Il dolce San Martino

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Ricevo e pubblico la foto del dolce di San Martino, che l’amica Ornella mi ha gentilmente inviato. Lo ha realizzato una sua familiare. Non conoscevo questa tradizione davvero speciale.

In rete si legge che in Veneto è una tradizione diffusa: “La tradizione risale a moltissimi anni fa e inizia con la fondazione della chiesa dedicata a San Martino nel 1540. La festa prevede che, l’11 novembre, i bambini girino per le calli di Venezia a fare un gran baccano “battendo sanmartin” ovvero dandoci dentro con pentole e campanacci. Il tutto agghindati da corone di carta variopinta in testa. A tavola, invece, la festa si anima grazie al biscotto di frolla con la forma del santo a cavallo a brandire una spada, ritraendo il celebre “episodio del mantello”.

“Sfighitudine”

scansione0002Ho seguito con sconcerto il fattaccio dei laziali che hanno stampato l’immagine di Anna Frank con indosso varie maglie calcistiche allo scopo di schernire, dicono, gli avversari. Così si sono difesi. Sconcerto duplice, ben inteso. In prima battuta per l’onda di sdegno ipocrita, sollevatasi da più parti, a cui si è mescolata un’altra dose di impolverata retorica scolastica, finalizzata a frugare tra i vecchi cari ricordi della scuola che fu e, al contempo, a buttare l’ennesimo fango sulla inadeguatezza delle nostre patrie aule a far coltivare nei campi incolti dei nostri studenti i semi di una coscienza critica fondata sulle conoscenze storiche. A tal proposito, ieri sera, in tv, il giornalista Cazzullo ha demonizzato la scuola italiana contemporanea che, a differenza di quella del passato, non propone(rrebbe)più ai suoi studenti le memorabili pagine del diario di Anna Frank. Da ciò discenderebbe, secondo lui, la stupida trovata dei tifosi laziali. Ignoranza, insomma. Barbarie, rozzezza, incultura.

In seconda battuta sconcerto per il fatto in sé.

Superato, infatti, l’iniziale moto di fastidio per la semplicistica analisi del giornalista, ho cercato di capire da quale macchinazione mentale patologica possa essere scaturita l’abominevole operazione di offendere la memoria storica di noi tutti. Ho provato, perciò, a mettermi, non senza difficoltà, nella testa di questi esseri semibarbari dal cervello di un criceto e sono giunto ad una conclusione ovvia. La mentalità di costoro è determinata da un delirio di onnipotenza, che affonda le radici nei loro vissuti sociali fatti di violenza e dominio. Carni di tal dna bio-sociale non solo non accettano le loro debolezze, ma le mascherano attraverso i miti dell’uomo forte di stampo fascistoide. Accecati dal delirio di emergere a tutti i costi dalle loro stalle familiari e sociali, infieriscono sui deboli e soccombono al cospetto dei più potenti. Ecco, penso che in questo schema mentale di interesse lombrosiano la Frank rappresenti per loro l’emblema della sfigata della storia. Un modo molto semplice per offendere gli avversari sul campo di calcio. Appunto storicamente sfigati per antonomasia, destinati a soccombere nelle camere a gas degli spogliatoi calcistici dopo una sconfitta subita.

Paurosamente diabolici! E pericolosi. Infangare la memoria e sfigurarla ad uso e consumo di un pallone.

Treno di panna

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Giullare girovago

su una freccia in affitto

zigzaga

con le sue graziose efelidi

lo Stivale rotto.

Marionette ubriache

trotterellano imbarazzate,

traballano spaesate,

disegnando sorrisi di circostanza.

Il varco della nanitudine caimanesca

è stato ampiamente superato.

Carta bianca

venduta

vende.

Cupole e tetti

Oggi è stata una giornata particolare a scuola, forse ne parlerò. In una frazione di pausa me ne sono salito all’ultimo piano, respirando aria pulita, nuvole, azzurro e bellezza.

Duumvirfemminato

img_7630Pur essendo cominciata da poco la scuola, ma senza accorgercene tra un po’ sarà Natale, ho parlato poco della mia esperienza di quest’anno.

Che dire?

Ho una cattedra ideale, 17 ore di italiano e latino, suddivise tra una prima, una terza e una quarta e un’ora volatile di geografia. Tre classi in tutto, pochi alunni. Che si può desiderare di meglio? Per tutto ciò devo essere grato alla mia storica collega di corso, alla quale sarebbe toccata la prima; con un pacifico baratto io le ho ceduto ore in quinta, lei mi ha regalato una prima. Siglato l’accordo privato, lo si è palesato al DS, che lo ha approvato senza proferir parola. Per me è stato un sollievo liberarmi degli studenti di quinta, non per il carico di lavoro, ma per la conflittualità della nostra relazione. Una guerra fredda durata ben quattro anni. Ma il baratto un costo l’ha avuto: la classe dei primini, quasi tutti elfi, è la tipica addormentata nel bosco. Educati, apparentemente attenti, silenziosi, ma dormienti. Interventi zero, cervelli in letargo, lacune linguistiche da brivido. Nelle ore di lingua italiana recitiamo coniugazioni verbali come dei monaci il loro mattutino, mentre in quelle di latino risuonano sospiri e alti guai. Però, ripeto, sono educati e docili, quindi confido che nel futuro, dopo l’annusamento iniziale, ci addomesticheremo vicendevolmente.

Per il resto aggiungo che gli ulteriori impegni scolastici(la collaborazione con il DS)e il quotidiano mi tengono lontano dal blog, ma conto di non abbandonarlo. È sempre piacevole tornare alla casa virtuale, come un adultero pentito e impenitente al focolare domestico.