“Fiorirà la pomelia”

43545664802_c58fbf6cddDopo circa 15 anni è fiorita la pomelia. Con il nome di Plumeria Palermitana si identifica la prima varietà di acutifoglia che ha fatto le prime apparizioni nei mazzetti delle nobildonne che giravano il centro di Palermo, nonché presso le vie e i sontuosi palazzi nobiliari del centro. Giunta nel Settecento in Europa, quindi in Sicilia, per mano degli Inglesi, ha fatto capolino, per la prima volta, presso l’Orto Botanico di Palermo, che ancora oggi ne conserva i suoi esemplari più antichi. La varietà ‘palermitana’ dai fiori bianchi e carnosi, e dall’insistente odore di vaniglia, cannella e rosa, è caratterizzata da petali arrotondati e in parte sovrapposti, quasi a formare un cerchio chiuso, e striature gialle, a volte rosa, di diversa intensità. Anni di attesa tanti e tali che si disperava della possibilità della fioritura; invece, una mattina, i bocciolini e, due giorni dopo, l’epifania del bianco e del giallo si è presentata davanti agli occhi miei e di mio padre, con il quale  ho polemizzato a lungo sulla radicazione di quel rametto piantato da lui anni fa e destinato, secondo le mie previsioni pseudo-scientifiche, alla sterilità permanente a causa del pungente freddo invernale e della lontananza dal mare. Ora si attende che gemmino gli altri rami della pianta, ma forse è pretendere troppo.

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Farfalle e “serpenti” vegetali

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L’avevo notata fugacemente, mentre, nascondendosi fra le tende, sfarfallava nel mio terrazzo. Mi ero chiesto anche da dove fosse entrata, dal momento che le zanzariere stanno solitamente ben chiuse; sarà stato un momento di distrazione ed eccola lì, dopo qualche giorno, posata su una foglia di potos. Non è più viva, come si può notare dalla foto: sono sparite le antenne e la spiritromba. Immobile nella morte, ma pur sempre bella.

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Non è un serpente, ma una zucchina friscarella, coltivata senza trattamenti chimici industriali. Estremamente rinfrescante e diuretica. La si può adoperare in tante ricette: lessa per gli stitici, stufata(con cipolla, pomodoro e patate), può condire pasta o risotto. Come già evidenziato in qualche sperduto post, il segreto della sua genuinità è l’acqua; se per l’innaffiatura si dovesse usare acqua inquinata, i rischi potrebbero essere dissenteria e/o intossicazione.

“Trofei”

Ce ne sono ovunque, non a caso la pianta è conosciuta anche con il nome “crescione”, vista la facilità di attecchimento in ogni luogo e in ogni lago; le foglie sono idrorepellenti e la pianta, tutta, è impiegata in culinaria, erboristeria e cosmesi. Muretti di contenimento, reti metalliche a protezione dei poderi, campagne incolte e giardini hanno tutti un angolo di questo splendido fiore nelle varianti giallo-croceo e arancio intenso.