Tracce con voti

Come sempre, probabilmente per ragioni prettamente giornalistiche, imprecisione e inesattezza hanno caratterizzato la modalità con cui i media tutti hanno diffuso le notizie sulle tracce dei temi assegnati per gli esami di stato 2017/18. Nella superficiale analisi che tenterò di approntare, cercherò di pormi dal punto di vista dei candidati. I voti esprimono, invece, il mio gusto. Chi vuole può assegnare i suoi.

Tipologia A ANALISI DEL TESTO VOTO 6,5

Giorgio Bassani, Il giardino dei Finzi-Contini(1962)A 36244

Cominciamo col dire che la prova A, ossia l’analisi, quest’anno, di uno stralcio del romanzo di Bassani, non verte, come già accaduto negli ultimi anni, sull’autore, né sulla sua poetica(proposte indecenti, non più di moda, che da circa un trentennio non vengono più fatte agli allievi, considerata la dilagante ignoranza in termini storico-letterari), né tanto meno sul suo universo culturale, ma su uno dei temi che sostiene l’impalcatura del romanzo, ossia l’antisemitismo(con conseguente discriminazione ed emarginazione), di cui sono vittime dirette gran parte dei componenti-protagonisti della famiglia Finzi-Contini e lo stesso Bassani per la militanza antifascista. Ne sono prova quasi tutti i quesiti posti ai candidati, che vengono guidati, passo dopo passo, anche con suggerimenti malamente, anzi scopertamente mimetizzati nella didascalia illustrativa, alla stesura del testo: il rimprovero che il narratore rivolge all’amico Malnate circa la longanimità e l’indulgenza di costui nei confronti di Ferrara e dei Ferraresi, il momento dell’espulsione dalla biblioteca davanti  a cinquanta paia d’occhi e ad altrettante paia d’orecchie, l’insistenza sull’area semantica dell’emarginazione, lo zoom finale dei redattori del Miur sulle righe 32-34 visibile anche ad un cieco dalla nascita. L’unico quesito, che avrebbe potuto mettere in difficoltà i maturandi, è il terzo, ma il magnanimo Miur, conscio dell’ignoranza dei ragazzi, propone, in alternativa all’approfondimento di opere letterarie con lo stesso tema(si può dedurre contemporanee o di poco posteriori o anteriori ai Finzi-Contini)una riflessione personale sul tema della discriminazione e dell’emarginazione pur con riferimenti letterari ad canis mentulam

TIPOLOGIA B SAGGIO BREVE/ARTICOLO DI GIORNALE                                                 AMBITO ARTISTICO – LETTERARIO

fattori-tramonto-sul-mare-1890-95
ARGOMENTO: I diversi volti della solitudine nell’arte e nella letteratura. VOTO 7

Il Miur, com’è solito costume, propone una macedonia male assortita e squilibrata, che mette insieme Hopper, Munch e Fattori con il Petrarca del De vita solitaria, Pirandello con la Dickinson e via discorrendo con salti temporali impressionanti. Cancellati, com’è costume, i riferimenti letterari al ‘500, al ‘600 e al ‘700. Presi in sé, i testi avrebbero potuto permettere ai candidati di scrivere molto e bene; con un pizzico di estro e di inventiva, simili a novelli rapsodi, i maturandi avrebbero potuto cucire, comunque, un buon saggio breve, poiché la solitudine tocca da vicino il vissuto di tutti i giovani e di tutte le epoche.

«La solitudine non è mai con voi; è sempre senza di voi, e soltanto possibile con un estraneo attorno: luogo o persona che sia, che del tutto vi ignorino, che del tutto voi ignoriate, così che la vostra volontà e il vostro sentimento restino sospesi e smarriti in un’incertezza angosciosa e, cessando ogni affermazione di voi, cessi l’intimità stessa della vostra coscienza. La vera solitudine è in un luogo che vive per sé e che per voi non ha traccia né voce, e dove dunque l’estraneo siete voi.»
Luigi PIRANDELLO, Uno, nessuno e centomila, Mondadori, Milano 1987 (prima ed. 1926)

SAGGIO AMBITO SOCIO – ECONOMICO VOTO 8
ARGOMENTO: La “creatività” è la straordinaria dote – squisitamente umana – di immaginare; risultato di una formula complessa, frutto del talento e del caso.

Con il saggio di ambito socio-economico si comincia a brancolare nel buio. E non tanto per l’argomento, nobilissimo, quanto per la difficoltà dei testi(quelli di Moretti e Bordoni in particolare), alla cui comprensione giova essere forniti di una massiccia preparazione in termini storico-filosofici e letterari. Se forniti di pazienza e di strumenti mentali, i candidati avrebbero potuto scrivere un saggio discreto.

SAGGIO AMBITO STORICO – POLITICO VOTO 8
Argomento: Masse e propaganda.

Attuale l’argomento, infatti il sottotitolo potrebbe essere “La ricerca del nemico come fattore propulsivo della propaganda politica”. I testi proposti dal Miur non chiedono ai candidati di analizzare il rapporto propaganda politica-masse nei regimi totalitari, ma nella società attuale in particolare. Saggio davvero molto, ma molto politico. Si sarebbe potuto scrivere tantissimo, pur nella consapevolezza pericolosa di non conoscere l’orientamento politico dei commissari d’esame. Un saggio minato.

AMBITO TECNICO – SCIENTIFICO VOTO 6
ARGOMENTO: Il dibattito bioetico sulla clonazione.

Scottante il saggio di ambito scientifico. Quali responsabilità eticamente globali si profilano nell’ambito della clonazione? Un po’ trito e ritrito.

TEMA STORICO VOTO 4

Dopo la seconda guerra mondiale, in un’Europa, schiacciata tra le influenze delle due superpotenze e condizionata da un’economia distrutta dal conflitto, emerge una forte esigenza di stabilità politica. Già nelle prime fasi del periodo della cosiddetta “distensione”, in Italia comincia ad affermarsi un ideale di cooperazione internazionale che ha due grandi sostenitori in Alcide De Gasperi e Aldo Moro e che trova ragion d’essere in un necessario rinsaldamento dei rapporti economici, ma anche in un reale bisogno di pace, di progresso, di affermazione di comuni principi condivisi. Analizza criticamente il processo storico in tutta la sua complessità, partendo dalle riflessioni proposte:
«Ci unisce, malgrado tutto, la nostra storia. Ci unisce un intento di pace al riparo di ogni minaccia alla sicurezza. Ci unisce il bisogno ed il desiderio di cooperazione. La consapevolezza di queste ragioni di unità ha aperto la via alla
distensione. Ma l’Italia ha sempre avuto la convinzione che occorre dare allo svolgimento, graduale e non sempre piano, della distensione, un contenuto nuovo e più sostanzioso, al di là delle pur necessarie intese tra governi, vale a dire, l’esaltazione degli ideali di libertà e di giustizia, una sempre più efficace tutela dei diritti umani, un arricchimento dei popoli in forza di una migliore conoscenza reciproca, di più liberi contatti, di una sempre più vasta circolazione delle idee e delle informazioni.»
Aldo MORO, Discorso alla Conferenza per la sicurezza e la cooperazione in Europa, Helsinki, 30 luglio 1975

«De Gasperi aveva capito che il tempo lavorava contro l’Europa. Aveva colto i primi segni del disgelo e della distensione, che si sarebbero resi manifesti con l’elezione di Eisenhower alla presidenza degli Stati Uniti e poi con la morte di Stalin il 5 marzo 1953. […] De Gasperi cercò quindi di affrettare i tempi. Seguendo i suggerimenti di
Spinelli, nel giugno 1952 propose di affidare all’assemblea della CECA, il cui trattato era appena entrato in vigore, il compito di cominciare a predisporre il progetto di costituzione federale europea. […]
De Gasperi era stato l’artefice e il principale sostenitore del progetto.»
Alfredo CANAVERO, Alcide De Gasperi: cristiano, democratico, europeo, Rubbettino, Catanzaro 2003.

Un solo aggettivo: arduo per i nostri ragazzi.

TIPOLOGIA D – TEMA DI ORDINE GENERALE VOTO 5
Il principio dell’eguaglianza formale e sostanziale nella Costituzione. 

La Costituzione è la legge fondamentale dello Stato italiano; è entrata in vigore il 1 gennaio 1948 e regola ancora oggi i rapporti tra lo Stato e i cittadini. Analizza e commenta i principi enunciati nell’articolo 3, anche in relazione alla storia recente.
«Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i
lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.»

Pagine, pagine, pagine da scrivere a tal punto da uscire fuori tema. Ancora di salvezza per chi non aveva nulla da scrivere sulle tracce precedenti e pane per i denti di chi coltiva il pólemos come attività ricreativa per eccellenza.

 

Cred’io che io credetti che io credessi

L’ignoranza è davvero una brutta bestia, poi se si tratta di tecnologia non c’è speranza per me.

Dopo tre mesi dall’acquisto di un iPhone 8 plus, che per me è diventato vitale anche per lavoro(vi ho scaricato l’app del registro), mi sono preso un grosso dispiacere: sbadatamente l’ho messo nella tasca della tuta di ginnastica e, mentre salivo su per le scale, pataponf! L’area perimetrale del display in frantumi e per giorni mille schegge di vetro fra le dita. E la disperazione e lo sconforto e la sospensione sul da farsi. Il telefono ha continuato a funzionare perfettamente, ma tutte le volte in cui lo avevo tra le mani e sotto gli occhi risgorgavano quelle tristi sensazioni.

Che cosa ho scoperto, per caso, un’ora fa, in un negozio di accessori telefonici?

Che si è frantumata la pellicola protettiva in vetro e non il display.

Il mio telefono è nuovamente vergine, così come l’ho acquistato. Ho rimesso la pellicola in vetro e acquistato una custodia satinata sabbia, che lo valorizza ancora più di prima.

Ah, l’ignoranza!

Il Moro

40988961100_075a723dba_z.jpgMi ha colto di sorpresa, stamani, mentre arrivavo di buon mattino nella sede-comando del mio liceo per effettuare lo scrutinio finale, veder campeggiare sul retro di una vecchia palazzina un murales con l’icona, attualizzata, di un vecchio patrono di Palermo, San Benedetto il Moro. Non è frutto del caso ciò, se si considera che la sede-comando insiste, demograficamente parlando, proprio su uno dei quartieri storici a più alta densità di immigrazione extraeuropea, sebbene poi sono pochissimi gli studenti extraeuropei, che decidono di iscriversi e, di quelli che fanno tale scelta, esiguo sia il numero dei promossi. Nonostante gli sforzi in direzione dell’inclusione a tutti i costi, gli insuccessi superano le promozioni e neanche Benedetto il Moro riesce a far miracoli: il problema linguistico è lo scoglio sul quale si infrangono gli sforzi di tali ragazzi. Ad una mente ragionevole appare quanto mai palese che un non parlante la lingua italiana non possa agevolmente accedere nel giro di un anno a forme sempre più astratte di pensiero e di simbolizzazione della realtà, non conoscendo l’abc dell’italiano; eppure il dettato dittatoriale è includere, includere, includere. Con quale risultato sul piano dell’istruzione? Nullo, o quasi. È mortificante per tutti, docenti, alunni e genitori, prendere atto di un fallimento, che è tale già in partenza. Perché non consentire a tali ragazzi di frequentare, almeno un anno, se non due, un corso di alfabetizzazione di base di lingua italiana anziché buttarli senza strumenti in una classe liceale tenendo conto soltanto del parametro anagrafico? Proporre ciò equivale a essere tacciati di razzismo e nel frattempo tanti bei talenti marciscono anziché fruttificare. Bravi a riempirci la bocca di belle frasi ad effetto, ma nei fatti discriminatori. 

Macinato di giugno

A scuola siamo ormai agli sgoccioli; si rinnovano, come ogni anno, i miserevoli tentativi di alcuni allievi che ritengono di poter sanare un anno con le interrogazioni dell’ultimo minuto e altrettanto lo sono quelli dei colleghi, che si anticipano scientificamente la chiusura attraverso richieste di permessi(comunque legittimi sotto il profilo giuridico). Quindi sto trascorrendo gli ultimi giorni ad organizzare la vita di ben 33 classi, onde gravare il meno possibile sull’erario statale. Giorni di tritacarne, insomma. Ho quasi ultimato le relazioni finali, mentre ho già stampato le attività svolte, ossia i famosi programmi. Mi ha aiutato il registro elettronico, così non sarà necessario che gli alunni appongano la loro firma; i ragazzi hanno già avuto l’accesso durante l’anno al registro di classe e ai programmi analiticamente svolti, pertanto niente firme. Siamo o no pubblici ufficiali gli insegnanti? Quindi è tempo di finirla di omaggiare tradizioni inveterate dalla prassi didattica, cui non corrispondono norme chiare(che io sappia). Ciascuno abbia il coraggio di assumersi le proprie responsabilità! Un po’ di ragionevolezza non guasta neanche tra le carte burocratiche. Virtuali e reali.

Un augurio di serena conclusione di anno scolastico ai colleghi che passeranno da qui e ai maturandi!