“Trofei”

Ce ne sono ovunque, non a caso la pianta è conosciuta anche con il nome “crescione”, vista la facilità di attecchimento in ogni luogo e in ogni lago; le foglie sono idrorepellenti e la pianta, tutta, è impiegata in culinaria, erboristeria e cosmesi. Muretti di contenimento, reti metalliche a protezione dei poderi, campagne incolte e giardini hanno tutti un angolo di questo splendido fiore nelle varianti giallo-croceo e arancio intenso.

“Primavera non bussa lei entra sicura”

La giornata non è stata proprio radiosa, ma quel po’ di sole che c’era ha fatto venir fuori la bella stagione. La natura ha in me il potere fatato dell’oblio.

Un’ape a caccia di nettare tra fiori di fave.

Quest’ape fa la siesta su un materasso di antere.

Margherite scompigliate dalla brezza primaverile.

Ancora pallido, ma crescerà il rosso.

L’invadente e la delicata: la fresia.

L’onnipresente acetosella.

La borragine fiorita

Fiori di mandorlo

Luci e ombre

L’ibisco siriaco

ibisco siriaco
L’ibisco siriaco, detto anche cinese.

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L’arbusto di per sé è insignificante, sebbene possa fungere bene da siepe protettiva; i fiori e le tonalità del colore sono straordinariamente belli.

Plumeria, volgarmente detta pomelia

Ecco la plumeria, uno tra i miei fiori preferiti. Il poeta Lucio Piccolo le ha dedicato una poesia, ma il fiore per la sua bellezza la batte senza pietà. Nella foto c’è anche un ramo di stephanotis.

L’arbusto che fu salvo dalla guazza
dell’invernata scialba
sul davanzale innanzi al monte
crespo di pini e rupi – più tardi, tempo
d’estate, entra l’aria pastorale
e le rapisce il fresco la creta
grave di fonte – nelle notti
di polvere e calura
ventosa, quando non ha più voce
il canale riverso, smania
la fiamma del fanale
nel carcere di vetro e l’apertura
sconnessa – la plumelia bianca
e avorio, il fiore
serbato a gusci d’uovo su lo stecco,
lascia che lo prenda
furia sitibonda
di raffica cui manca
dono di pioggia,
pure il rovo ebbe le sue piegature
di dolcezza, anche il pruno il suo candore.

Anche appassita, la plumeria fa la sua figura.

Non vi par egli d’essere in Arcadia?

Mentre immortalavo il fico lussureggiante di frutti, scorgo su una delle foglie questa meravigliosa farfalla, che è rimasta immobile per tutto il tempo necessario perché potessi avvicinare lo zoom e acciuffarla. Ho tentato in tutti i modi di conoscere il suo nome, ma non ci sono riuscito. Somiglia molto ad un’Atalanta, ma non ne sono sicuro.


Come dal germe ai suoi perfetti giorni
giunga una schiera di Vanesse; quali
speranze buone e quali fantasie
la crëatura per volar su nata
susciti in cuore di colui che sogna
col suo lento mutare e trasmutare,
la maraviglia delle opposte maschere,
la varia grazia delle varie specie,
in versi canterò… Non vi par egli,
non vi par egli d’essere in Arcadia?
(Guido Gozzano, Le farfalle, 1914)