Idoli di carta

Quest’anno il rito è doppio. Una commissione su due scuole diverse, due plichi da chiudere. 

A pranzo, dopo un’ ulteriore e sfiancante verifica di documenti, come adepti di un rito ancestrale, abbiamo fatto cerchio intorno allo sciamano, che ha depositato l’idolo di carta sull’altare sacrificale. La vittima è stata dapprima avvolta in spesse bende di carta e di nastro da imballaggio e poi stritolata da un poderoso filo di spago; infine gli adepti hanno versato il loro sangue di inchiostro su ciascuna faccia dell’idolo a garantirne integrità e lunga vita nel silenzioso regno del burosauro italico.

La prossima settimana si rinnoverà il rito.

Di sovrumani fati, di fortunati regni e d’aurei mondi

Lo stillicidio della correzione degli elaborati di italiano è terminato da qualche giorno. Sebbene 40 candidati in tutto non siano un campione attendibile perché si possa esprimere un giudizio, tuttavia mi sono fatto un’idea delle tracce di quest’anno: i migliori elaborati hanno sviluppato l’analisi della poesia ecologica di Caproni, il saggio letterario(la natura tra idillio e minaccia)e il tema generale (progresso materiale e morale), mentre pessimi sono stati i risultati per quanto concerne i saggi di ambito economico e scientifico. La maggior parte di essi è stata valutata con voti insufficienti, sia per l’inconsistenza degli elaborati stessi, sia per il pasticcio generato dal MIUR che ha proposto due tracce simili. Alcuni candidati si sono sentiti autorizzati a mescolare i documenti dell’uno e dell’altro, generando saggi ibridi dal valore contenutistico discutibile. 

Come detto sopra, la correzione è stata lenta; il presidente della mia commissione ha stabilito che si dovessero correggere soltanto 9 compiti al dì, fissando non meno di 50 minuti per compito(prima, seconda e terza prova). Da un canto tale scelta ha comportato il prolungamento degli esami fino a metà luglio, dall’altro la commissione ha potuto correggere in tutta serenità e ciascuno di noi ha potuto raggiungere casa in tempo, diciamo, per pranzare serenamente, senza doversi accontentare degli involucri di grasso e zuccheri costituiti da croissant, dolciumi e schifezze varie che, mangiati una tantum, sono gradevoli, ma quotidianamente e con l’afa soffocante nauseano assai.tatuaggio-teschio-con-rosa-in-bocca-300x300

Da lunedì le ore sono diventate più movimentate; il merito è anche dei candidati, che hanno sfoderato il peggio del peggio con le loro strampalate mappe concettuali, cui si accompagnano immagini kitscheggianti: teschi incoronati di rose che parlano di amore e morte, buchi neri e lune opaline, depressioni carsiche, cosmiche e patologiche, settima, ottava(?) e nona arte(?) e chi più ne ha più ne metta.

Tutto, tranne che maturità di pensiero.

 

E conto, conto, conto

La filosofia di questi miei esami di stato come commissario ha un che di pirandelliano, nel senso che mi diverto ad osservare, posizionato su un punto della circonferenza, il marasma umano che si consuma dentro, il gioco umano che si disputa nell’area del campo. E tanto, tanto silenzio. E tanto, tanto contare fino a cento per non rompere la convenzionale armonia che regna fra tutti i commissari.

Così non mi è sfuggito, in uno dei gruppi di lavoro, il fastidio che due colleghe interne provano nei confronti della terza commissaria interna; le due, coalizzate, non esprimono verbalmente tale sentimento, ma con smorfie e strizzatine di occhi tollerano a stento le infelici défaillance  della collega, ne evidenziano agli occhi della commissione gli errori, esplodono in risatine isteriche, dando ad intendere che è proprio lei la guastafeste di turno, l’ingranaggio debole della macchina degli esami, l’anello debole della catena di montaggio.

Però a questo gioco balordo nessuno di noi esterni partecipa: il presidente è troppo impegnato nella venerazione del Dio Verbale, il vice in perenne sovraeccitazione per i mirabilia di Excel e la franco-anglofona nel dimostrarmi quanto è brava, ordinata e ligia al dovere.

Io osservo, prendo nota e taccio.

E conto, conto, conto.

Le “traccie”: Caproni! 

xKpLTt1Una prova dell’informazione giornalistica imprecisa è stata fornita mercoledì 21 giugno in occasione della prova di italiano. Quotidiani, TV e studiosi di discreta autorevolezza hanno sbandierato ai quattro venti il nome del poeta Caproni come autore scelto dal Miur per la classica analisi del testo. Niente di più impreciso. Se gli autori dei servizi televisivi e giornalistici avessero letto attentamente i quesiti relativi alla prova A, si sarebbero accorti subito che nessun quesito proposto ai maturandi fa riferimento alla biografia di Caproni e alla sua parabola poetica. La proposta di Versicoli quasi ecologici si inquadra, infatti, nella cornice tematica, che ha caratterizzato la prova di quest’anno e che lega con un filo rosso quasi tutte le proposte: il problematico rapporto uomo/natura con la variante progresso/regresso. Dall’orizzonte  dei formulatori del Miur spariscono definitivamente(?)la contestualizzazione storico-culturale e l’analisi della letterarietà della poesia, se non accennando a vaghe domandine di carattere prosodico e metrico. La letteratura torna ad essere momento di epifanie pedagogiche, formative e riflessive. Nonostante ciò, ancora una volta, gli studenti alla poesia del lamantino e del galagone di Caproni hanno opposto la fredda presenza metallica dei robot nel mondo del lavoro e i mezzi tecnologici come nuovo eldorado della frontiera del futuro.

Non uccidete il mare,

la libellula, il vento.

Non soffocate il lamento

(il canto!) del lamantino.

Il galagone, il pino:

anche di questo è fatto

l’uomo. E chi per profitto vile

fulmina un pesce, un fiume,

non fatelo cavaliere

del lavoro. L’amore

finisce dove finisce l’erba

e l’acqua muore. Dove

sparendo la foresta

e l’aria verde, chi resta

sospira nel sempre più vasto

paese guasto: <<Come

potrebbe tornare a essere bella,

scomparso l’uomo, la terra>>.

Puniti


Avendo, quest’anno, faticato ben poco a scuola, e come docente e come collaboratore della dirigenza, e avendo perciò trascorso il tempo-scuola tra una grattatina di pancia e due chiacchiere di taglio e cucito tra colleghi, giustamente il Miur ha ritenuto opportuno punirmi con l’assegnarmi non solo a due istituti ubicati a chilometri di distanza, ma con il nominarmi per due classi di concorso differenti, ergo, a parte il compito scritto d’italiano in un liceo, dovrò pure correggere, ne sono quasi certo, la terza prova di storia(contemporanea), materia che ho insegnato ben 24 anni fa, in un magistrale. Se fossi disonesto, correrei ai ripari, ma escogitare finte malattie non rientra nel mio orizzonte umano e professionale e quindi dal 19 giugno assolverò il mio dovere di commissario; tra l’altro una delle scuole(statale) è ubicata nella costa palermitana opposta a quella in cui insiste il mio comune di residenza e, ciliegina sulla torta, l’altra è un diplomificio riconosciuto dalla legge.

Stessa sorte e stessa commissione all’altro collaboratore della mia scuola. Anche lui, a dire il vero, in odor di fannulloneria.

Ci consoleremo a vicenda.