La finestra di Leopardi

Tra le mie letture preferite annovero senza alcun dubbio i saggi di letteratura e lingua nella varietà delle loro articolazioni, tant’è che qualche pomeriggio fa mi ero diretto in libreria con l’intenzione di acquistare uno degli ultimi libri pubblicati dal professore Giuseppe Antonelli, ma i miei occhi sono stati attratti da un saggio che, avendomi conquistato per il titolo, si è fatto subito amare per l’originalità della trattazione, l’occasione narrativa e, chiaramente, le tematiche affrontate, ovverosia La finestra di Leopardi del professore Mauro Novelli, Feltrinelli 2018. Il titolo funge un po’ da specchietto per le allodole per chi è sempre alla ricerca di approfondimenti leopardiani, tuttavia il lettore scopre subito che la finestra di Leopardi altro non è che la metafora di un viaggio, insieme reale e immaginario, dello scrittore attraverso luoghi, paesaggi, case e oggetti appartenuti ad alcuni grandi scrittori italiani, un itinerario geograficamente letterario che dalle langhe piemontesi giunge alle costa ionica siciliana attraverso un racconto che tocca alcune località letterarie nostrane. La finestra, di fatto, è quella del professore Novelli visitatore, osservatore curioso e narratore calamitante, capace di condurre il lettore nelle stanze dei nostri amati scrittori, dischiudendone come in un’epifania angoli di memoria e di vita; sono finestre che frugano dentro o fanno spaziare l’occhio nel paesaggio intorno alle case letterarie, che talvolta hanno poco di letterario. Eppure il pregio del libro è nel trasfigurare appunto quegli spazi attraverso il filtro della letteratura e redimerli, ammesso che ce ne sia bisogno, dalla prosaicità della vita e del mondo. Un libro che è geografia storica dell’extra-letterario e al contempo racconto accattivante, di taglio meta-letterario, eppure letterario esso stesso, in cui al gusto per la citazione allusiva si accoppia un rigore filologico ben mimetizzato tra le pieghe della narrazione. La finestra di Novelli apre tante altre finestre e spalanca prospettive, anche inedite, da cui osservare i nostri amici letterari negli spazi che hanno amato o detestato, fonte diretta o indiretta della loro ispirazione poetica. A quegli spazi sono spesso associati aneddoti, manie, curiosità, gusti, miserie e nobiltà dei nostri classici, senza che il narratore ceda mai al gusto barbaro del pettegolezzo. Tutte le ventiquattro finestre letterarie, da Fenoglio a Tasso, da Isabella di Morra ad Alda Merini(io personalmente ho apprezzato Il foulard celeste di Grazia Deledda con un inedita scoperta su Pirandello uomo, Un gelato con Marinetti a Bellagio e Gozzano tra glicini e farfalle)meritano una lettura e possono rivelarsi utili per chi, insegnando letteratura, voglia rendere appassionatamente narrativa una lezione scolastica, sebbene poi i narratari autentici siano quelli che nella vita scorgono, quasi sempre, la letteratura e in questa la vita che pulsa, piange, sorride, medita, coccola e illude.