Il primo del ’21

Chi mi conosce sa quanto io detesti con tutto me stesso lo scoccare della mezzanotte del trentuno dicembre con tutti gli annessi e connessi che tale inutile baldoria comporta soprattutto per coloro che sono aristotelicamente affetti da pulsioni di socialità a tutti i costi; l’atmosfera pandemica di questi tristi tempi e i provvedimenti governativi hanno però sferrato un bel colpo basso agli illusi edonisti del brindisi di mezzanotte, costringendoci tutti, o quasi, a star rintanati nelle nostre tiepide case piuttosto che stipati nelle piazze o nei locali della movida italiana, europea ed extra, in attesa del passaggio di kronos. Sono però certo che grappoli di imbecilli, fregandosene altamente delle regole, si sono radunati laddove i controlli delle forze dell’ordine non potevano per forza di cose arrivare o le hanno sfidate per spirito oppositivo, inneggiando ad una libertà personale distortamente interpretata, sciamando nelle piazze o in luoghi ben in vista proprio allo scopo di farsi notare. Al contempo altrettanti stolti si sono riuniti a fare bagordi nelle case private, essendovi arrivati a due a due alla chetichella nelle giornate aranciate.

Son questi, purtroppo, gli unici pensieri, a dir poco velenosi, che mi sono passati per la testa stanotte e che, fortunatamente, in questo primo tramonto di gennaio son volati via, eppure non riesco a formulare alcunché di positivo e propositivo per questa giornata simbolica. So soltanto che mi son liberato di un peso emotivo, che ieri mi ha attanagliato per l’intera giornata. Oggi mi sento sereno e guardo fiducioso al futuro, malgrado le notizie relative alla situazione sanitaria del mio paesello non siano del tutto confortanti; la mia amica Marianeve mi ha appena aggiornato sulla situazione di tanti nostri compaesani, dai ricoverati in rianimazione ai positivi asintomatici. Precisa come un bollettino sanitario, costei riesce ad estorcere notizie a chicchessia, sia in modo diretto che indiretto. Nel tragico, perciò, c’è per me anche il comico, perché è un autentico scialo ascoltarla, mentre recita nomi come in una litania, tesse parentele e affinità tra i malati, indaga sulle modalità di contagio e sui possibili contatti tra infetti e sani. Se ciò sotto il profilo razionale collide con la mia sensibilità, sotto il profilo emotivo, invece, mi rassicura e mi orienta negli sporadici movimenti che sono obbligato a fare per le necessità quotidiane, soprattutto se è vero che, stando ai suoi informatori segreti e autorevoli, qualche debosciato, pur positivo, finge di non esserlo, pur di non rinunciare al proprio lavoro autonomo. Voglio pensare che tali figuri siano il frutto di dicerie letterarie popolari, alle quali la pur lucida Marianeve presta credito senza rendersene conto, ma si sa quanto l’uomo per il vil denaro sia disposto a vendersi finanche la propria madre.

Natale ’20

Come forse ho scritto in qualche post fa, quest’anno ho avuto più tempo per arricchire gli spazi della mia casa di luci e simboli natalizi; la fatica sarà notevole dopo il 6 gennaio, quando dovrò togliere l’albero e smontare il presepe, perché, se ho avuto più tempo per adornare gradualmente gli spazi, lo stesso non si potrà verificare a gennaio, sia per gli impegni scolastici(la ministra scolastica proclama un rientro dal vivo…), sia per quella sorta di torpore casalingo invernale, che si impadronisce di me a inizio d’anno. Ecco una carrellata di foto natalizie: un presepe ad alto rischio di assembramento umano, angelico e animale, il bambinello di cera tra luminosi fiori rossi, l’albero di Natale con palle e rose. Se non si fosse capito, adoro il vintage, perciò nella scelta di luci e colori cerco di scimmiottare la moda natalizia degli anni ‘70, ossia colori sgargianti e oggetti ai limiti del desueto. Ogni anno mi prometto di essere sobrio, ma proprio non ci riesco. Per me il Natale è un’occasione di fanciullezza felice, finalizzata a ricreare un’atmosfera innocente che tale non è più…

Santa Lucia 2020

Le arancine, come da tradizione palermitana, con carne macinata e piselli. Il covid non ferma gli intrepidi della cucina, anzi li fortifica per spirito di resistenza.

E quelle con burro, provoletta dolce e prosciutto cotto a dadini.

Qui cotte e dorate.

Un’immaginetta vintage di Santa Lucia.
La cuccia…o grano bollito con crema di ricotta e canditi, ma questa è opera di una vicina di casa.

Fiorirà…

Ecco la corona d’Avvento 2020! Tre candele viola e una rosa con un pizzico di bianco, come prevede la terza domenica di preparazione al Natale. Quest’anno ho scelto, per quella rosa, una candela a forma di fiore, quasi a parafrasare Isaia. Ho aggiunto anche un faretto multicolore, che ho sintonizzato sul violaceo; la sua particolarità è che cambia colore ad ogni tocco, spaziando così per tutte le cromaticità dell’arcobaleno. Non mi sono impegnato più di tanto, perché la situazione storica che stiamo vivendo mi porterebbe a mollare tutto, anche la tradizionale corona pre-natalizia. Ma si resiste e si fa anche controvoglia.

La corona in primo piano immersa nel viola.

Orch’idee

Chiariamo subito: non ho scattato io queste foto, ma un appassionato, come me, di flora spontanea siciliana, infatti si tratta di orchidee autoctone, che personalmente non ho mai avuto il c… di vedere e immortalare. L’elemento straordinario è dato dalla varietà dei colori di questi fiori disseminati nel medesimo campo: è una fantasmagoria spaziante dal bianco al beige, dal rosa al fucsia. Ho preferito postare le orchidee anziché esprimere le mie idee da orco isolato imbalsamato davanti allo schermo della Dad. Nonostante la daddità il lavoro scolastico di fine anno non è cambiato: relazioni e programmi scolastici han fatto da giorni capolino. Ho impiegato ben due pomeriggi per stilare quelli dei maturandi, la cui stanchezza è palpabile anche per vie virtuali. Domani sarà il grande giorno: ultima spiegazione con poesie all’insegna di emozioni e pensieri. È sempre stata una mia consuetudine lasciare ai ragazzi un messaggio finale in poesia, una sorta di consegna spirituale del mio mondo letterario. Cinque anni fa è toccato al Montale del Piccolo testamento, quest’anno al Pasolini degli affetti privati. Sarà la daddità o il Covid, ma questa conclusione fa rimare cuore con amore.