Flore terrae solutae

Le gote delle mie montagne sono come quelle di un cinquantenne dove campeggiano chiome settecentesche di canizie primaverile tra prati ricoperti di verde. Le mimose si tuffano lussureggianti finanche sui cigli delle strade di campagna, gareggiando con il giallo elettrico delle acetoselle. Spira già un’aria, che svela i segreti della terra. 

Epifaneve

Dopo quasi tre anni torna a fioccare la neve in Sicilia; avvezzi a un clima tendenzialmente caldo, tutti noi gioiamo al suo tocco lieve e silenzioso. Le prove tecniche di nevicata sono cominciate intorno alla mezzanotte, che è stata illuminata a giorno dai tipici lampi di bufera. Poi è calato il silenzio insieme al nevischio. Stamani i fiocchi autentici che, a brevi pause, hanno reso soffici tetti, case, alberi e automobili. Siamo rimasti quasi tutti intabarrati nel tepore delle case, a parte qualche incosciente che, privo di catene, ha trasformato la propria auto in una slitta, e la signorina Marianeve che, sfidando la bufera come un gatto delle nevi, ha creduto bene di epifanizzarsi a casa mia, prima del pranzo dei Magi, per sottoporre il suo lato B al lieve tocco delle dita di mia madre, storica esperta nell’arte delle iniezioni intramuscolari. A quanto pare un colpo di corrente le avrebbe provocato una sorta di contrazione muscolare dal dolore insopportabile. Com’è suo costume, Marianeve ci ha intrattenuti con il racconto delle sue ultime avventure familiari e lavorative, ha gustato un caffè espresso(alle 13!) e un dolcetto, si è, infine, dileguata inghiottita dalla candida falda nevosa, mentre mulinava la bufera. Soltanto dopo la visita è potuto cominciare il pranzo, reso ancora più gustoso dagli sbuffi di calore della stufa, compagna fedele di questi giorni di gelo.

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Quasi un presepe

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Montagne innevate

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Nel capoluogo

George

Non so chi tu sia stato veramente, non so nulla della tua spiritualità, anche se, a dire il vero, hai sempre dato l’impressione di coltivare la corporeità. Ti piangeranno realmente gli affetti tuoi intimi, a loro mancherai davvero. Tu, invece, con la tua musica resterai sempre con noi. Muori e spazzi via un pezzo della mia giovinezza leggera, le corse di sabato in autostrada per raggiungere la Discoteca e poi il ritorno sonnolento e rischioso, mentre il doppio alcolico evaporava nel torpore delle membra. Le serate nei pub, le amicizie fiorite, quelle appassite, volti intravisti, frugati, cercati. Eri un apripista e lo sei stato anche per il mio sentire più profondo. Ciao, George! Ti ricordo così…

Ho dovuto eliminare i video per timore di qualche virus, che sta comportando la formattazione di uno dei miei PC. Mi scuso pertanto per il post senza più coda musicale. 😂

 

 

 

 

 

Al cominciar dell’erta

Mentre si consuma l’ennesimo disastro della scuola italiana(che non è l’organico incompleto nelle scuole, ma la fragilità di tutti i docenti sul piano dei diritti acquisiti, cancellati o resi sbiaditi dalla buona scuola), si freme anche per l’inizio dell’anno; soltanto oggi parte della mia cattedra ha smesso di fare la ballerina e il quadro è pertanto chiaro: nel rispetto della continuità conserverò tutte le mie classi(ho rischiato, maxima mea culpa, di perderne una)con un carico alquanto leggero, dovendomi occupare anche di organizzazione del personale. Di fatto ho già cominciato a lavorare e il 14 sarà una data come un’altra con la differenza, non di poca rilevanza, che entrerò in aula e rivedrò gli alunni. Ho già riletto velocemente i programmi svolti l’anno scorso e perciò dal primo giorno ci si sintonizzerà sul canale-studio con alacrità e impegno; fortunatamente la temperatura è mite e spero lo sarà anche per i giorni a venire, ma ne dubito fortemente. Ho ordinato a mie spese il registro cartaceo e ora non mi resta che riordinare i libri di testo che userò e digitalizzare la programmazione che covo in pectore. Auguro a tutti i colleghi, virtuali e reali, un fruttuoso lavoro!

Nel frattempo condivido qui il languore del giardino a settembre e i picchi di tinte tipicamente autunnali.

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Campagna d’agosto

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Mammelle smunte di  fichi d’India, come di giovani puerpere ritte alla luce greve delle nuvole sulla luna, mostrano i loro capezzoli di fiori nella frescura della notte. Sono le ultime infiorescenze prima della maturazione dei frutti, carne succulenta dove si coagula quell’umido che a fatica hanno sorseggiato  nell’impietà dell’arsura estiva. Se ne berrà qualche goccia nell’attesa che le albe seguitino a imbiancare il cielo, mentre i gatti si avventurano nella notte in cerca di avventure o di prede. Le stelle, distratte e frettolose, fanno verzicare di fantasie il cuore, mentre si stenta a rampicarsi sulle nuvole di catrame impastate di vita. Lontani, splendono di luce finta i presepi della campagna opaca.

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La ricerca di piatti genuini, forse, acuisce la parola e rende meno superficiali le papille gustative, rese povere dall’avere addentato falsi bocconi di terra. Incorporare natura e terra per toccare e accarezzare il mondo.

E vassoio fu

In questo post erano in fieri, ora le pecorelle sono state interamente realizzate.

Il vassoio di Marianeve ha trionfato. 

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Meditatio tra il verde marzolino

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Il silenzio del verde

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RADICI

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Abbarbicarsi

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Prove di sole

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Slancio finale

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Il mirto divino

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La vecchiezza attiva