Fra due raggi e poi sprazzi di blu

Ormai si può dire che siamo agli sgoccioli: l’anno daddico si liquefa ogni giorno di più come cera e fervono gli ultimi preparativi per il grande appuntamento con lo scrutinio finale. Si moltiplicano le comunicazioni sulle varie procedure da eseguire, anzi si inmillano a rotazione continua per via di aggiustamenti e integrazioni e per questo un cero dobbiamo accendere al nostro animatore digitale, che con serenità, competenza e pazienza è pronto a diradare nebbie, spegnere focolai di ira e spianare le asperità dell’ignoranza e della pigrizia di chi si ostina a non capire. O così vuol far credere. La mia posizione è equidistante dai due poli, perché se sul piano didattico la Dad è stata una c… fantozziana, necessaria comunque, su quello professionale è stata un successo, poiché per il futuro mi porto nelle classi in presenza un bel bottino di cose che ho imparato a fare e che potrò mettere in atto. Di rilievo c’è che ho affinato la mia capacità di sintetizzare nel trattare gli argomenti da spiegare agli alunni; purtroppo è un mio difetto cronico dilungarmi all’inverosimile su certi segmenti della programmazione, ma la Dad mi ha costretto ad amplificare l’essenziale e a rimpicciolire l’accessorio. Di ciò sono soddisfatto e spero di mantenere per il prosieguo lavorativo questo punto fermo. Nonostante ciò in una classe non sono riuscito a completare il percorso, ma a settembre ci penserò. Sul piano prettamente tecnologico mi sono impadronito delle funzioni plurime del registro elettronico, ma non rinuncio alle carte: ho ugualmente scritto pagine e pagine di appunti, medie, pai e pia, memorandum vari e chiose letterarie ai testi. Non so perché avverta questa necessità, probabilmente per fissare materialmente un lavoro, che di fatto è immateriale ed evanescente. Mi resta da redigere un programma di latino e le relazioni finali. O almeno così pare, perché, quando credi di avere concluso tutto, scopri che c’è un’ultima cosa da fare.

La daddità

Dopo più di un mese di Dad, ossia di didattica a distanza, i docenti dell’istruzione di II grado in modo particolare han dovuto affilare e perfezionare le armi e gli strumenti per dare un minimo di dignità alle lezioni e soprattutto alle verifiche destinate alla valutazione. Inizialmente, essendo totalmente inesperto di Dad, anch’io, come molti credo, sono caduto nella trappola di equiparare le lezioni in linea a quelle in presenza in classe e questo è l’errore madornale per eccellenza che ritengo di aver commesso nelle prime due settimane. È inconcepibile che il docente parli come un fiume in piena senza riscontro da parte degli studenti che, tra l’altro, nel corso di quell’ora, possono serenamente fingere di seguire e in verità si dedicano a tutt’altro affare. Già nella quotidiana prassi didattica è mio uso tenere desta l’attenzione dei ragazzi e rinfocolare per quanto sia possibile il loro interesse a seguire e soprattutto a intervenire nella lezione; le mie antenne hanno la capacità di intercettare immediatamente casi di distrazione e di non comprensione di alcuni segmenti e perciò è altrettanto immediato il mio intervento, ma in linea non è del tutto possibile, perciò mi son dovuto sbracciare, calandomi nella visuale di osservazione degli studenti e capovolgendo(è attualmente di moda nel didattichese questo verbo),per quanto possibile, le posizioni di docente e studente. Ciò chiaramente nel rispetto della fisionomia delle classi, perché un conto è una classe terminale, un altro quella di studenti di primo anno. Innanzitutto ho ridotto la lezione frontale a non più di 40-45 minuti, durante i quali presento l’argomento in modalità dinamica, servendomi degli infiniti strumenti che offrono la rete(audio, video, immagini, lavagne, word, etc…)e le mie video e audioteche personali e interpellando qui e là i ragazzi, perché spieghino loro un passaggio di lezione o un aspetto particolare. Ho voluto evitare la monocordia della stessa “voce” nella presentazione dell’argomento sia sul piano acustico che su quello della prospettiva di interpretazione; il più delle volte ho fornito, almeno due giorni prima dell’incontro in linea, pastiglie curricolari propedeutiche al tema o alla questione da affrontare. Spesso la lezione parte proprio da loro, dai dubbi su quanto letto e studiato propedeuticamente e, nel caso di infinito silenzio, sono io a pungolarli perché comincino a parlare a partire da un qualsiasi punto. Se proprio dovessi servirmi di un’immagine, il cerchio sarebbe il più adatto a descrivere le mie lezioni in Dad; soltanto in un secondo momento assumo una posizione di accentramento riconducendo la discussione al focus e tirando le somme del discorso anche con rimandi al libro di testo o ad altre fonti. La risposta degli studenti non è sempre entusiastica ed entusiasmante, ma si procede serenamente e qualche risultato è degno di nota; posso dire che in modalità Dad si riproducono gli stessi comportamenti, atteggiamenti, competenze e risposte della vita scolastica reale, perciò non ho avuto particolari problemi o crisi mistico-esistenziali nell’esprimere una(farsesca)valutazione formativa che agli scrutini si condenserà in un voto numerico, anche perché fino al 4 marzo scorso ho avuto modo di rivoltare come calzini gli studententelli di primo pelo e conosco abbastanza quelli del triennio. A differenza dei più non temo il pericolo di ricorsi e, ammesso che ce ne siano, rientrano nel normale corso dell’esistenza media di un cittadino italiano: se si sbaglia, si paga. Punto. Ma è inaccettabile che per paura, viltà, inconsistenza professionale, quieto vivere…, si rinunci ad una delle funzioni caratterizzanti la professione docente: misurare e valutare. Sicuramente questo è il tasto più dolente della Dad, perciò ho dato più spazio a interrogazioni orali che a verifiche scritte(che comunque ho realizzato), astenendomi dal porre quesiti in modalità wikipedia e privilegiando il percorso ragionativo, l’induzione, la deduzione, la connessione tra i saperi, in poche parole e in didattichese più competenze e meno elementi di erudizione fine a se stessa. Laddove ho proposto qualche scritto, ho faticato un’intera settimana per verificare che in rete non esistessero fonti, a cui abbeverarsi, e per strutturare i quesiti: per esempio di un poeta ho offerto il ritratto fornito da una semi-sconosciuta letterata, semi-invaghita del poeta stesso, e attraverso la testimonianza della donna-amante, ho richiesto la ricostruzione del profilo umano e poetico dell’autore. Per il latino è stato più difficile, perciò ho dovuto tirare in ballo la traduzione dall’italiano, sempre nella netta consapevolezza che gli studenti avrebbero potuto, se non copiare dalla rete, contaminarsi a vicenda nell’esecuzione del compito, ma tra un compito copiato e incollato dal web e uno che nasce dalla collaborazione degli studenti preferirei di gran lunga la seconda opzione.

Come su spilli e ruvidume

Domani 2 settembre, com’è noto, si celebra il Capodanno degli insegnanti e, perciò, mi pare doveroso augurare a tutti i colleghi, blogger e non, un fruttuoso anno scolastico. Poiché io non trovo le parole(sembra che mi sia tagliato la “lingua”), uso quelle di una collega, che insegna ai piccolini. Mutatis mutandis, la sostanza non cambia.

“Le lancette tra poco segneranno sull’orologio l’ora, quella della campanella. E loro, che se la giocano centimetro meno centimetro piú sul metro, con zaini pesanti di libri, curiosità e monellerie torneranno. Chiassosi come barbari in discesa dalle Alpi, torneranno su sedie piccole e banchi a misura di libri, matite e gomme, che di gomme e matite non se ne salverà nessuna, anche fossero le mie. Anzi, proprio e anzitutto le mie.

Scueti, come su spilli e ruvidume, staranno in silenzio. Cinque minuti di silenzio. E poi ‘posso andare in bagno?’ che pare la Mecca per i musulmani e poi ‘ho perso la penna’ risucchiata dal buco nero di Hawking; e poi ‘mi gocciola il naso’ che pare la conduttura di una città intera e poi ‘sto per starnutire, sto per starnutire’ cosí in pieno viso; e poi ‘ti voglio bene’ di nutella su faccia gomiti e caviglie e poi ‘lui, mi ha fatto male’ ma é subito subito pace.

Io starò di meraviglia a vedere. A guardarli.

E vedrò le loro mani piccole di sei anni stringere matite e penne e segnare le prime linee sul quaderno bianco. Linee che diventeranno lettere e sillabe e parole. Frasi. Buone come quelle degli innamorati; buone come quelle dei superstiti; buone come quelle dei matti.

Vedrò mani piccole di sei anni e i primi numeri. Quelli che poi si uniscono e poi si sottraggono e poi si moltiplicano e poi si dividono e diventano tanto e diventano meno. E che poi sanno contare tutti i bambini che sono nel mondo e tutti i panini che servono perché nessuno di loro pianga, di fame; che poi sanno contare tutti gli uomini che sono nel mondo e tutti i fazzoletti che servono perché nessuno pianga, di dolore.

Vedrò occhi all’inverosimile aperti su libri di lettere. E prima saranno solo vocali.
A di Ape, E di erba, I di imbuto, O di orso, U di uva. Così da sempre.
Fosse stato mai – dico io – A di amore per promettere un mondo a misura della meraviglia; E di errore da sempre in rosso come i re che fanno cose grandi; I di insieme, che da soli magari si arriva prima ma anche scontenti; O di ostacoli, che si superano e fanno forti anche i fragili; U di unione, che non è divisione, che non sono muri.

Vedrò occhi, quindi, aperti su libri di numeri. E saranno l’uno che sei tu, il due che siamo insieme, il tre che c’è l’amico in piú, e poi si unisce il quattro, cosí fino a cento e poi a mille di mille. Un paese. Una città. E poi il mondo intero.

Vedrò bocche di sorpresa che si fanno aperte a ripetere le poesie, tante a memoria, di rime abbracciate – che sono innamorate. Ed è, quindi, il gioco delle parole. Tutte capricciose e divertite e potenti; irriverenti e strampalate e matte sí, proprio matte. Che ci becchi il soldatino che se ne va a far la guerra ma che poi si innamora della ballerina e la guerra non la fa piú; che ci becchi galline e pulcini e mucche e asini e pecore, che tutte sono tante e neanche ci stanno nella vecchia fattoria di quello lí; che ci becchi i numeri pure quelli nuovi che Rodari usò per contare l’allegria e la fantasia; che ci becchi il triangolo da sempre un po’ appuntito e il cerchio da sempre chiuso in sé e che poi perfetto, secondo me, non lo è.

E poi io resterò di meraviglia a vedere.

Me li vedrò piccoli di uomini e donne che saranno. Diventeranno i migliori. Tutti, uno ad uno, nessuno escluso. E saranno scueti, come su spilli e ruvidume, senza mai piegarsi. E saranno scueti, e che Dio li benedica, a pretendere una sedia, un banco, insomma un posto. E saranno scueti e non si fermeranno mai. Avanti, sempre avanti a far il meglio, il loro meglio, anche se all’inizio pare peggio.

Me li vedrò cosí. E resterò di meraviglia a guardarli. Scueta anche io insieme a loro.
Loro piccoli di uomini e di donne che saranno. Io donna di bambina che sono.

E speriamo che io domani, alla prima sveglia, me la cavi”. Consuelo

B

Voglio ringraziare pubblicamente l’autore/autrice del blog Illuminationschool per l’opera certosina di ricerca, raccolta e ri-pubblicazione di pregevolissimi testi autorevoli(lacerti di saggi, interventi di studiosi, articoli culturali, etc…)che periodicamente vengono postati a uso e consumo dei lettori. Si tratta di un contributo nobile e generoso. Per chi insegna italiano al triennio e, come me, non ama particolarmente le prove proposte dalle guide didattiche, questo sito è uno scrigno prezioso di materiale utile alla strutturazione delle tracce da proporre agli studenti. Certamente è una fatica immane passare in rassegna i vari testi, leggerli e analizzarli, ma sicuramente ne vale la pena, poiché il risultato è sempre fruttuoso non solo per gli studenti, ma anche per gli insegnanti, che rischiano, se non curano l’auto-aggiornamento, di ossidarsi nelle granitiche conoscenze didattiche acquisite nel paleolitico del tempo che fu. Attualmente mi sto dedicando alla tipologia della prova B secondo le recenti indicazioni del Miur; rispetto al saggio, che spesso si risolveva in un copia-incolla da parte degli studenti delle tesi desunte dai vari documenti allegati, pare, invece, che questa prova possa garantire un minimo di originalità e scongiurare il pericolo che lo studente possa scaricare dalla rete l’elaborato per gran parte o interamente. Esistono, infatti, dei siti studenteschi ad hoc, dove è possibile rinvenire versioni dalle lingue antiche, esercizi dei vari libri di testo già svolti e temi; la nuova prova B, invece, prevede la comprensione e l’interpretazione di un unico testo e successivamente la composizione di un testo argomentativo, che chiama in causa l’apporto personale dello studente in relazione all’argomento trattato, quindi voglio augurarmi che ci sarà poco spazio per saccheggiare qua e là la rete e comporre delle copie sbiadite di ulteriori copie, prive di personalità e quasi tutte identiche. Voglio essere speranzoso.

Ombre di luce

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Domattina alle 9 si aprirà il sipario sull’anno scolastico ’18-’19. Si comincia con il collegio di rito, che non pochi acidi malumori ha fatto fermentare nel cuore dei miei amati colleghi a causa della coincidenza tra il primo settembre e il sacro sabato.

Occorrerà arrivare a scuola molto presto per trovare un parcheggio dignitoso, ossia all’ombra e preferibilmente non distante un chilometro dalla sede dei comandi; quando ci riuniamo in plenaria, i docenti della mia scuola siamo un bel numero e perciò è difficoltoso accaparrarsi anche un piccolo spazio per l’automobile. Tra l’altro nella zona ci sono uffici e un mercato storico, quindi il parcheggio non è esclusiva nostra. A nostro vantaggio c’è che domani il traffico in città sarà scorrevole, perciò si procederà spediti.

Come sempre un po’ di ansia si cova nel profondo. L’enigma riguarda l’assegnazione delle cattedre. Da quando la scuola si è marchionnizzata(pace all’anima sua!), alcuni dirigenti e la conventicola dei macchinatori-delatori credono di fare e disfare ciò che credono più opportuno per il successo dei loro istituti in barba ai principi pedagogici e didattici. Vigilare è allora imperativo categorico. Proprio oggi ho accolto e raccolto le paure di qualche collega, con cui a lungo nel pomeriggio si è chiacchierato sugli scenari imminenti. Aspettiamo curiosi di sapere.

Intanto, forti della consapevolezza che chi sa insegnare lo fa sempre e comunque, ci dormiamo su, non prima di avere augurato ai colleghi bloggari un anno scolastico scintillante di relazioni umane dialetticamente generose e di mete culturali sempre più a misura d’uomo.