“Sepolcri” ’18

Il consueto tour tra le chiese(vuote durante le celebrazioni, strapiene di sera)di Palermo alla ricerca di sepolcri...

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San Nicolò all’Albergheria
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San Cataldo
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Santa Maria dell’Ammiraglio
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San Cataldo
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Chiesa del Gesù

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Incoronazione di spine

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Un angelo
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Assunta
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Chiesa di Maria SS. del Lume; scenograficamente fa effetto, ma i fiori sono finti. Orrore!

Vagare

Da tanto non scrivo un post querulo sulla scuola, così, per non perdere l’abitudine, ho deciso di scriverne uno, conscio che c’è altro di più importante, fuori e dentro la scuola, di cui lamentarsi. Ecco l’oggetto della querimonia: la sequenza oraria delle riunioni dei consigli di classe. Dopo analitiche e circostanziate indagini, che neanche Salvo Montalbano sarebbe in grado di condurre a termine, numerose interrogazioni parlamentari e appelli televisivi, che non hanno sortito alcun risultato, si continua nel mio liceo a trasformare un pomeriggio di riunioni in una specie di danza della morte, in cui qualche sventurato vede assassinato il proprio tempo tra una riunione e una pausa, una riunione e una pausa. Le folli logiche economicistiche hanno trasformato noi docenti in un cumulo di diciotto ore da raccattare ora in una classe, ora in un’altra, percio siamo ridotti a grilli danzanti, che acrobaticamente saltano, al mattino, da un’aula a un’altra e, il pomeriggio, da una sala a un’altra per partecipare alle varie riunioni. Avendo deciso di mantenere integro il mio fegato, nel corso delle due pause pomeridiane ho deciso di vagare tra i vicoli e le strade del centro storico della mia città, cadenzando i miei passi e il mio sguardo. L’occhio, assai vago di bellezza, si è fatto ben presto conquistare dal paesaggio storico e umano e la fotocamera si è messa all’opera. In fondo resto sempre un professore oraziano, checché ne pensino gli occupati smaniosi in preda alla vertigine della fretta. Il vagare ha pure giovato alla mia lezione di oggi, tanto che ho pure dedicato una buona mezz’ora a spiegare ai miei alunni le sfumature semantiche di questa instabile parola.
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Cene, altari e tavolate

Domani si festeggerà San Giuseppe e già da circa una settimana sono state allestite le “Tavolate di San Giuseppe”, che assumono vari nomi in base alla località, in cui  è radicata questa tradizione: cene, altari, tavolate, tavoli. Sulle mense, spesso aperte al pubblico, si trovano cibi poveri, quasi tutti a base di verdure locali e formaggi. Niente carne, per ovvie ragioni quaresimali. Nel palermitano si usa gustare la pasta con sarde, finocchi e uva passa e, come dolce, la sfincia, una frittella morbida ripiena di ricotta e di canditiUltimamente c’è qualche pasticcere, che si è inventato la sfincia con la panna. Un orrore. Nel mio centro si segue la moda della cucina palermitana, quindi per gustare le verdure cucinate e condite in mille modi è necessario spostarsi nell’entroterra. Stasera, invece, assisteremo alla tradizionale “Vampa”, un grandissimo falò di ramoscelli di ulivo. Quest’anno, però, rigorosamente transennata, dopo il tentativo, lo scorso anno, di un malato di mente di suicidarsi, gettandosi tra le fiamme.

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Sculture di pane ornano l’altare
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Altare di San Giuseppe
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San Giuseppe dormiente
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Arco di pane

Alcova natalizia

Anche quest’anno, pur con molte difficoltà, ho cominciato il mio itinerario tra i presepi allestiti nelle chiese e in posti vari. Questo l’ho trovato caldo e accogliente; fa riemergere dalla memoria letteraria e filmica l’interno di una tenda araba, persiana o comunque orientaleggiante, sia per i colori del tendaggio che per l’atmosfera creata dalle luci. A renderla eroticamente ammiccante contribuiscono le candele spente(per ovvie ragioni). Mi si perdoni l’irriverenza non voluta, ma sin dal primo sguardo ho associato questa scena presepiale ad un’alcova, dove però ogni atto potenziale viene sublimato dalla fissità stessa delle due statue. Di quali occhi sarà mai questa lettura? O di chi osserva o di chi l’ha costruito. Forse in entrambi.

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La città viola

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Ieri sera sono andato in giro per il vecchio centro di Palermo: è diventato bellissimo. Le strade pullulano di turisti e ad ogni angolo c’è un pub, un ristorante, un ritrovo. Le strade del centro storico di sera sono illuminate e calde, la via più bella è diventata via Maqueda con i suoi palazzi restaurati. Tutto il quartiere è stato chiuso al traffico e si può camminare a piedi e ammirare i palazzi illuminati, ma la cosa che mi ha lasciato a bocca aperta sono state le “luminarie” per le strade. A beneficio dei non palermitani diciamo che si tratta dei festoni illuminati che di solito si montano in strada qualche settimana prima di Natale (e che, per l’appunto, fanno molto Natale), ma Palermo ha una lunga tradizione di “luminarie”, ogni santo in ogni quartiere beneficia di un’illuminazione particolare sicché per tutto l’anno, a turno, la Palermo dei quartieri popolari è sempre illuminata a festa. Ma quello che ho visto ieri sera è stato qualcosa di diverso: le strade sembravano indossare un vestito blu-violetto in sintonia con l’Avvento. Chissà, forse è soltanto un caso.