Compliblog

Qualche giorno fa WordPress mi ha ricordato il compleanno del blog da quando è stato trasferito su questa piattaforma, ma di fatto il blog è molto, ma molto più vecchio; con mio sommo dispiacere il trasferimento qui ha in qualche modo segnato un rallentamento della mia scrittura, ma la reale causa so che risiede altrove: il peggioramento della salute di mio padre ha dato una svolta alla mia vita e improvvisamente mi sono ritrovato ad essere “capofamiglia” senza averlo mai voluto. Una china discendente che mi ha condotto ad una stagnazione del sentire, o meglio alla possibilità di esprimerlo. Infine la pandemia in atto si può dire che mi abbia dato il colpo finale: improvvisamente mi sono ritrovato recluso in casa e la mia seppur ripetitiva routine è stata azzerata. Attualmente, trovandomi in zona arancione, non posso neanche recarmi in città che, pur nelle sue storiche pecche, avrebbe potuto darmi una boccata d’ossigeno. Più volte mi ha sfiorato e mi sfiora l’idea di chiudere i battenti del blog, poi però l’affetto prevale e mi comporto come quei mariti fedifraghi che, dopo un tradimento, ritornano pentiti dalle proprie mogli.

Cadde, risorse e giacque

splinderQualche mesetto fa il gruppo chiuso feisbucchiano Naufraghi di Splinder ha diffuso la notizia che la piattaforma Splinder è resuscitata a nuova vita. Prima di aver letto i commenti al thread, ho fantasticato per un momento che potessero riprendere carne e ossa i vecchi blog, ma la fantasticheria è svanita subito. Alcuni commentatori hanno, infatti, puntualizzato che la nuova piattaforma Splinder poco riguarda la vecchia community: è rimasto del passato uno straccetto di logo e la possibilità di comunicare tra i blogger proprio come avveniva circa una decina di anni fa. Essendo per mia fattura curioso come una scimmia gattesca, mi sono immediatamente collegato al nuovo sito e mi sono occorsi pochi minuti per appurare che il nuovo Splinder è altro da ciò che fu; a parte la rinascita della community, la grafica, pur servendosi degli strumenti di WordPress, fa piangere, infatti i template a disposizione credo siano pochissimi e inoltre suppongo che non li si possa personalizzare. Ammesso che si sia disposti a ignorare questi particolari, che per me non lo sono, quale nuovo orizzonte si aprirebbe per il blogger splinderiano resuscitato? Credo limitatissimo. Pochi sono i blogger con cui sono rimasto in contatto dopo la morte della gloriosa piattaforma e, in ogni caso, esistono altri strumenti per restare in contatto con gli amici virtuali; quindi, per essere franco, non mi serve, né mi è mai servita una community nella quale riconoscermi o essere riconosciuto. Anch’io ho un account FB, ma lo uso sempre più raramente e inoltre non mi aggrada il tipo di comunicazione, che lì si stabilisce. I miei studenti mi dicono che FB è ormai per i vecchi, mentre loro si sono convertiti ad Instagram. Ma la questione più spinosa, che non mi motiva a migrare nel nuovo Splinder, è un’altra: i blog, a prescindere dalla tipologia della piattaforma, sono da tempo in codice rosso, pertanto cambiare sito a che gioverebbe e, soprattutto, a chi? Resto qui in WP che, pur essendo talvolta una bolla sospesa nel vuoto del web, tuttavia ha il pregio di funzionare bene. 

Cambiare

Inauguro il mese di agosto, com’è mia consuetudine, con un nuovo vestitino per la testata del template, che ho scaricato da un sito di illustrazioni, e nuovi caratteri, che WP, per la prima volta, ha gratuitamente messo a disposizione per tutti gli utenti. Ce ne sono di carini e si può scegliere il carattere ad ognuno congeniale sia per l’intestazione, sia per il corpo centrale del blog. Per sperimentare, è sufficiente seguire il seguente percorso: aspetto, personalizza, caratteri. Quelli gratuiti non sono contrassegnati dalla sigla Tk.

Sempre a proposito di blog, ne ho scoperto uno casualmente, mentre ricercavo notizie sulle signore della lavanda(da me ribattezzate) del post precedente; si tratta di Nonnaonline.it e si trova su piattaforma WP. Anche Grandmere ha scritto qualcosa di interessante sul film di cui sopra, ho provato a lasciare un commento, ma non è stato possibile. Non riesco a capire se il blog di Grandmere sia stato blindato ad hoc, se sia un blog volutamente autarchico o altro ancora. Tra l’altro ho letto altre pagine e mi sono piaciute molto per la scrittura semplice, immediata, che sa di vita vissuta all’insegna del buon senso e dell’aurea mediocritas. Mi sarebbe piaciuto commentare, ma non c’è niente da fare: il login mi “catapulta” fuori dal sito, pur essendo anch’io un utente Wp. Mi limiterò a leggere allora. Mi piace scoprire un nuovo blog, un’altra vita in scrittura per così dire; inoltre la maggior parte dei miei contatti bloggers, per motivi che giustamente mi sfuggono e che non sono di mia pertinenza, di fatto latita o ha abbandonato il blog. Si sa che i social, in una fase culturale in cui il godimento dell’immediato spopola sovrano, tirano più di un blog, che costringe invece a fermarsi, o ancora più semplicemente molti si sono stancati di scrivere.

E poi c’è la vita, con le sue sorprese.

Il padrino bloggaro

In Sicilia è ormai del tutto sbiadita la figura del padrino; chi legge assocerà immediatamente il sostantivo al famigerato personaggio dell’omonimo film e alla cultura siciliana mafiosa, ma il padrino, prima che essere una figura in qualche modo negativa che la cinematografia ha portato alle stelle facendone un paradigma di interpretazione di certo malcostume siciliano, ormai peraltro globalizzato, è una figura adiuvante e affettiva, che nella cultura cattolica è obbligato, per impegno morale e religioso, a sostenere il figlioccio nel suo percorso di fede(battesimo e cresima). 

ts1800v3-54Questa introduzione soltanto per ricordare il padrino che nel lontano 2006 mi spalancò  la porta del blog; a lui sono molto legato elettivamente ed affettivamente, anzi ci conoscemmo proprio in un contesto culturale abbastanza formalizzato(un mio esame scritto e orale, lui il mio prof.). Il padrino mi rivelò allora di avere aperto un blog e mi invitò a farlo. Timidamente cominciai e non mi sono più fermato. Per qualche anno si stabilì quindi tra noi una corrispondenza d’amorosi scambi di nughette bloggare molto piacevoli. Poi lui mollò. Ormai non scrive più o meglio pensavo non scrivesse più, fino a quando, ieri pomeriggio, tra una ricerca e l’altra, ho scoperto che nel 2014 il mio padrino ha riaperto un blog proprio su WordPress. Ma soltanto per pochi mesi. Come sempre. La scoperta mi ha reso contento, perché lo stimo moltissimo e apprezzo anche la qualità della scrittura(nuda, recta e venusta), confesso, però, di esserci rimasto male, perché non mi ha avvertito di essere tornato alla scrittura bloggara. Dapprima ho ipotizzato una serie di ragioni infantili, che qui ometto, poi, riflettendo un po’ sul suo modo di essere, sono giunto alla conclusione che, in effetti, per lui il blog non è mai stato un impegno serio, ma una piccola palestra, un passatempo come un altro per esercitarsi nell’arte della scrittura. Il mio padrino è un instancabile sperimentatore del nuovo, si annoia subito ed è assetato di nuove esperienze. E poi è un lettore compulsivo. Anche nel water legge, o sotto la doccia. Tutto ciò non può che essere legittimo.

E se si annoia leggendo le mie cosette, è pure legittimo. 

Il rapporto WP del 2014

Prima che parlino i folletti di WP, voglio prendere io la parola sul resoconto, che WP mi ha inviato nella casella di posta elettronica. Dopo gli immancabili “allisciamenti” per il numero dei visitatori, che riempirebbero 9 spettacoli al teatro dell’opera di Sidney(che frequento regolarmente durante l’anno, sapevatelo, eh?), il rapporto mi fa tremare i polsi e le vene, perché, stando ai numeri, gli articoli più letti sono datati 2006, 2010, 2005. Come dire, apprezziamo i tuoi sforzi, relegati comunque nel passato remoto, ma datti una smossa, se vuoi raggiungere gli stessi standard di quegli anni. Come dire, dal 2010 al 2014 non hai scritto nulla di interessante per i lettori, perciò prendine coscienza! Ma il dato più curioso è che dei cinque articoli in classifica non ce n’è uno, dico uno, che sia interamente mio. Si tratta, infatti, di testi poetici di grandi autori, corredati di un mio commento o di un’analisi testuale appena abbozzata. Almeno il mio lavoro in carne ed ossa è stato apprezzato! Ed è già una consolazione. So, d’altro canto, che il mio blog non è culturalmente modaiolo, né per la lingua usata, né per i contenuti, che spernono sia il plauso dei fautori del pensiero unico, sia le sagrestie, laiche e non, delle comunità presenti in rete. Ringrazio comunque il team di WP, sempre in miglioramento, e i followers silenziosi. Che brutta parola, però, follower! Eppure dal 300 parole da dire in italiano non è riportata alcuna traduzione. 


I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2014 per questo blog.

Ecco un estratto:

La sala concerti del teatro dell’opera di Sydney contiene 2.700 spettatori. Questo blog è stato visitato circa 23.000 volte in 2014. Se fosse un concerto al teatro dell’opera di Sydney, servirebbero circa 9 spettacoli con tutto esaurito per permettere a così tante persone di vederlo.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.