Fiorirà…

Ecco la corona d’Avvento 2020! Tre candele viola e una rosa con un pizzico di bianco, come prevede la terza domenica di preparazione al Natale. Quest’anno ho scelto, per quella rosa, una candela a forma di fiore, quasi a parafrasare Isaia. Ho aggiunto anche un faretto multicolore, che ho sintonizzato sul violaceo; la sua particolarità è che cambia colore ad ogni tocco, spaziando così per tutte le cromaticità dell’arcobaleno. Non mi sono impegnato più di tanto, perché la situazione storica che stiamo vivendo mi porterebbe a mollare tutto, anche la tradizionale corona pre-natalizia. Ma si resiste e si fa anche controvoglia.

La corona in primo piano immersa nel viola.

Orch’idee

Chiariamo subito: non ho scattato io queste foto, ma un appassionato, come me, di flora spontanea siciliana, infatti si tratta di orchidee autoctone, che personalmente non ho mai avuto il c… di vedere e immortalare. L’elemento straordinario è dato dalla varietà dei colori di questi fiori disseminati nel medesimo campo: è una fantasmagoria spaziante dal bianco al beige, dal rosa al fucsia. Ho preferito postare le orchidee anziché esprimere le mie idee da orco isolato imbalsamato davanti allo schermo della Dad. Nonostante la daddità il lavoro scolastico di fine anno non è cambiato: relazioni e programmi scolastici han fatto da giorni capolino. Ho impiegato ben due pomeriggi per stilare quelli dei maturandi, la cui stanchezza è palpabile anche per vie virtuali. Domani sarà il grande giorno: ultima spiegazione con poesie all’insegna di emozioni e pensieri. È sempre stata una mia consuetudine lasciare ai ragazzi un messaggio finale in poesia, una sorta di consegna spirituale del mio mondo letterario. Cinque anni fa è toccato al Montale del Piccolo testamento, quest’anno al Pasolini degli affetti privati. Sarà la daddità o il Covid, ma questa conclusione fa rimare cuore con amore.

Pasquale…virtuale

Quest’anno niente giro tra le chiese per visitare i cosiddetti “sepolcri”, eppure qualcuno ha avuto la bella idea di costruire a casa un Diorama, che ritrae i principali momenti della passione di Cristo, e di pubblicarne le scene in rete. Mi è piaciuto e posto qui le foto.

Le mele di Rancore🍎🍎🐍

Il testo sanremese di gran lunga apprezzabile sotto il profilo della fattura letteraria è sicuramente Eden di Rancore, da me ignorato durante la gara canora anche per l’impossibilità di seguire a notte fonda; l’ho scoperto dopo, ascoltandolo alla radio. A detta di Rancore il testo affronta come tema la scelta di noi esseri umani ed è in effetti una specie di cronistoria di tale capacità che, partendo dal racconto biblico, giunge fino all’attualità politica internazionale attraverso il riferimento all’Iraq e alla Siria. (L’associazione antitetica Biancaneve-strega e falsa pace-conflitto mediorientale è di maniera, ma di effetto icastico straordinario). Sembra però che tale libertà dell’essere umano scemi man mano che si raffini sempre più l’arte umana di danneggiare gli esseri umani stessi, creando l’illusione collettiva secondo cui tutti siamo liberi di scegliere. Ne è indizio l’incipit della canzone con il riferimento, ribadito linguisticamente dalla ripetizione, della parola chiave codice. Cosa siamo noi oggi se non un codice che viaggia matematicamente attraverso i fili invisibili della rete e che, nonostante questo, è capace di tarpare pesantemente la nostra libertà di scelta e di chiuderci nelle immagini di un profilo socio-economico da vendere a chi paga di più? Codice e non più mela, criptica imposizione di libertinaggio e non libertà; a questo ci saremmo ridotti dopo tante presunte scelte, che invece hanno segnato il corso dell’umanità. L’elemento connettivo, intorno cui si metaforizza la narrazione rap, è costituito dall’immagine della mela, la mela dei progenitori biblici, quella di Paride, di Newton, di Apple e Alan Turing, la grande Mela e la terra come mela da mordere e depredare. Non poteva mancare in questa complessa allegoria la figura del tentatore, qui raffigurato dalla vipera alla base del melo pronta a far discendere da ogni(presunta?)scelta una cascata di conseguenze, di cui l’uomo non sempre si è del tutto assunto le responsabilità; alla logica l’uomo-mela ha preferito la tentazione del potere, il dominio e la spoliazione della terra. Cosa resta oggi di noi umani se non un codice, quante mele autentiche convivono insieme a falsi frutti, che si ritengono generati, invece, da atti di libertà? Filosoficamente il testo di Rancore sembra gravitare sull’orbita dell’esistenzialismo e saccheggia bene e a piene mani nella tradizione letteraria occidentale. Tra le immagini che mi sono piaciute di più quelle di Paride, che si aggira tra gli dei ansiosi per la sua scelta, di Giunone nel giardino delle Esperidi, dell’IPad oro, delle parole-mele dei mafiosi. Che dare dunque a Rancore se non un bel dieci?

Questo è un codice, codice
Senti alla fine è solo un codice, codice
Senti le rime è solo un codice, codice
Su queste linee solo un codice
L’11 settembre ti ho riconosciuto
Tu quando dici, grande mela è un codice muto
Tu vuoi nemici, sempre, se la strega è in Iraq
Biancaneve è con i sette nani e dorme in Siria
Passo ma non chiudo!
Cosa ci hai venduto?
Quella mela che è caduta in testa ad Isaac Newton
Rotolando sopra un iPad oro
Per la nuova era
Giù nel sottosuolo o dopo l’atmosfera
Stacca, mordi, spacca, separa
Amati, copriti, carica, spara
Stacca, mordi, spacca, separa
Amati
Carica
Noi stacchiamo la coscienza e mordiamo la terra
Tanto siamo sempre ospiti in qualunque nazione
Chi si limita alla logica è vero che dopo libera la vipera alla base del melo
Che vuole…
Quante favole racconti che sappiamo già tutti
Ogni mela che regali porta un’intuizione
Nonostante questa mela è in mezzo ai falsi frutti è una finzione
E ora il pianeta terra chiama destinazione
Nuovo aggiornamento, nuova simulazione
Nuovo aggiornamento, nuova simulazione
Come l’Eden
Come l’Eden
Come l’Eden, prima del ‘ta ta ta’
Come prima quando tutto era unito
Mentre ora cammino in questo mondo proibito
Come l’Eden
Come l’Eden
Come l’Eden, prima del ‘ta ta ta’
Quando il cielo era infinito
Quando c’era la festa e non serviva l’invito
Dov’è lei? Ora, dov’è lei?
Se ogni scelta crea ciò che siamo
Che faremo della mela attaccata al ramo?
Dimmi chi è la più bella allora dai, giù il nome
Mentre Paride si aggira tra gli dei ansiosi
Quante mele d’oro nei giardini di Giunone
Le parole in bocca come mele dei mafiosi
E per mia nonna ti giuro
Che ha conosciuto il digiuno
È il rimedio più sicuro
E toglierà il dottore in futuro
Il calcolatore si è evoluto
Il muro è caduto
Un inventore muore nella mela che morde c’era il cianuro
Questo è un codice, codice
Senti alla fine è solo un codice, codice
Senti le rime
E dopo
Stacca, mordi, spacca, separa
Amati, copriti, carica
Ancora
L’uomo è dipinto nella tela
Ma non vedi il suo volto è coperto da una mela
Si, solo di favole ora mi meraviglio
Vola
La freccia vola
Ma la mela è la stessa
Che resta in equilibrio
In testa ad ogni figlio
Come l’Eden
Come l’Eden
Come l’Eden, prima del ‘ta ta ta’
Come prima quando tutto era unito
Mentre ora cammino in questo mondo proibito
Come l’Eden
Come l’Eden
Come l’Eden, prima del ‘ta ta ta’
Quando il cielo era infinito
Quando c’era la festa e non serviva l’invito
E se potessi parlare con lei da solo cosa le direi
Di dimenticare quel frastuono
Tra gli errori suoi
E gli errori miei
E guardare avanti senza l’ansia di una gara
Camminare insieme sotto questa luce chiara
Mentre gridano
Guarda, stacca, mordi, spacca, separa
Amati, copriti, carica, spara
Amati, copriti, carica
‘Ta ta ta’
Come prima quando tutto era unito
Mentre ora cammino in questo mondo proibito
Come l’Eden
Come l’Eden
Come l’Eden, prima del ‘ta ta ta’
Quando il cielo era infinito
Quando c’era la festa e non serviva l’invito
Dov’è lei?
Ora, dov’è lei?
Se ogni scelta crea ciò che siamo
Che faremo della mela attaccata al ramo?
Se tu fossi qui
Cosa ti direi
C’è una regola
Sola
Nel regno umano
Non guardare mai giù se precipitiamo
Se precipitiamo

Dantedì

Allegoria della grammatica

Approfitto di un’attesa rilassante, e prima dell’ingresso a scuola, per elogiare la pregevole istituzione del Dantedì da parte del Consiglio dei Ministri su proposta di Dario Franceschini e istigazione, a quanto pare, del professore Sabatini. Certamente si può convenire da parte di tutti che un giorno non sia sufficiente per rendere omaggio al Poeta per eccellenza, considerata l’inesauribilità del suo messaggio, ma è già un buon passo avanti per consentire ai nostri studenti di sapere che Dante c’è. Infatti per una giornata simile occorre darsi da fare per preparare gli allievi alle iniziative, che le scuole riterranno più convenienti alla statura umana e culturale del Poeta. Attualmente i ragazzi riescono a strutturarsi un’immagine assai stereotipata della Divina Commedia e peraltro soltanto di una parte, di quella che ritengono più avvincente sul piano narrativo, ossia l’Inferno. Poi, avanzando il triennio, le immagini dell’oltretomba diventano sempre più sbiadite e l’oblio della terza cantica è quasi assicurato. Sovente, in base al contesto della discussione didattica, mi capita di citare agli studenti un verso dantesco divenuto proverbiale, ma subito dopo me ne pento, perché nei loro occhi leggo l’indifferenza dell’ignoranza, quindi che ben venga questa ennesima giornata della memoria! Se non altro gli studenti saranno spinti a impegnarsi di più; ho contezza di ciò perché da anni un liceo palermitano organizza una settimana di studi danteschi, che ospita eminenti dantisti che tengono un ciclo di conferenze, intervallate da recitazioni di versi o spettacoli teatrali e musicali spesso affidati agli studenti. Per parteciparvi occorre preparare gli studenti sul tema annuale prescelto almeno due mesi prima dello svolgimento della kermesse culturale e tra l’altro soltanto su prenotazione. L’iniziativa è aperta a tutte le scuole della città, ma si partecipa a numero chiuso per fortuna. L’unico neo è che gli spazi non sono abbastanza capienti da ricevere un gran numero di alunni, ma forse proprio per questo la settimana di studi danteschi risulta elegantemente piacevole. La si può definire quindi selettiva e in realtà lo è, non perché esclude la massa degli studenti, ma perché li invita a un approfondimento che va ben oltre la trovata ministeriale del Dantedì. In rete mi sono imbattuto in giudizi non proprio lusinghieri sulla giornata dedicata a Dante. Riporto qui, perché lo trovo il più approfondito, l’articolo di Doppiozero che con scrittura altamente caustica critica la scelta dei nostri politici e condanna il risvolto mercificante dell’operazione Dante.