Disperati in servizio

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Estremamente a margine, quasi sommessamente(e per rispetto delle vittime del terremoto e per gli incolumi scampati ai sussulti della terra)si chiede, chi conserva ancora un’idea vaga di cosa significhi rispetto umano, come sia possibile che i responsabili dei centralini delle chiamate d’emergenza(118, 113, 115, etc.) forniscano alle testate giornalistiche le registrazioni delle voci disperate dei tanti disperati, che solo per un caso fortuito sono riusciti a chiamare gli aiuti per mezzo del telefono probabilmente poco prima di sparire sotto i cumuli di macerie, polvere e buio.

Proprio con queste voci disperate ha esordito il primo servizio di uno dei telegiornali del biscione. E non credo sarà l’ultimo.

Nessuna pietà. Tutto fa brodo.

Forse perché della fatale ignoranza tu sei l’ immago

poesiaPer curiosare tra gli ospiti del serale di Amici, ma in verità con l’unico scopo di trovarvi Anna Oxa(sempre meno interprete e sempre più predicatrice), ho seguito, ieri sera, l’incipit della trasmissione; ho resistito soltanto per pochi minuti, appena in tempo per assistere al dileggio della letteratura italiana e alla messa in scena, mi auguro sia stata tale, dello sbandieramento orgoglioso della propria asineria scolastica da parte di alcuni cantanti; costoro, a cui la conduttrice ha chiesto come ai loro tempi se la cavassero a scuola, hanno risposto, chi in maniera schietta, chi con una battuta glissante, che le cose non stavano messe proprio bene e hanno lasciato intendere che a loro della scuola non è mai importato molto; e qui un torrente di applausi, risatine e ammiccamenti di corale complicità.

A rendere il quadretto ancora più pietoso ha contribuito la prova della memoria: piazzata davanti ai loro occhi una lavagna, ai cantanti è stato chiesto di memorizzare, a turno, nel giro di pochi minuti, un sonetto di Foscolo, per la cronaca “Alla sera” e “A Zacinto”(mi stupisco non sia stato proposto Leopardi, che si presta assai alle carinerie dei buontemponi); cancellata la lavagna, i concorrenti avrebbero dovuto ripetere a memoria il sonetto, avvalendosi di un aiutante, che avrebbe mimato le parole del testo come nel gioco tabù, qualora non le avessero ricordate. Gli esiti delle prove sono stati pressocché disastrosi; il migliore è riuscito a pronunciare in malo modo soltanto i primi due versi di “A Zacinto”, sull’altro meglio tacere. I cantanti-concorrenti hanno mostrato di non provare il minimo rossore per la figuraccia, anzi quasi quasi se ne sono compiaciuti.

Al che, alquanto sconcertato, ho ripiegato su altro, dimezzando bruscamente il tempo che avrei voluto dedicare a quell’esordio.

 

Appello alle case editrici

Approfittando di un momento di pausa, tra i pochi possibili a scuola, voglio rivolgere un appello alle case editrici italiane, sia per valorizzare il lavoro degli autori dei libri di testo, sia per alleggerire quello dei docenti, nella fattispecie della secondaria di secondo grado.

Premesso che sono uno, in qualità di docente, che ritiene opportuno strutturare da sé le verifiche scritte da fare svolgere agli alunni, devo anche riconoscere che talvolta le guide fornite dalle case editrici sono caratterizzate da una discreta pregevolezza nella scelta dei contenuti e della struttura delle prove, pertanto mi piacerebbe, talvolta, e ripeto talvolta, pormi tra parentesi e assegnare agli studenti una verifica “altra” strutturata da una mente altra e con un linguaggio altro, in senso lato, differenti dai miei, anche per consentire ai ragazzi di misurarsi con altri “mondi”.

Non è possibile, ahimè: le prove delle guide cartacee sono reperibili, già svolte, in rete. Ergo, ieri, ho trascorso 5 ore della giornata a strutturare da me un compito d’italiano di argomento esclusivamente letterario, pur avendo a disposizione numerose guide didattiche.

Dunque è così di poco buon senso che le case editrici forniscano soltanto guide on line, a cui i docenti possano accedere con password? Non se ne può proprio più.