odore di vaniglia, cannella e rosa, è caratterizzata da petali arrotondati e in parte sovrapposti, quasi a formare un cerchio chiuso, e striature gialle, a volte rosa, di diversa intensità. Anni di attesa tanti e tali che si disperava della possibilità della fioritura; invece, una mattina, i bocciolini e, due giorni dopo, l’epifania del bianco e del giallo si è presentata davanti agli occhi miei e di mio padre, con il quale  ho polemizzato a lungo sulla radicazione di quel rametto piantato da lui anni fa e destinato, secondo le mie previsioni pseudo-scientifiche, alla sterilità permanente a causa del pungente freddo invernale e della lontananza dal mare. Ora si attende che gemmino gli altri rami della pianta, ma forse è pretendere troppo.

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Rosalia bambina

Il tema della fanciullezza della Santuzza ha avuto anche un risvolto sociale: il dovere morale di tutelare l’infanzia, ma anche le persone che cercano rifugio nel nostro Paese. Si comprende chiaramente come quest’ultima interpretazione costituisca una vera e propria forzatura politica. A prescindere dalla condivisione di ciò, si può comunque apprezzare il valore artistico e culturale dell’iniziativa. Posto qui alcune foto fornitemi dai miei amici. Da anni non partecipo al Festino, non tollerando la calca della folla e la temperatura afosa di luglio, ma alle foto non rinuncio.

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“Sepolcri” ’18

Il consueto tour tra le chiese(vuote durante le celebrazioni, strapiene di sera)di Palermo alla ricerca di sepolcri...

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San Nicolò all’Albergheria

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San Cataldo

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Santa Maria dell’Ammiraglio

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San Cataldo

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Chiesa del Gesù

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Incoronazione di spine

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Un angelo

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Assunta

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Chiesa di Maria SS. del Lume; scenograficamente fa effetto, ma i fiori sono finti. Orrore!

Vagare

Da tanto non scrivo un post querulo sulla scuola, così, per non perdere l’abitudine, ho deciso di scriverne uno, conscio che c’è altro di più importante, fuori e dentro la scuola, di cui lamentarsi. Ecco l’oggetto della querimonia: la sequenza oraria delle riunioni dei consigli di classe. Dopo analitiche e circostanziate indagini, che neanche Salvo Montalbano sarebbe in grado di condurre a termine, numerose interrogazioni parlamentari e appelli televisivi, che non hanno sortito alcun risultato, si continua nel mio liceo a trasformare un pomeriggio di riunioni in una specie di danza della morte, in cui qualche sventurato vede assassinato il proprio tempo tra una riunione e una pausa, una riunione e una pausa. Le folli logiche economicistiche hanno trasformato noi docenti in un cumulo di diciotto ore da raccattare ora in una classe, ora in un’altra, percio siamo ridotti a grilli danzanti, che acrobaticamente saltano, al mattino, da un’aula a un’altra e, il pomeriggio, da una sala a un’altra per partecipare alle varie riunioni. Avendo deciso di mantenere integro il mio fegato, nel corso delle due pause pomeridiane ho deciso di vagare tra i vicoli e le strade del centro storico della mia città, cadenzando i miei passi e il mio sguardo. L’occhio, assai vago di bellezza, si è fatto ben presto conquistare dal paesaggio storico e umano e la fotocamera si è messa all’opera. In fondo resto sempre un professore oraziano, checché ne pensino gli occupati smaniosi in preda alla vertigine della fretta. Il vagare ha pure giovato alla mia lezione di oggi, tanto che ho pure dedicato una buona mezz’ora a spiegare ai miei alunni le sfumature semantiche di questa instabile parola.
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