MargheRITA

Nonostante sia una santa umbra, Rita è festeggiatissima in Sicilia. Senza volere apparire irriverentemente irreligioso, e non lo sono, santa Rita incarna nell’immaginario collettivo femminile siculo il simbolo della donna sfortunata: moglie di un uomo violento, madre di due figli degeneri, prima vedova, poi orfana di figli, Rita coagula attorno alla sua immagine tanti volti di siciliane, che hanno dovuto subire violenze e prepotenze e forse hanno trovato nella fede una possibilità di riscatto. Nel mio paese non è un caso che siano addirittura le donne stesse ad organizzare la festa, cosa che solitamente è riservata ai maschi. Oggi le campane hanno suonato a festa tutto il giorno e le chiese erano stracolme di donne in attesa di farsi benedire le rose, simbolo di uno dei tanti miracoli di Rita. Donne e bambine indossavano proprio l’abito monacale della santa, bianco e nero.

Pure a Palermo la festa è molto sentita e anch’io ho ricevuto una rosa benedetta; me l’ha regalata una collega, che di buon mattino si era recata nella chiesa degli agostiniani. È stato un gesto gentile, che ha colorato di dolcezza l’impegno scolastico odierno. Al termine delle lezioni sono uscito da scuola raggiante di gioia per la mia rosa rossa targata Santa Rita. 

Luce tra alberi

Colomba, Nicola e la focaccia Fiore

Santa Colomba

San Nicola

Uno squarcio di Bari


Talvolta affrettatamente si proferisce un sì e, dopo poco tempo, ci si ritrova su un aereo con una ciurma di studenti da gestire. Dopo circa sei anni ho rotto l’incantesimo e ho detto “sì “; mi auguro di non pentirmene. Solitamente gli studenti del mio liceo si comportano educatamente e lo hanno dimostrato oggi durante le visite. La guida si è complimentata con noi docenti, ma la notte, temo la notte. Vedremo. 

Nelle foto due santi venerati a Bari, Colomba e Nicola, e uno squarcio dal castello-fortezza; oggi abbiamo gustato una focaccia all’antico panificio Fiore, che è ubicato su una ex chiesa del Cinquecento. Che bontà! 

Vie

Le mani indegne sul tuo legno di sangue, ancora una volta, senza volerlo, eppure con tutte le forze. La tredicesima o la decima. Poco importa. È la sorte a stabilirlo, nuda la volontà. La fragilità ghermisce la fragilità, il transeunte l’eterno. Una via interminabile nell’annullamento del tempo rapisce i sensi, denudando l’essenza.

George

Non so chi tu sia stato veramente, non so nulla della tua spiritualità, anche se, a dire il vero, hai sempre dato l’impressione di coltivare la corporeità. Ti piangeranno realmente gli affetti tuoi intimi, a loro mancherai davvero. Tu, invece, con la tua musica resterai sempre con noi. Muori e spazzi via un pezzo della mia giovinezza leggera, le corse di sabato in autostrada per raggiungere la Discoteca e poi il ritorno sonnolento e rischioso, mentre il doppio alcolico evaporava nel torpore delle membra. Le serate nei pub, le amicizie fiorite, quelle appassite, volti intravisti, frugati, cercati. Eri un apripista e lo sei stato anche per il mio sentire più profondo. Ciao, George! Ti ricordo così…

Ho dovuto eliminare i video per timore di qualche virus, che sta comportando la formattazione di uno dei miei PC. Mi scuso pertanto per il post senza più coda musicale. 😂

 

 

 

 

 

Rivestirsi di luce

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La mia corona d’Avvento 

Il patriarca

Quest’anno, a causa della Pasqua che cade bassa, i festeggiamenti di san Giuseppe si sono svolti un po’in sordina; ad esacerbare gli animi dei tradizionalisti e delle devotissime(già adirati perché l’antica statua del Santo patriarca, minuta, ma pregevole di fattura, è stata sostituita con un’altra, nuova di zecca e gigantesca)ci ha pensato l’arciprete, che ha anticipato di un giorno la festa. Fulmini e tempesta! Quasi un sacrilegio, uno sminuire il patriarca. Pur devoti, molti sono ignoranti di liturgia cristiana e non sanno che esiste pure una gerarchia nella scelta delle feste da celebrare, così sono venute a coincidere la festa di san Giuseppe e la vigilia della Domenica delle palme, o meglio si sarebbero accavallate se l’arciprete non avesse provveduto a tempo.

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Non così è andata in altri centri; posto qui le foto che ritraggono gli altari di san Giuseppe, interamente fatti di pane e ornati di foglie di lauro e agrumi.

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