Venezia è un pesce

E così si realizza uno dei miei più antichi desideri: visitare Venezia. Non sono solo, ma con un gruppo di miei studenti. Sono rimasto stregato dalla città lagunare, dove luce e ombra combattono una singolar tenzone che vede vincitrice la meraviglia del visitatore. È una città di contrasti: la caciara delle scolaresche si mescola al silenzio delle calli, l’ariosità dei “campi” alla cupezza delle acque verdastri dei canali, su cui la luce disegna le sue effimere figure cangianti, il lento e cadenzato remare dei gondolieri alla corsa frenetica dei battelli, che ingurgitano e vomitano turisti senza mai fermarsi. Non so cosa significhi viverci, ma l’impressione è che il tempo si dilati sino a perderne la cognizione. Sarà questo un effetto dello stupore che si prova, visitando Venezia. In fondo a un visitatore cosa importa come si vive a Venezia? Viverla nel proprio passo, nelle suggestioni degli occhi, nei colori e nelle luci può bastargli.

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