L’inquietudine delle “Rosalie”

Per il secondo anno consecutivo un gruppo di giovani artisti palermitani ha allestito una mostra dedicata a Santa Rosalia, la patrona di Palermo, omaggiata con uno spettacolare “festino” il giorno 14 luglio. Le opere vengono esposte in uno strettissimo vicolo di fronte alla cattedrale e svolgono, attualizzandolo, un tema centrale o collaterale alla storia della Santuzza. Quest’anno il filo conduttore ha riguardato la peste, o meglio le forme di peste che, secondo i giovani artisti, attanagliano la società contemporanea. Purtroppo non ho visto di presenza le opere, sebbene sia mia intenzione fare un salto nel centro storico, prima che chiudano i battenti della mostra. Ne posto qui alcune, cominciando da quella che ritengo più attuale. A seguire le altre.

Vangelo secondo me
La gloria? La fama?
L’oro
Le tragedie del mare? La situazione climatica?
Palermo dove sei?
L’omologazione? L’eterno godimento?

Sepolcri 2019

Quest’anno mi piace postare le foto dei Sepolcri, ma modificate da un editor. Trasfigurare è anche immaginare.

Il “presepe” pasquale

Ho scoperto che esiste anche il presepe di Pasqua, così come l’albero. Lo chiamano Diorama. Le foto ne ritraggono aspetti salienti. Bravo l’artista, che lo ha realizzato. Se ci si sofferma sui particolari, si nota che le statuette sono di diversa fattura, frutto più di un assemblaggio estemporaneo che di creazione di una sola mano: per esempio il soldato romano pare un bimbo e la Madre addolorata è la tipica statua usata nelle processioni lagrimose della tradizione pasquale. La scenografia generale fa, però, il suo effetto armonioso, quindi si può plaudere almeno allo sforzo del realizzatore.

Diorama
Albero di Pasqua
Ultima cena
Cristo alla colonna
Crocifissione
Resurrezione

Moto peri-scolastico

Ormai è deciso: trascorrerò le mie ore di pausa in giro per i quartieri viciniori a quello in cui si trova la mia scuola. Stamani, attraversando porta Sant’Agata, ho percorso quasi tutto il quartiere di Ballarò, dove sorge uno dei mercati più antichi di Palermo. È stata un’autentica e potente distrazione dalle umanità varie, e spesso false, che albergano nella sala dei docenti. Premesso che in quel brulichio di voci, sorrisini e geremiadi varie non riesco né a correggere uno straccio di compito, né a leggere, ho determinato che, complice il sole primaverile, è più salutare muovermi a passo veloce che poltrire su una scomoda sedia ascoltando minchiate stratosferiche. Per la prima volta ho visitato la chiesa di San Saverio, il cui interno, a differenza della facciata(nella foto)che versa in mediocri condizioni, è in evidente stato di degrado. La pianta, a croce greca, ospita sei altari minori, che necessitano di restauro, ma l’attenzione del visitatore viene catturata da un orripilante altare, aggiunto dopo la riforma liturgica, che funge da mensa per le celebrazioni liturgiche. L’idea che se ne ricava è di caos, perciò me ne sono scappato a gambe levate. Poi ho attraversato il mercato, facendo attenzione a non scivolare sulle balate, eternamente bagnate per i rivoli di acqua provenienti dai banconi di frutta e verdura o da quelli del pesce. Infine l’area perimetrale del mercato, occupata da venditori di varia risma, che mettono in bella mostra la merce sui marciapiedi. Si può trovare di tutto: cianfrusaglie, vecchie riviste, scarpe e abiti usati, vinili, tubi, etc… Temo che gli acquirenti siano appartenenti alla fascia poverissima dei quartieri, probabilmente anche extracomunitari. Così, fuori dal mercato storico, dove chi compra ha una sufficiente capacità di acquisto, si è sviluppato un sub-mercato a uso e consumo di chi non può. Chi mai potrebbe acquistare roba del genere? Al termine del giro, ossigenato il cervello, più pimpante che mai, ho ripreso regolarmente servizio. Al prossimo giro mi farò la chinatown panormitana.

E risplenda come un croco

E dopo mesi di attesa ecco risplendere il mio primo croco. Ero stanco di ammirarne fattura, colore e profumo sulle pagine di letteratura; ora è tempo di contemplarne la bellezza vis à vis.

Ora è del tutto sbocciato. Che felicità!