Il fuoco “intelligente”

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Foto modificata allo scopo di rendere visibile l’insopportabilità della situazione

Non bastando l’afa di questi giorni a rendere l’aria irrespirabile, gli incendiari di vita e di professione ritengono opportuno peggiorarne la situazione, chiudendo le montagne e le valli in vere e proprie cinture di fuoco appiccate ad hoc. Da due giorni il fuoco “intelligente” brucia sterpaglie e cespugli di macchia mediterranea, spostandosi magicamente di fianco in fianco, come se un esperto fuochista ne tracciasse l’itinerario. Anche quando gli incendi sembrano domati, spuntano qua e là fumarole, che saturano l’aria di fumo insopportabile. Di là dagli interessi particolaristici di mandanti ed esecutori di queste fiamme diaboliche, si ha come l’impressione di trovarsi di fronte a figuri sadici, che provano un piacere beone nel devastare la natura, costituita che sia di cespugli, alberi o erba. La loro stoltezza è aggravata dall’inconsapevolezza di essere anche dei masochisti: fanno male a sé, ai loro figli, ai loro parenti, alla loro semenza e all’umanità tutta intera. Per non parlare di uccelli, roditori e piccoli rettili che in quei cespugli hanno tane e nidi.

Si prova rabbia, ma anche pietà, tanta pietà per questi miserabili, che non hanno il senso della vita.

Melanzane & 💦

L’estate è anche la stagione delle conserve. Così ieri mattina, sfidando l’afa divorante, affamata di respiri, si è pensato bene di friggere dodici melanzane, tagliate a tocchetti, e di cucinare un intingolo di agrodolce, sedano, cipolla, capperi e olive bianche per preparare la classica caponata siciliana. Grazie all’intensità dell’irraggiamento solare i frutti e gli ortaggi danno il meglio di sé, si aggiunge la fortuna di avere acquistato le melanzane direttamente da un ortolano, che si dice non usi veleni vari per la sua produzione agricola. E in effetti la prove sembrerebbero evidenti: le melanzane erano tutte di poco volume e multiformi, ossia non create con lo stampino. Inoltre il vestito, attaccato al picciolo, ricopriva un terzo della bacca violacea commestibile, testimoniando così la sua origine rustica. Chiaramente il sole non è l’unico fattore determinante per la maturazione completa della bacca, infatti senza una costante innaffiatura si ottiene una melanzana rinsecchita e soprattutto amarognola al gusto. L’acqua, perciò, è l’altra protagonista. Acqua che non scarseggia nelle campagne e nelle montagne siciliane, contrariamente a quanto accade in altre parti d’Italia secondo quanto riferito dai notiziari.

Personalmente la mia opinione è un’altra.

Secondo la mentalità falsamente catastrofista dei politici regionali in costante ricerca di fondi si vivrebbe un periodo di siccità perniciosa per le colture. Diciamocelo francamente: sì, la siccità gioca un ruolo determinante nel ridurre a secco invasi, laghi, fiumi e dighe, ma non si può negare che parte della responsabilità nella manutenzione e raccolta delle acque piovane ricada proprio sui manovratori della cosa pubblica. È sotto gli occhi di tutti che le tubature periferiche degli acquedotti siano delle autentiche gruviere, che fanno disperdere l’ oro trasparente(forse).

Nel mio centro si fruisce dell’acqua diretta a giorni alterni, così da anni tutti ci si è abituati a mantenere dei recipienti di riserva da usare nel giorno di secca. Che succede, però, in quello dell’erogazione diretta? In almeno due strade, nell’arco di ventiquattr’ore, corrono fiumiciattoli d’acqua che sgorgano dall’asfalto, novella sorgente tinta di nero. Noi cittadini, fingendo che chi di dovere non se ne sia accorto, abbiamo rilevato l’esistenza della perdenza, segnalando all’autorità competente, ma invano. In tal modo ogni quarantotto ore si ripete lo strazio di veder fluire l’acqua limpida, che presto si tinge di polvere e asfalto.

Oltre alla manutenzione, l’altro punto dolens è costituito dalla mancanza di cultura nella conservazione delle acque piovane. La nostra mentalità consumistica, insieme alle strutture architettoniche moderne, non sempre attrezzate alla raccolta delle acque, è ben lungi dalla consapevolezza che l’acqua, come altri beni naturali, se non sarà adeguatamente preservata, rischierà di diventare un pericolo, che già minaccia la nostra stessa sopravvivenza sulla terra. Sordi al suo grido di vendetta, che si palesa nelle piogge alluvionali e al contempo nel farsi desiderare massacrandoci con periodi di magra, continuiamo a sprecarla, inquinarla, avvelenarla, curandoci minimamente di rispettarla.

È ormai sopita da tempo, nella coscienza degli Italici petti(e non solo), la cultura della preservazione e del rispetto degli elementi naturali: trionfano atteggiamenti e comportamenti di rapina, sciupio, spreco, maltrattamento, violenza, affarismo. E lo stesso vale, se si mira l’orizzonte dei rapporti sociali e umani. Manca una visione cosmica, quasi religiosa direi, che dovrebbe allarmare tutti, soprattutto gli educatori.

Falcone e Borsellino 

Falcone e Borsellino, murales all’istituto nautico di Palermo


Non sono proprio nitidi i ricordi di quel maggio-luglio 1992, ma due fotogrammi restano indelebili. Il giorno 22 maggio tornavo a casa in licenza dal Col di Lana di Trapani; poche ore dopo l’autostrada saltava in aria. Il dato che ancora oggi mi sconvolge è la precisione chirurgica con cui agirono la mafia e le forze con essa collusa. Ancora oggi si resta sconvolti, guardando le immagini di repertorio girate dall’alto: una devastazione intorno superiore o pari a quella provocata da un terremoto. Di quel luglio, invece, ricordo il boato tremendo, mentre armeggiavo in cucina con piatti e bicchieri. Tutti, a casa, restammo pietrificati, consci, pur non sapendo cosa fosse accaduto, che era accaduto qualcosa di terribile, che non poco avrebbe incrinato la fiducia nelle istituzioni. 

Questi i brandelli di ricordi, riportati alla luce dalle immagini che in questi giorni il servizio pubblico televisivo, per fortuna, manda in onda. 

A volte mi afferra la tentazione di insegnare a scuola solo ed esclusivamente antimafia. Un mio collega lo fa da anni, fregandosene altamente di programmi e indicazioni didattiche nazionali.

Di sovrumani fati, di fortunati regni e d’aurei mondi

Lo stillicidio della correzione degli elaborati di italiano è terminato da qualche giorno. Sebbene 40 candidati in tutto non siano un campione attendibile perché si possa esprimere un giudizio, tuttavia mi sono fatto un’idea delle tracce di quest’anno: i migliori elaborati hanno sviluppato l’analisi della poesia ecologica di Caproni, il saggio letterario(la natura tra idillio e minaccia)e il tema generale (progresso materiale e morale), mentre pessimi sono stati i risultati per quanto concerne i saggi di ambito economico e scientifico. La maggior parte di essi è stata valutata con voti insufficienti, sia per l’inconsistenza degli elaborati stessi, sia per il pasticcio generato dal MIUR che ha proposto due tracce simili. Alcuni candidati si sono sentiti autorizzati a mescolare i documenti dell’uno e dell’altro, generando saggi ibridi dal valore contenutistico discutibile. 

Come detto sopra, la correzione è stata lenta; il presidente della mia commissione ha stabilito che si dovessero correggere soltanto 9 compiti al dì, fissando non meno di 50 minuti per compito(prima, seconda e terza prova). Da un canto tale scelta ha comportato il prolungamento degli esami fino a metà luglio, dall’altro la commissione ha potuto correggere in tutta serenità e ciascuno di noi ha potuto raggiungere casa in tempo, diciamo, per pranzare serenamente, senza doversi accontentare degli involucri di grasso e zuccheri costituiti da croissant, dolciumi e schifezze varie che, mangiati una tantum, sono gradevoli, ma quotidianamente e con l’afa soffocante nauseano assai.tatuaggio-teschio-con-rosa-in-bocca-300x300

Da lunedì le ore sono diventate più movimentate; il merito è anche dei candidati, che hanno sfoderato il peggio del peggio con le loro strampalate mappe concettuali, cui si accompagnano immagini kitscheggianti: teschi incoronati di rose che parlano di amore e morte, buchi neri e lune opaline, depressioni carsiche, cosmiche e patologiche, settima, ottava(?) e nona arte(?) e chi più ne ha più ne metta.

Tutto, tranne che maturità di pensiero.

 

Puniti


Avendo, quest’anno, faticato ben poco a scuola, e come docente e come collaboratore della dirigenza, e avendo perciò trascorso il tempo-scuola tra una grattatina di pancia e due chiacchiere di taglio e cucito tra colleghi, giustamente il Miur ha ritenuto opportuno punirmi con l’assegnarmi non solo a due istituti ubicati a chilometri di distanza, ma con il nominarmi per due classi di concorso differenti, ergo, a parte il compito scritto d’italiano in un liceo, dovrò pure correggere, ne sono quasi certo, la terza prova di storia(contemporanea), materia che ho insegnato ben 24 anni fa, in un magistrale. Se fossi disonesto, correrei ai ripari, ma escogitare finte malattie non rientra nel mio orizzonte umano e professionale e quindi dal 19 giugno assolverò il mio dovere di commissario; tra l’altro una delle scuole(statale) è ubicata nella costa palermitana opposta a quella in cui insiste il mio comune di residenza e, ciliegina sulla torta, l’altra è un diplomificio riconosciuto dalla legge.

Stessa sorte e stessa commissione all’altro collaboratore della mia scuola. Anche lui, a dire il vero, in odor di fannulloneria.

Ci consoleremo a vicenda.

Voci precedenti più vecchie

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