Impressioni “politiche”

Contrariamente a quanto sbandierato da molti, il governo in carica è più politico di quanto si possa immaginare, non nel senso becero che ha assunto in questi anni, ma in quello autentico di amministrazione della cosa pubblica. L’ottica, o la visione, come millantato da Mr Bean italiondo, non potrà che essere economicistica e produttiva, legittimata dalla finta e compiacente unità politica e dalla guerra sanitaria, centro di ogni narrazione pubblica. Piaccia o non piaccia, al premier e ai suoi fedelissimi tecnici toccherà il compito di rivoltare il calzino Italia, realizzando riforme impopolari per i singoli e le logge italiche, ma utili per il bene del Paese, o meglio per la loro idea del Paese. Anche i precedenti governi avrebbero potuto farlo, ma si sarebbero inimicati gli elettori…e perdere le poltrone costa. Noi docenti siamo in prima fila(mirino)e, se fino a qualche settimana fa potevamo anche ridere dei banchetti volanti e dei rossetti ammiccanti, avremo in futuro ben poco di cui “goliardeggiare”. Chi avrebbe il coraggio di opporre argomenti validi ad un’auctoritas riconosciuta a livello mondiale?

Intanto stiamo a guardare e ad ascoltare con i padiglioni auricolari ben ritti, anche se per gli stercorari dell’informazione sarà un problema abituarsi ad uno scenario di narrazione, che non ha più dietro la regia del Grande Fratello e le dirette Facebook.

Il secondo primo settembre

e70353c8c755da78f47787eb69b362a2Mi ritaglio, stamani, uno scampolo di tempo da dedicare al blog, che da tempo, circa un mese, non viene aggiornato; da appena tre giorni sono rientrato fisicamente a scuola con lezioni in presenza, ma circa il 90% degli alunni delle mie classi, insieme al resto della scuola, ha messo in opera una forma di protesta silenziosa contro la situazione dei trasporti, che si riverbera chiaramente sulla frequenza. Gli studenti sostengono che le aziende dei trasporti pubblici non abbiano messo in campo le dovute cautele perché si possa viaggiare e spostarsi in sicurezza, quindi, dopo una richiesta di intervento indirizzata alla scuola, che non ha trovato accoglimento, perché secondo i dati forniti dalle stesse si è proceduto ad un potenziamento delle corse, hanno deciso di ammutinarsi; soltanto una classe delle mie è entrata per intero i primi due giorni, mentre oggi anche questa ha fatto pesare la sua assenza. Il risultato è che sono rimasto ore a scuola o con 2 alunni, ai quali ho fatto regolarmente lezione, o rinchiuso in un’aula vuota, in compagnia del mio portatile, aromatizzata dal profumo dei disinfettanti, che il personale adopera~dicono~per la sanificazione. Devo ammettere di aver trovato gli spazi della scuola molto più puliti di quanto li ho frequentati per l’ultima volta a fine ottobre prima della reclusione ennesima nel periodo natalizio. Certamente mi ha impressionato la sproporzione tra gli spazi immensi della scuola e il popolamento degli studenti, che è abbastanza rado; regna nelle ore di lezione, più del solito, un silenzio religioso interrotto o dalla campanella del cambio d’ora o dai saluti dei colleghi e dei bidelli. Nessuno dei ragazzi vaga nei corridoi alla ricerca di una merendina da acquistare al distributore automatico(sono stati eliminati tutti)o del bagno o di un professore con cui parlare. Tutto all’insegna del silenzio e dell’ordine. Non so sinceramente cosa sia preferibile, se la “caciara” generalizzata o il vuoto di una spelonca disabitata. Sta di fatto che ho potuto serenamente correggere i compiti on line degli studenti e dare uno sguardo ai loro libri di testo per le prossime lezioni; questo interregno pandemico ha infatti segnato una novità nell’uso degli strumenti didattici: ho fatto fuori il cartaceo e grazie alle case editrici ho scaricato i testi adottati sul desktop del portatile. Con click apro il testo e lo sfoglio, posso ingrandire a mio piacimento la pagina, scrivervi o sottolineare, condividere e arricchire la lezione con materiali integrativi. Soltanto a casa continuerò a usare i libri di carta, ma a scuola andrò leggero leggero con il portatile e una penna, che di fatto potrebbe non servire a nulla.

Sassi e massi

Foto di Gianni Palazzolo

Non so se abbiano inciso le vacanze natalizie, ma questa settimana la ripresa della DDI ex DAD è stata per me come sollevare un macigno e portarlo in cima a una montagna. Non mi era finora capitato di guardare l’orologio speranzoso che l’ora di lezione stesse per finire o di agognare con tutto me stesso le pause prolungate, che scandiscono la giornata; per me insegnare è innanzitutto un piacere e, solo in seconda istanza, un dovere e un lavoro. So di svolgere il lavoro più soddisfacente del mondo, perché traggo vita e linfa dalle vite dei miei studenti, ma della DID ho le scatole piene; fatti salvi il momento “trasmissivo” e il dialogo umano con i ragazzi, il resto lascia molto a desiderare. Le mie classi, e non è una fortuna da poco, sono formate per la maggior parte da alunni educati, cortesi, motivati, interessati, analitici, simpatici; i più attivi mi tempestano di domande e richieste di chiarimenti e, se apro uno spiraglio della mia umanità, mi invadono letteralmente con la loro…di umanità e freschezza. Non manca qualche furbetto* a colorare le giornate “diddiche”, però anche questo fa parte del gioco. Questi giorni di inizio pertanto sono stati duri; mi sento energicamente prosciugato e so di aver “dato” molto poco in termini di entusiasmo e coinvolgimento emotivo ed intellettivo. Forse oggi è stata la giornata migliore in termini di scambio e ciò, a onor del vero, è stato merito della lezione di educazione civica(gli addetti ai lavori sanno che da quest’anno è materia da valutare…), che non poteva non avere come punto di partenza e di arrivo la mia amata letteratura, che è vita vissuta scritta. I primini hanno cominciato ad aprire le finestre del loro mondo interiore e retrospettivamente ho ripercorso parte della mia adolescenza, condividendo con loro qualche mio fotogramma. Sono certo che si tratta di un deserto temporaneo e che la prossima settimana andrà meglio, giusto il tempo di ricarburare; certo la clausura a casa non aiuta e l’osmosi casa-lavoro è deleteria per lo spirito. Auspico, appena sarà possibile, un ritorno alla reale vita scolastica, ma mi sia concesso di contestare sonoramente coloro che ritengono la DID una perdita tempo e di pensare che tale modalità didattica sia il migliore dei mondi possibili. A fine giornata non poca preoccupazione ha destato in me la pubblicizzazione di un corso di formazione, che inneggia in qualche modo alla didattica a distanza. Non vorrei che da straordinaria divenisse ordinaria…

*Ora di latino…
Carlo leggi, analizza e traduci la frase 6!
“No, prof, non posso. Una macchia d’inchiostro ha cancellato la frase”.
😷😷😷

La “costruens”

In riferimento al post precedente aggiungo che c’è anche una pars costruens dell’anno appena trascorso, perché, costretto dalla pandemia a limitare i contatti sociali, ho imparato a fare cosette che ritenevo impossibili da realizzare fino a un anno fa. Non starò qui a millantare azioni e gesti che non ho avuto lo spirito di affrontare, né conversioni interiori di particolare rilievo sollecitate dall’imposto isolamento, ma abilità(diciamo)concrete quali…

  • fare un’iniezione intramuscolare;
  • ripulire la canna fumaria della stufa a pellet;
  • tinteggiare porzioni di pareti annerite dalla condensa del vapore acqueo;
  • avvitare e svitare viti e bulloni;
  • fare la pedicure ai genitori anziani;
  • passare la tintura sui capelli della madre;
  • rasare i capelli;
  • faticare nei mestieri di casa;
  • massaggiare parti del corpo umano indolenzite o letteralmente intorpidite…
  • …sul versante scolastico daddico
  • esercitare la virtù della pazienza;
  • stemperare l’ira;
  • chiarire in modo circostanziato il perché dei 2, 3 o 4 assegnati a una prestazione al di là delle griglie, che preferisco solitamente adoperare per la carne o il pesce arrosto;
  • sfruttare le risorse del web;
  • tollerare i colleghi molesti, fancazzisti, disinteressati, queruli e reindirizzarli a migliori propositi con il sorriso sulle labbra o, nei casi al limite della patologia, gesuiticamente ignorarli;
  • misurarmi in prima persona nello svolgimento dei compiti assegnati agli alunni, fornendo le chiavi di correzione e l’eventuale percorso ragionativo, perciò non c’è tema, riassunto, versione, esercizio che io non abbia svolto insieme a loro e consegnato in classroom per riflettere insieme sugli errori e le “erranze” giustificabili; preciso che non accetto versioni senza analisi semantica-morfo-sintattica(i siti da cui gli scioperati scaricano le versioni sono sfornite di analisi e ricolme di errori);
  • esplorare e usare le risorse offerte dalle case editrici;
  • gestire in remoto, facendo rispettare tempi e spazi, le riunioni virtuali con colleghi e genitori;
  • gestire contemporaneamente una parte della classe in presenza e una parte in remoto(la cosa più difficile); così è stato per il mese di settembre e ottobre e mi sa tanto che si replicherà a partire da gennaio.

Quindi…non tutto è da buttare del 2020: se socialmente mi sento assai impoverito, pragmaticamente mi sento più forte e soddisfatto di me stesso. Piangere sul latte versato o accusare gli altri non fa parte del mio orizzonte: fermarsi, pensare, adattarsi, agire e sbracciarsi. Non vedo altre formule.

Il primo del ’21

Chi mi conosce sa quanto io detesti con tutto me stesso lo scoccare della mezzanotte del trentuno dicembre con tutti gli annessi e connessi che tale inutile baldoria comporta soprattutto per coloro che sono aristotelicamente affetti da pulsioni di socialità a tutti i costi; l’atmosfera pandemica di questi tristi tempi e i provvedimenti governativi hanno però sferrato un bel colpo basso agli illusi edonisti del brindisi di mezzanotte, costringendoci tutti, o quasi, a star rintanati nelle nostre tiepide case piuttosto che stipati nelle piazze o nei locali della movida italiana, europea ed extra, in attesa del passaggio di kronos. Sono però certo che grappoli di imbecilli, fregandosene altamente delle regole, si sono radunati laddove i controlli delle forze dell’ordine non potevano per forza di cose arrivare o le hanno sfidate per spirito oppositivo, inneggiando ad una libertà personale distortamente interpretata, sciamando nelle piazze o in luoghi ben in vista proprio allo scopo di farsi notare. Al contempo altrettanti stolti si sono riuniti a fare bagordi nelle case private, essendovi arrivati a due a due alla chetichella nelle giornate aranciate.

Son questi, purtroppo, gli unici pensieri, a dir poco velenosi, che mi sono passati per la testa stanotte e che, fortunatamente, in questo primo tramonto di gennaio son volati via, eppure non riesco a formulare alcunché di positivo e propositivo per questa giornata simbolica. So soltanto che mi son liberato di un peso emotivo, che ieri mi ha attanagliato per l’intera giornata. Oggi mi sento sereno e guardo fiducioso al futuro, malgrado le notizie relative alla situazione sanitaria del mio paesello non siano del tutto confortanti; la mia amica Marianeve mi ha appena aggiornato sulla situazione di tanti nostri compaesani, dai ricoverati in rianimazione ai positivi asintomatici. Precisa come un bollettino sanitario, costei riesce ad estorcere notizie a chicchessia, sia in modo diretto che indiretto. Nel tragico, perciò, c’è per me anche il comico, perché è un autentico scialo ascoltarla, mentre recita nomi come in una litania, tesse parentele e affinità tra i malati, indaga sulle modalità di contagio e sui possibili contatti tra infetti e sani. Se ciò sotto il profilo razionale collide con la mia sensibilità, sotto il profilo emotivo, invece, mi rassicura e mi orienta negli sporadici movimenti che sono obbligato a fare per le necessità quotidiane, soprattutto se è vero che, stando ai suoi informatori segreti e autorevoli, qualche debosciato, pur positivo, finge di non esserlo, pur di non rinunciare al proprio lavoro autonomo. Voglio pensare che tali figuri siano il frutto di dicerie letterarie popolari, alle quali la pur lucida Marianeve presta credito senza rendersene conto, ma si sa quanto l’uomo per il vil denaro sia disposto a vendersi finanche la propria madre.