Alcova natalizia

Anche quest’anno, pur con molte difficoltà, ho cominciato il mio itinerario tra i presepi allestiti nelle chiese e in posti vari. Questo l’ho trovato caldo e accogliente; fa riemergere dalla memoria letteraria e filmica l’interno di una tenda araba, persiana o comunque orientaleggiante, sia per i colori del tendaggio che per l’atmosfera creata dalle luci. A renderla eroticamente ammiccante contribuiscono le candele spente(per ovvie ragioni). Mi si perdoni l’irriverenza non voluta, ma sin dal primo sguardo ho associato questa scena presepiale ad un’alcova, dove però ogni atto potenziale viene sublimato dalla fissità stessa delle due statue. Di quali occhi sarà mai questa lettura? O di chi osserva o di chi l’ha costruito. Forse in entrambi.

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La città viola

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Ieri sera sono andato in giro per il vecchio centro di Palermo: è diventato bellissimo. Le strade pullulano di turisti e ad ogni angolo c’è un pub, un ristorante, un ritrovo. Le strade del centro storico di sera sono illuminate e calde, la via più bella è diventata via Maqueda con i suoi palazzi restaurati. Tutto il quartiere è stato chiuso al traffico e si può camminare a piedi e ammirare i palazzi illuminati, ma la cosa che mi ha lasciato a bocca aperta sono state le “luminarie” per le strade. A beneficio dei non palermitani diciamo che si tratta dei festoni illuminati che di solito si montano in strada qualche settimana prima di Natale (e che, per l’appunto, fanno molto Natale), ma Palermo ha una lunga tradizione di “luminarie”, ogni santo in ogni quartiere beneficia di un’illuminazione particolare sicché per tutto l’anno, a turno, la Palermo dei quartieri popolari è sempre illuminata a festa. Ma quello che ho visto ieri sera è stato qualcosa di diverso: le strade sembravano indossare un vestito blu-violetto in sintonia con l’Avvento. Chissà, forse è soltanto un caso.

 

 

Scatti d’Avvento cum corona

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Candela al limone
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Si corre
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Corona d’Avvento da me allestita per le monache; le candele provengono da un monastero di Pisa.

Prospettive

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Presepe allestito nella splendida chiesa di San Giuseppe dei Teatini a Palermo. Rispetto alla maggior parte dei presepi, che pongono in primo piano il paesaggio con i vari personaggi, questo privilegia la scena della Natività dalla fattura un po’ segantiniana. Il paesaggio animato è, invece, posto dietro la scena madre ed è visibile all’osservatore soltanto dalla porta di accesso alla capanna o dalla destra per lo svettare di uno spiovente con finestra illuminata. Di rilievo proprio il gioco interno- esterno realizzato dall’ideatore del presepe: un uscio che conduce all’esterno e immette in un interno, che in realtà agli occhi dell’osservatore è anche un esterno.

Tra sonno e veglia

31911056212_af5fe3e247_qCome mi raspettavo, il 2 gennaio ha esordito con il silenzio. Stamani sono uscito prestissimo e le vie del mio centro erano deserte. Nessuna figura umana, nessuna automobile, saracinesche di tutti i negozi serrate, tranne quelle dei market, panifici ed edicole, un’aria sonnolenta, che non ha risparmiato l’impiegata dell’agenzia di assicurazione, dove sono andato a pagare per conto terzi la quietanza semestrale. L’operatrice aveva ancora i capelli rabbuffati dal sonno e gli occhi gonfi, come se si fosse appena svegliata, e ha liquidato la pratica con lentezza estenuante; ne ho approfittato per estorcerle due bei calendari classici con sfondo bianco, feriali neri e festivi rossi, dove si può annotare a penna qualche appuntamento.

Nel pomeriggio, in città, altro che silenzio! Il traffico era pressoché scorrevole, ma in alcuni snodi un po’ di ingorgo si è creato. La vita in città è ripresa alacre e l’avvio dei saldi l’ha resa ancora più movimentata. Non ho dedicato, però, il tempo agli acquisti, ma all’amicizia; ho trascorso l’intero pomeriggio a casa di un mio compagno di liceo e di università, sorseggiando caffè, fumando qualche sigaretta e chiacchierando piacevolmente sulle nostre vite e il nostro lavoro, ossia la scuola. Non ci incontravamo da sette mesi circa. Ci siamo raccontati, perciò, un bel po’ di vita nella più naturale autenticità.

A sera sono tornato a casa, stanco come se avessi spiegato cinque ore di fila, ma soddisfatto.