Il Brenta e i suoi doni

Le acque del Brenta, i cui argini sono a tratti ornati di narcisi in posizione di “attenti” e abbelliti da sparute oche ed anatre, sono state foriere di bellezza palladiana e di calore umano; a Dolo, sbarcato dal Burchiello, ho incontrato la mia amica Ornella, che talvolta trovate qui come commentatrice dei miei post. Forse sarebbe il caso di dire che Ornella nasce come visitatrice del blog e ora, posso ben dirlo, è una conoscenza amica in carne ed ossa. Non sempre il virtuale è meno del reale, non sempre dietro le presenze virtuali si nascondono assassini, furfanti e doppiogiochisti. Ornella è tale e quale all’immagine che mi ero fatto di lei: gentile, attenta al prossimo, sensibile e con un sorriso calorosissimo. Che bella persona! Mi ha donato dei pasticcini tipici del Veneto e abbiamo trascorso qualche oretta insieme. La sua conoscenza mi ha, inoltre, ripagato di certe piccole delusioni di persone virtuali, spacciatesi per eredi terenziani e poi rivelatesi inconsistenti; alcune sono pure sparite senza neanche un saluto.

È la vita.

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Un’altra Roma

Alcuni colli romani, dai nomi meno appariscenti sul piano storico e turistico-commerciale, quali “delle capre”e “dei fratelli Arvali”, possono riservare al visitatore sorprese bucolico-georgiche stridenti con il tam tam delle notizie sui disastri provocati dal sacco di Roma. Certo le buche sull’asfalto rimangono, come i disservizi dei trasporti pubblici, ma si può essere catturati anche da un moderno aratore, che taglia a croce il suo campicello, e da una mini-mandria di pecore, che a gruppo brucano erba su un pascolo ancora avaro di verde. 

Il duemiladiciassette

Auguri a tutti!

Pensiero di Capodanno 

La compagnia più affidabile della nostra vita, dopo quella di Dio, peraltro silenziosa, tant’è che talvolta ne dubiti, è la compagnia della fragilità. Se non me la faccio amica, essa diventa il nemico contro il quale combatterò tutta la vita. Per giunta invano.

Lettura di Capodanno 
LA LEGGENDA DI CAPODANNO

Nelle valli del Comasco usavano, una volta, la notte di Capodanno, appendere alla porta dei casolari un bastone, un sacco e un tozzo di pane. Eccone il perché. Molti anni fa, al tempo dei tempi, e precisamente la notte di San Silvestro, padron Tobia stava contando il proprio gruzzolo in un angolo della sua capanna, quando fu battuto alla porta. L’avaro coprì con un drappo i suoi ducati e andò ad aprire. Una folata d’aria gelata, di neve lo colpì in viso. Era una notte d’Inverno. Sotto la tormenta, fra il nevischio, egli vide un pover’uomo che si reggeva a stento e che non aveva neppure un cencio di mantello. Padron Tobia fu molto contrariato da quella vista e domandò bruscamente allo sconosciuto: “Che fate qui? Che volete? Chi siete?”. “Sono un povero viandante sperduto e sorpreso dalla bufera, e vi chiedo in carità di poter dormire nel vostro fienile”. “Io non lascio dormire nessuno nel mio fienile. Andate, andate: non posso far nulla per voi!”. “Datemi almeno un tozzo di pane!”. “Non ho pane: andate!”. “Datemi un sacco, un cencio da mettermi al collo ché muoio di freddo”. “Non ho sacchi e non ho cenci”. “Almeno un bastone per appoggiarmi…”. “Non ho bastoni”. E chiuso l’uscio in faccia all’infelice, ritornò al suo gruzzolo, ma sotto il drappo, invece di ducati, trovò un pugno di foglie secche. Padron Tobia impazzì e terminò i suoi giorni vagando per le vallate natie e raccontando a tutti la sua disgrazia. Ma, d’allora in poi, la notte di Capodanno tutti appesero alla porta del proprio casolare un bastone, un sacco, un tozzo di pane.
Otto Cima

Si limbeggia

inferno_dante

Avevo promesso a me stesso(e meno male che me lo sono tenuto in serbo, senza dichiararlo qui)che il dicembre bloggaro sarebbe stato fitto di post, ma l’urgenza della vita quotidiana ha preso il sopravvento su quella che si è palesata come pura velleità. E perciò mi sono perso un post su uno spettacolo teatrale dedicato a Felicia Bartolotta, la madre di Peppino Impastato, uno sul referendum, personalissimo, un po’ di fotografie prenatalizie e alcuni, immancabili, sulla scuola o intorno al suo universo.

Non so succeda anche agli altri proprietari di blog: i nuclei d’interesse che sedimentano per troppi giorni nella testa, senza che divengano parole in post, perdono d’attrattiva proprio nella testa di chi, per poco tempo, li ha ritenuti degni di scrittura. 

Mi auguro che questo limbo sia temporaneo.

Trans in trance

 

4f3078743079bc7b2e08aabef0d0a688Così per cominciare la giornata fuori dalla grazia di Dio

Transumanza:

  1. migrazione di un gruppo di bovini
  2. una forma di agricoltura, che consiste nello spostamento di greggi
  3. rito legato ai morti
  4. oltre l’umano
  5. tecnica funeraria consistente nell’incinerazione dei cadaveri

(Da un questionario di storia)