Leggi, spiriti e sedimenti

5261fe1c7c6269af89cac4572068b187Del mio rientro a scuola nella fase transitoria del buon vento io non ho capito assolutamente un tubo. E non perché sia ancora intontito chissà da quale atmosfera paradisiaca vacanziera e perciò sia tornato a scuola ebbro di salsedine marina e cotto come un uovo da mille splendidi bagni di soli. Non perché non mi sia opportunamente informato in questi mesi, né per posizione ideologica dettata da idiosincrasia, ma perché c’è molto poco da capire. E quel poco da capire non è chiaro, tra l’altro, neanche al mio preside, che, pur avendo frequentato corsi estivi(è credibile?)sulla buonascuola, nel corso del primo e del secondo collegio ha diffusamente e largamente annaspato, arrampicandosi sugli specchi. Noi insegnanti possiamo essere ricettacolo dei peggiori difetti, ma un merito ce lo dobbiamo riconoscere: togliamo subito la maschera a quegli alunni che, non essendo padroni dell’argomento, si arrampicano sulle parole, ripetendole come una filastrocca a memoria. Qualità, tra l’altro, che, mutatis mutandis, anche gli alunni possiedono in dose massiccia, quando si tratta di annusare un insegnante somaro.
Primo e secondo collegio sono stati posti a mattina inoltrata, anche per consentire ai colleghi di occuparsi dei sospesi. Neanche questo(l’esiguità del tempo a disposizione)è sufficiente a spiegare la non comprensione, né tanto meno l’incompetenza -qualcuno potrebbe pensare- del mio DS, che è professionista preparato, informato e plurisindacalizzato. Così, primo e secondo collegio sono stati toccata e fuga e si sono consumati tra il detto e il non detto, tra il chiaro e lo scuro, tra la consapevolezza del DS di tenere il coltello dalla parte del manico, ma senza intenzione di usarlo se non nei casi estremi, e la volontà dichiarata di far funzionare democraticamente gli organi collegiali, così come è avvenuto prima della riforma gianniniana senza colpi di mano o assunzione tirannica di potere, e di adoperare una strategia di comportamento dirigenziale fondata sull’attendismo. Strategia che, tradotta in soldoni, significa ottemperare alla legge dello stato là dove la nebbia è diradata e lasciare in sospeso là dove è fitta in attesa che più illuminati, autorevoli e sfrontati DS osino, in una imprecisata scuola del suolo siculo-italico, l’inosabile e l’inosato, l’esplorabile e l’esplorato. Così è sempre stato nella scuola italiana: fatta la legge, si sedimenta nel tempo e con l’esperienza una tradizione interpretativa della legge stessa, che ne supererà, stravolgerà, e in alcuni casi annullerà, lo spirito stesso. Non è un caso che, quando si tratti di dirimere una questione scolastica, non si legge quasi mai la fonte normativa, ma si interpellano coloro che si fregiano dell’autorevolezza di averla interpretata. Fra qualche anno così, e forse fra qualche mese, avremo già i primi esperti in labuonascuola; nel frattempo io, come tanti, mi occupo di scuola buona. O mi sforzo di tendervi.

Post scriptum: nei due collegi non abbiamo deliberato alcunché. Tutto è rinviato al prossimo.