Quel mazzolin di rose…e di ginestre

Lo rose, quelle vere. Profumate e spinose a tal punto che, se ti sfiorano un dito, piangi goccette di sangue. E le ginestre e le ginestrelle spinose. Il mio viaggio mattutino tra le montagne verso la pianura è ormai diventato un osservatorio ambulante di flora e fauna montane. Maggio si presta benissimo al tripudio dell’alma natura. I cigli della strada ferrata mai nata, così come il costone roccioso, gialleggiano di ginestre e ginestrelle(è un nome inventato da me per la somiglianza con le ginestre)che gareggiano con rose canine e rose rampicanti variopinte nello sfoggiare i loro vestiti sgargianti. Motivo per cui mi son munito di cesoie da giardino e, quando il mio tempo è più disteso, accosto l’auto sugli angustissimi sterrati della corsia e zacchete! La gioia più grande consiste però nel vederle per più giorni in pieno rigoglio dentro i vasi; anche i boccioli si aprono, mentre le mamme sfioriscono. Quindi con forbicine ne decapito la chioma e, se fossi ancora romantico, le chiuderei tra le pagine di un libro. Invece sono ormai sfioriti i giaggioli bianchi, di cui ho fatto incetta ad aprile, quando il freddo era più intenso. Tra i più resistenti c’è il rosmarino, i cui fiori violetti punteggiano gli ispidi aghetti profumati. La strada è anche il regno delle piche, amanti dell’asfalto; a distanza le vedi in piena carreggiata indaffarate in non so quale attività frenetica(penso che caccino insetti), ma all’avvicinarsi del mezzo fuggono veloci infrattandosi tra i cespugli. Mi sono imbattuto anche in qualche gatto randagio, che sicuramente trova rifugio nelle case, rade, degli abitanti di montagna. Alcune sono per la villeggiatura estiva, altre abitate in tutte le stagioni; credo che anche una vecchia stazione(sarebbe dovuta esserlo)sia adibita ad abitazione. Spesso favoleggio fra me e me che forse mi piacerebbe vivere in una di queste case, ma sono attimi, attimi pericolosi per la guida dell’auto. L’immaginazione alla guida chiude gli occhi, anche se questi restano aperti. Ergo rinsavisco e mi accontento delle rose colte e delle loro spine.

VideoNatale

Buon Natale a tutti! Quest’anno scelgo per la prima volta un video da me realizzato con il mio particolare presepino. Piovono dal cielo rose e angeli, mentre viene intonata una storica ninna nanna di Alfonso Maria de’ Liguori.

Bouquet natalizio essenziale: stelle di Natale e anturio.

Corona, senza virus

Corona d’avvento 2021
Corona d’avvento 2021

Ipadidattica

Anche per me è cominciato il nuovo anno scolastico e già fervono le prime attività didattiche con annesse interrogazioni, facilitato ciò sicuramente da classi che già conosco, quindi nessuna accoglienza, a parte qualche domandina pro forma sull’estate appena trascorsa, che all’estremo sud digrigna ancora con dentate di calore improvvise e ostinate. Già dal primo giorno, in realtà anche dai precedenti, qualche sgradita sorpresa ha polverizzato l’entusiasmo del tanto agognato ritorno a scuola, come l’attivazione di lezioni miste e la confessione di un ausiliario scolastico sull’impossibilità di “pulire” a fondo le aule per mancanza di tempo(?). Quindi alla classica sporcizia da polvere e gesso e agli olezzi dell’urina provenienti dai bagni si somma pure il timore che non si disinfettino e sanificano i locali a dovere; -di contro, un mio lontano parente, frate-ingegnere informatico, impiegato nelle stanze vaticane, riferisce che ogni due ore il personale viene allontanato dalle stanze dei bottoni, affinché si proceda ad un’igienizzazione e sanificazione da cima a fondo- conscio di ciò, ho rifornito il mio zaino di salviettine, gel e spray disinfettanti, per tentare di riparare alle croniche insufficienze scolastiche siciliane, ma il suo peso inevitabilmente si è triplicato, se si aggiungono il portatile per la lezione mista, il caricatore, il mouse, un quaderno, l’astuccio con le penne, i gessi colorati, la merendina per l’intervallo, qualche capsula da caffè. Insomma per la prima volta ho compreso le ragioni di chi raccomanda agli scolari zaini leggeri, bramendo io e ringhiando per una settimana intera per il lacerante rosicchiamento della mia spalla sinistra. Stupidamente credevo di essermi liberato del giogo dei libri di testo, dacché son stati tutti scaricati sul portatile, invece amaramente la mia spalla continuava a fungere da leva iperbolica per sollevamento pesi. Aiuto! Pietà! Aiuto! Riusare il tablet fornitomi dalla scuola? Giammai. Schiumerebbe come un asino sul biancore di una strada assolata prima che le sue funzioni siano attive. La bifida lingua del mio ingegno ha però avuto un guizzo, quando una collega mi ha passato la notizia dell’attivazione del bonus docenti: perché non far tesoro della sommetta accumulata in due anni? Detto, fatto. Due ore dopo uscivo ebbro e giulivo da un esercizio locale siculo, perché giuro che Mediatruffa del mondo non soppeserà più neanche un euro delle mie tasche, con un etereo Ipad, leggero come la fiamma dell’alcool, veleggiando verso casa come avessi vinto al superenalotto. In poco tempo nell’Ipad ho travasato il mondo intero, sincronizzandolo tra l’altro con lo smartphone. Grazie a pochi grammi di elementi chimici ed elettronici potrò riempire il mio zaino di altrettante cosette utili per la sopravvivenza a scuola.

Sono felice.

Nino, Elsa e Carletto

Gli ex-compagni di scuola mi hanno preso la mano…a101

Nino era il più grande in età di tutti noi imberbi del primo anno di liceo. Ed era il “terrore” di tutti. Riverito e rispettato. A renderci trepidi contribuivano lo sguardo truce e l’andatura claudicante per via di una malformazione nata insieme a lui. A primo impatto sarebbe apparso come un bullo, ma nel corso dei giorni Nino si rivelò come una sorta di Robin Hood, difensore dei deboli e delle ragazze; senza che fosse stato designato, Nino si era imposto e posto come il capo della classe, l’autorità a cui rivolgersi nel caso qualcosa tra noi studenti non fosse andata per il verso giusto. Studiare era per lui un verbo sconosciuto; ripetente, fu ri-bocciato, a ben ragione. Non facemmo amicizia in aula, ma nei bagni della scuola durante la pausa-sigaretta che lui si concedeva quasi ad ogni cambio d’ora e io in quelle di religione(il prof era assai avanti negli anni e non si rendeva conto di chi sgattaiolava fuori dalla classe senza chiedere permesso)e di educazione fisica.

La sua vena giustiziera venne fuori quando venne insidiata al telefono la compagna di cui Nino era innamorato, Elsa, la cantante della classe. Lei neanche di striscio. Quasi ogni pomeriggio infatti Elsa riceveva al fisso delle chiamate, durante le quali il mittente o stava muto o sospirava appassionatamente o, modificando la voce, le dichiarava il suo amore. Ma lo spasimante ad un certo punto chiudeva la chiamata senza palesarsi. Sulla base delle sensazioni di Elsa e delle supposizioni delle compagne a lei vicine, un covo di pettegole, venne individuato il presunto colpevole, un certo Carletto, mio compagno di banco, una emerita mini-mummia, con il quale credo di avere scambiato nel corso dell’anno non più di venti parole e quattro gomitate per mantenere integro il mio spazio vitale di banco. Tutti i sospetti si aggrumarono intorno a Carletto e perciò un giorno, a ricreazione, il poveretto fu schiaffeggiato da Nino nel cortile della scuola, senza aver potuto pronunciare una parola in propria difesa o conoscere il motivo dell’aggressione. Lo seppe soltanto dopo e a nulla valse la discolpa davanti all’insidiata e a Nino stesso.

Come era prevedibile, Elsa continuò a ricevere telefonate d’amore e passione quasi ogni pomeriggio, fin a quando, mentendo, dichiarò a tutti di aver fatto mettere sotto controllo della questura la propria utenza telefonica. Malgrado il servizio d’amore Nino non riuscì a concupire la sdegnosa e altera Elsa.

A settembre Nino e Carletto non furono più miei compagni e migrarono verso altri lidi scolastici. Della mummia non ho saputo più nulla, di Nino mi ha dato notizie, invece, Polifemo, un altro compagno che ho rivisto la scorsa estate. Mi piacerebbe rivedere Nino, che è felicemente ammogliato e padre di figli, soprattutto per ricordargli degli schiaffi con botto sulla faccia di Carletto sotto gli occhi stupiti di noi tutti.