diligenzaHo sempre nutrito una certa idiosincrasia verso i tassisti a prescindere dalle barriere geografiche; Berlino, Parigi, Barcellona, Palermo, Roma offrono la stessa tipologia. Intrattabili nei confronti dei clienti, arroganti nel modo di porgersi, con una biologica tendenza al latrocinio. Qualche esperienza positiva in Spagna; su un taxi spagnolo puoi anche intavolare un minimo di discorso sul tempo, sulle abitudini di Italiani e Spagnoli, sul traffico, sulla politica(addirittura!), ma nel complesso l’esperienza è negativa. Nella medesima Spagna un bifolco rifiuto di farmi salire, perché andava in direzione opposta alla mia! E rimasi come un cetriolo in mezzo alla strada alle 5 del mattino per più di un’ora! Non andò meglio a Berlino(est), dove dovetti patteggiare il prezzo. E Palermo? Un pugno di maleducati! Anche la nuova generazione! Lo so, sono vittima di un luogo comune, ma concedetemi, ogni tanto, di nutrirmi di topoi. In questi giorni si fanno sentire i tassinari e, a dire il vero, nauseato dalla pessima e carente informazione dei mezzi di informazione, che strumentalizza contro il Governo la protesta, mi sono impelagato come filologo nella lettura e comprensione di una parte del decreto Bersani che modifica, attraverso l’articolo 6, parte dell’articolo 8 della precedente legge, precisamente si aggiunge un comma 2 bis. La legge precedente non ammette che un singolo possa cumulare più licenze, nella fattispecie la licenza per l’esercizio del servizio e quella per l’esercizio di noleggio con conducente. Il decreto sulla liberalizzazione prevede, invece, licenze eccedenti rispetto al passato, ma i proventi delle nuove licenze a titolo oneroso(se le devono comprare!) vanno ripartiti(tra il 60% e l’80%) tra i titolari di licenza taxi del medesimo comune che mantengono una sola licenza. Quindi, riepilogando, il decreto Bersani consentirebbe:

-Aumento del numero dei taxi e, perciò, miglioramento del servizio per i cittadini.
-Blocco alla formazione di veri e propri monopoli di compagnie: i proventi di chi ha più licenze vanno ripartiti tra quelli che mantengono una sola licenza. Mi sembra un principio equo.
-Calo dei prezzi del servizio taxi. (?)
Insomma l’ottica è il bene della collettività, pur se si dà spazio alla liberalizzazione del servizio.
Ci guadagnano cittadini e tassisti. E le motivazioni della protesta? Forse i tassisti avrebbero preferito una liberalizzazione selvaggia tale da fare arricchire “i più forti” già nella base di partenza? Riporto due siti “giuridici”, il primo sulla vecchia legge, l’altro sul decreto Bersani.
 
 
 

6 pensieri su “

  1. Tocchi un tasto delicato. Fermo restando che i taxisti, in quanto cittadini, hanno gli stessi benefici di tutti gli altri dalla liberalizzazione, quello che viene colpevolmente taciuto dalla tv (coincidenza?) è che la misura crea occupazione, stimola la concorrenza, migliora il servizio (nelle grandi città italiane a volte davvero carente, nelle altre costosissimo) ed argina la vera e propria mafia della compravendita di licenze. Però, a quanto pare, appena si tocca qualcosa che abbia vagamente il sentore di mafioso, la destra si erge a paladina…chissà se è solo una coincidenza?

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  2. non credo nel calo delle tariffe dei tassametri, in Italia un cartello si rimonta subito dopo averlo smontato.
    per esperienza …l’hanno già fatto le compagnie produttrici di alluminio o di semilavorati lignei.
    Tanti i buoni propositi, equilibrio, informazione e trasparenza … ma dopo un mese il “trust” s’è già rigenerato con consequenziale aumento dei prezzi: “cercate dove vi pare ma non lo trverete altrove.. se volete lavorare questo articolo ce l’abbiamo solo noi”
    mah .. meglio che non ci penso stasera.
    buon weekend Mel ! 🙂

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  3. La cosa più ridicola in questa vicenda è che un ex-presidente del Consiglio che fa professione di liberalismo e liberismo dichiara “oppressione” la “liberalizzazione”. Non ci capisco più niente…ma canto: tassì, tassì, il mio amore è finito lì… 😉

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