Fotoemoticon

Chi ha installato nel proprio smartphone l’applicazione WhatsApp non può sfuggire alla croce e delizia dei gruppi. Ne esistono di vari tipi e non starò qui ad elencarne la fenomenologia(scolastici, amicali, parrocchiali, etc…). Un gruppo di tal genere è una risorsa, ma anche una gran rottura di maroni. A tutte le ore il WhatsAppista è sottoposto ad un bombardamento di messaggi dal numero indefinito, assimilabile alla polvere cosmica dell’universo. Per sopravvivere alla tempesta, il WhatsAppista saggio silenzia i bip bip provenienti dai vari gruppi e si riserva di rimandare a un tempo indeterminato la lettura dei messaggi. Di particolare rilievo sono le fotoemoticon, vere e proprie fotografie, riportanti in qualche modo un’immagine che richiama il messaggio scritto, l’intenzione del mittente, i suoi sentimenti. La maggior parte delle fotoemoticon sono tratte da internet, un inesauribile serbatoio. Ma anche qui occorre saggezza. Per i più inviare tali immagini è un automatismo; basterebbe un minimo di riflessione, prima di inviarle.

E invece?

Ecco qualche esempio!

Stamani pioveva a dirotto…invece…img_7767

img_7768Per la serie glicemia alle stelle…

img_7770

img_7769Sgrammatica

L’esorciccia

Spiritpact-5871528ea2e73Non erano ancora state passate in rassegna le nozze di Mercurio con la filologia di Marziano Capella, quando il suono delle ultime parole del professore fu coperto da quello di una sirena del 118. Incoraggiati dalla curiosità del loro prof, che interruppe la celebrazione, gli studenti allocati nella zona più luminosa dell’aula, simili a giraffe lamarckiane, allungarono il loro collo verso le vetrate alla ricerca di notizie e volti.

Chi veniva soccorso?

Il calare improvviso del silenzio, dopo il grido della sirena, riportò le teste sulle pagine del libro, le nozze furono celebrate e la campanella del cambio d’ora gridò imperiosa il trascorrere del tempo.

Uscito dall’aula, ancora impolverato di anticaglie, il prof. intravide nel corridoio un essere umano ibrido, a metà tra un piteco e una donna attempata dagli occhi nerissimi, immobili sui due bulbi venati di sangue. L’effigie lo turbò per il tempo che attraversò il corridoio per raggiungere la zona comando e poco dopo la cancellò. Doveva trattarsi di una mamma. Chissà cosa era successo.

Poco dopo, mentre si godeva il dolce far niente di una buca scolastica, il prof fu scosso dallo squillo del proprio cellulare e dalla voce, quasi implorante, della Capa, che lo invitava a trovare una soluzione per una studentessa.

La soluzione era già bella e pronta in verità: un cambio di aula. Non di classe, ma di aula. La classe, insomma, tutta intera doveva spostarsi in un’altra aula per incompatibilità di una sola studentessa con l’aula. La Capa fu reticente in merito alla motivazione del cambio, rassicurando il sottoposto docente che il genitore avrebbe rivelato in camera caritatis il mistero. Nessuna malattia, allergia, febbre terzana e quartana, peste, etc…

Spiriti e venerdì.

Sì, uno spirito gagliardo assai.

Nata di venerdì, la ragazza, dotata di poteri sovrannaturali, vedrebbe ovunque gli spiriti dei morti. E uno spirito malefico, albergante nell’aula incriminata, si sarebbe materializzato davanti a lei, ordinandole di uscire immediatamente pena il tormento perenne cui l’avrebbe sottoposta con le sue urla strazianti di spirito infernale, se fosse rimasta lì. Questo il resoconto della posseduta. Com’è, come non è, costei, mentre lo spirito la tiranneggiava, accusò un forte dolore al petto e svenne. Ecco la sirena del 118!

Rinsavita, la posseduta era rimasta nel corridoio(Ma quale mamma! Era lei, la posseduta!), lontana così da Alichino. Poi si era ricoverata col genitore dalla Capa, per richiedere il cambio d’aula.

Il giorno successivo, effettuato il passaggio dell’intera scolaresca dall’inferno al presunto paradiso, pochi secondi dopo il suo ingresso, la posseduta aveva inscenato la stessa pantomima.

A questo punto, quando il genitore chiese al prof che soluzione trovare per la figlia, questi, fuori dalla grazia di Dio, rispose:

La faccia curare!

E, nell’occasione, si curi anche lei!

Capannelli scolastici

Poiché c’è da piangere se si osserva la scuola sia nelle alte(le parole d’ordine sembra siano inclusione a tutti i costi, acronimi di vario tipo, smartphone sì, smartphone no, stress d’inizio anno scolastico, promoveatur sed amoveatur)che nelle basse sfere(mani non collegate ai cervelli, connessioni ballerine, registri di classe on line, smarrimenti di buon senso), inauguro con un post leggero il mio capodanno lavorativo del 14 settembre 2017.uva-esopo

Si può dire che l’incipit corra anche sul filo di Facebook e di Instagram. Stamani nel corridoio della scuola si è formato un capannello di docenti letterari di sesso maschile intenti a commentare le foto di due novelli studenti, inseriti nella classe di uno dei pettegoli da strapazzo. Le foto private dei due studenti, maleficamente ricercate e trovate dai più buontemponi della scolaresca maturanda, furono inviate al professore dagli stessi studenti storici che, appresa la notizia del nuovo inserimento, alimentando nell’imo petto il desiderio di sconvolgere ben bene i progetti culturali dello sventurato insegnante, navigarono in lungo e in largo nella rete alla ricerca di notizie, fatti e memorabili imprese dei neo-compagni. E riuscirono nell’intento. Non solo il professore non dormì tutta la notte, agitato non si sa da quale meta-fisica angoscia, ma bruciò sin dalle prime luci dell’alba dal pio desiderio di essere consolato dai suoi colleghi maschi.

Così stamani, compattato il conciliabolo, il collega s’è voluto sfogare con i suoi consimili e ci ha mostrato le foto dei neo-alunni, ribattezzati il tronista e il pornostar. Ma è cascato male: anziché essere compianto e consolato della tragedia occorsagli, in coro gli abbiamo gridato: “La tua è tutta invidia.”

 

“Capo montagna dei Capi”

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Quanto tempo sia trascorso dall’ultima visita al santuario di Gibilrossa non è dato sapere; ho cercato di pescare nel pozzo nero della memoria, ma nessun risultato. Riaffiora qualche ricordo fanciullesco, fatto di merende pomeridiane e di ori e argenti luccicanti(sicuramente di ex voto), ma null’altro. Da fonti orali, che si affidano comunque alla memoria dei vecchi, ho saputo che ci si recava al santuario in occasione della festa dell’Assunta, ossia il 15 agosto; il resto lo si può apprendere dal link posto sotto la prima immagine, che oggi è conservata in una delle sale di Palazzo Abatellis a Palermo. Il resto è anche decadenza, incuria e vandalismo. Privato del trittico, che ritrae Maria, Sant’ Agata e santa Barbara, l’eremo resta un luogo senza storia e memoria, un blocco di pietra senza identità. Una grata protegge l’altare e tre statue, ben tre statue, che ritraggono Maria, tra cui una dormitio. La mia è stata una visita veloce ed estemporanea; credo di avere apprezzato più il panorama che il sito, anzi ho provato un’immensa tristezza. Troppa desolazione. Di luoghi e di umanità.

Americanate(?)

In questi giorni di caldo mi sto facendo una cultura di serie americane televisive molto leggere, delle americanate, tanto per intenderci.

La prima volta si è trattato di un incidente pomeridiano causato dalla voglia matta di leggerezza; specialmente dopo gli esami di stato, la mia testa, piena di fanciullini pascoliani, oltreuomini nicciani, superuomini dannunziani e guerre mondiali, si rifiutava letteralmente di impegnarsi in alcunché di intellettuale. Dopo la paccottiglia letteraria, quella che definisco prodotto commerciale di letteratura, tra questi i volgarizzamenti degli studenti agli esami di stato, ecco quella televisiva, fatta di finzioni filmiche ironiche e paradossali, nelle quali il genio americano eccelle.

Le serie da me viste ruotano tutte intorno alle relazioni umane in genere e nella fattispecie familiari. Ricordano, ma solo per tipologia strutturale, per durata e per spirito comico, quelle degli anni ’70 e ’80, ma di quel buonismo pacioso familiare non conservano nulla. Nelle attuali sitcom domina il tema della disgregazione familiare e delle relazioni umane fragili, la rappresentazione di famiglie atipiche, il trionfo dell’individualismo e dell’egoismo più sfrenato. La cifra stilistica che le accomuna è il paradosso e l’iperbole. Le serie in questione riescono molto spesso a strapparti un sorriso, ma costituirebbero sicuramente materia per un trattato sociologico. Si tratta, infatti, di personaggi problematici, che rispecchiano probabilmente la mutazione antropologica e sociale in atto in questa nostra età del post postmoderno. Genitori che non riescono a comportarsi da genitori, madri iper-ansiose, che vorrebbero gestire la vita dei figli fino ad assumere comportamenti stalkerizzanti e persecutori, educatori incapaci, abili magari nell’arte del fancazzismo, ma inadeguati a svolgere il loro compito sociale, figli nevrotici inetti allo studio e all’impegno, impermeabili ai moniti genitoriali e in seria difficoltà nell’affrontare la vita e intrecciare relazioni umane autentiche.

1200px-Two-and-a-half-men.svgLa più spassosa è la serie Due uomini e mezzo, i cui protagonisti sono due fratelli, Charlie e Alan. Questi, dopo la separazione, va a vivere insieme al piccolo figlio, Jack, dal fratello Charlie, single incallito e dongiovanni parossistico. Ogni episodio pone un problema quotidiano da risolvere, che è il pretesto per inscenare il rapporto conflittuale tra i due fratelli e quello tra padre e figlio. Charlie e Alan hanno, infatti, caratteri sideralmente distanti. Il primo è estroverso, brillante, dongiovanni incallito, l’unica preoccupazione è conquistare le donne carine che gli capitano a tiro. Che sia la maestra del nipote o il medico del pronto soccorso, Charlie sfodera le sue armi da conquistatore, suscitando al contempo l’invidia del fratello che, dopo la separazione, non riesce ad avere più successo con le donne. Alan è, invece, cupo, problematico, talvolta succube dei propri sensi di colpa. Un ruolo particolare ha il piccolo Jake, un mostriciattolo di spontaneità, che, nonostante gli sforzi educativi del padre, riesce sempre ad essere un fior di birbone. In un episodio dal sapore terenziano la tata lo costringerà a pulire da cima a fondo la tavolozza del water, che puntualmente diventa laido per l’ eccessiva foga intestinale del piccolo. Soltanto la mascolina tata è riuscita nell’impresa, a differenza degli altri due uomini di casa, il padre, eccessivamente prono ai consigli degli psicologi, e lo zio, indifferentemente permissivo. Le maniere forti trionfano così sul fare moderno dei due fratelli, destinati al fallimento educativo.

Un’altra serie, The middle, ma più amara della precedente, segue le vicende della famiglia Heck, che vive in una piccola cittadina dell’Indiana. La voce narrante è Frankie, che racconta ciò che succede alla famiglia, ogni puntata, infatti, si basa su un argomento differente, ma il punto focale della serie è la difficoltà di essere genitori. Frankie Heck, madre tradizionalista, lavora in una concessionaria d’auto con scarsi risultati nelle vendite e tutti i giorni ha a che fare con Bob, un collega innamorato di lei; è il personaggio di spicco della serie. Madre ansiosa e persecutrice. Suo marito è Mike Heck, il padre della famiglia. Arrendevole e pacifico. Lavora come manager in una cava, anch’essa soggetta alla crisi economica. Poi ci sono i figli: Axl Heck è il figlio maggiore, un teenager disinteressato  che gioca a football americano e basket e gira in boxer per casa. Spesso invita a casa i suoi due migliori amici, Sean e Darrin, e i tre si incollano al divano davanti alla tv. Axl rappresenta lo stereotipo del fratello più vecchio: sarcastico, pigro e critico verso i suoi fratelli. E molto ineducato, direi. Il suo principale divertimento è mettere in difficoltà la sorella Sue, che lui ritiene stupida e incapace. Al liceo Axl finge addirittura di non conoscerla, poiché se ne vergogna profondamente. Sue Sue Heck è la figlia, la più imbranata di casa. Ha una migliore amica, Carly, con la quale condivide le idee più strane. Sue è sempre impegnata in provini per attività extra scolastiche, però l’unica squadra nella quale riesce ad entrare è quella della corsa campestre. Al liceo crea il gruppo di cheerleader della squadra di wrestling, nella quale incontra Matt, che diventerà il suo secondo ragazzo. Ha il nome doppio perché all’anagrafe l’impiegato lo ha scritto due volte. Infine c’è Brick Heck, il figlio più piccolo di casa Heck. È un bambino molto particolare e passa tutto il suo tempo a leggere. Frequenta una classe per bambini speciali, ma non riesce a farsi nessun amico con cui giocare. Spesso ripete a bassa voce chinando la testa verso il basso le ultime parole delle frasi che pronuncia e presenta i sintomi di una forma di autismo. Di fatto, però, è il migliore elemento della famiglia, forse perché grazie ai suoi disturbi stupisce tutti con i suoi colpi di genio. abc-conferma-la-nona-stagione-per-the-middle

 

 

 

Voci precedenti più vecchie

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