Sei fuori(Sanremo 18)

Fisso, anche quest’anno, l’appuntamento con il festival di Sanremo, ma non costante la mia presenza davanti allo schermo. La vita mostra le sue urgenze e al mattino, inoltre, non si può certamente stare a poltrire sotto il piumino, perché la sera la si è prolungata ascoltando le ugole pop nostrane. Però un’idea generale me la sono fatta: Claudio Baglioni ha restituito dignità alla musica italiana del Festival e non tanto e non solo perché ha convocato grandi firme e voci, ma perché ha bandito(quasi)dal palco quel surplus extramusicale, che da anni inquina lo spettacolo sanremese: la satira politica, lo spazio comico affidato all’istrione di turno, la top model straniera incapace di articolare una parola in italiano, le fantomatiche proteste di gruppi, associazioni e ong alla ricerca di fondi e visibilità e tutti quei cavoli a merenda che alla musica poco afferiscono. Perciò si può definire certamente un festival fondamentalmente musicale e pacifico, a prescindere dai gusti musicali degli spettatori. Ed anche equilibrato nella scelta dei partecipanti alla gara: convivono, infatti  tradizione e innovazione, sperimentalismo giovanile e certezza della tradizione melodica italiana. Sicuramente Baglioni ha voluto evitare che il festival risultasse ingessato(già è sufficiente la sua pallida e ieratica presenza sul palco)e, perciò, ha scelto la fastidiosissima voce della Hunziker, che fora i timpani con le sue mitragliate, e un grande attore nostrano, quale Favino, che ha confermato, qualora ce ne fosse stata la necessità, di essere artisticamente versatile.san_remo21260post

Sul versante delle canzoni ho trovato felice già al primo ascolto il pezzo del gruppo “Lo stato sociale”; non si tratta di chissà quali eccellenze vocali, ma il testo è specchio del difetto tutto italiano di indulgere ai difetti e ai vizi dilaganti di questo nostro mondo contemporaneo, incapace di chiudere le porte in faccia agli incapaci e incompetenti sul piano politico, sociale, economico. Qualcuno ha scritto che il gruppo è la metafora dei pentastellati. Pur nel suo evidente populismo il pezzo, grazie alla musica trascinante e alla gag della ballerina ottantaquattrenne, spicca per originalità e verve. Per me è stata una scoperta il giovane Renzo Rubino, che si è esibito con un pezzo intimistico centrato sul tentativo di far dialogare due genitori separati, forse quelli del cantautore stesso. Retorici Moro e Meta, furbissimo Ron con un pezzo di Dalla. Ho trovato infelici, poi, le presenze degli ex-Pooh e di Elio.

Ma questi son gusti personali e perciò non fanno testo.

Pietà di corpi

Giornata di iperattivismo oggi. Tutto è cominciato alle cinque del mattino; dopo il caffè, ho corretto delle didascalie per una mostra artistica(mi aspetta anche una tesi di laurea giuridica…sigh!), pulito la stufa a pellet, svuotato la lavastoviglie, candeggiato il mio vecchio pater disabile, poi in banca, all’asl e, infine, a scuola, dove si consumava l’epilogo della settimana dello studente tra musiche, danze, conferenze(diritto di morte(?), biotestamento, femminicidio, nazi-fasci-shoah, etc…), e recupero per i fragili. Neanche il tempo di un boccone e a corsa ho raggiunto la scuola, dove si sarebbe svolto lo scrutinio dell’alunno domiciliato.

La scuola-caserma, blindata come un’aula bunker, ha molti varchi di accesso, quindi ho indugiato alquanto prima di immettermi in quello giusto. Mi ha accolto un bidello dallo sguardo truce che, a conoscenza della novità, ha indicato con l’indice l’ala dell’edificio, dove avrei trovato l’ascensore. Raggiunto il quinto piano, grazie alle indicazioni di alcuni docenti che stazionavano davanti al distributore di bevande, mi fiondo nell’aula designata per lo scrutinio. E qui la sorpresa. Quindici corpi intorno a un lunghissimo tavolo rettangolare costituivano il Consiglio di classe; da questo si dipartiva un’altra protuberanza umana, formata da due corpi-cervelli, il vicario, che presiedeva la seduta, e un tecnico informatico, che gestiva il mostro telematico Argo. Un’altra appendice umana giaceva su delle poltroncine ai margini della sala. Avrei scoperto, poco dopo, che erano i colleghi che hanno condiviso con me l’esperienza domiciliare. Disseminati qua e là nella grande sala corpi-mummie attendevano il loro turno di scrutini. Credo di essere rimasto in piedi per cinque-sette minuti prima che il vicario, o qualche altro corpo, mi facesse cenno di accomodarmi, dopo essersi accorto della mia ombra. Lo scrutinio è scivolato via come l’acqua di un torrente, ma quando io e i colleghi esterni abbiamo appreso che non avremmo firmato il tabellone dei voti e non saremmo stati registrati sul verbale poiché il mostro Argo non prevedeva un consiglio elefantiaco, è successo un parapiglia verbale, che, dopo consultazioni varie e la caparbietà di una collega, disposta a chiamare un ispettore dell’USR pur di far valere la nostra presenza, si è risolto con umili scuse di Canossa da parte del vicario, che ha dichiarato che per lui era la prima volta di un’istruzione domiciliare.

Noi, esterni, lo abbiamo perdonato. Forse perché quel consiglio ha destato in noi tutti tanta, ma tanta pietà. Nessuno di loro ha mai aperto una discussione sui singoli allievi. Voti, voti, voti. E tante promesse di bocciature che, a detta di una predicatrice lì presente, diventeranno a giugno tante, ma tante magiche promozioni con non troppe magiche pratiche di magia.

Si bulgareggia

il_570xN.1325902351_jimiTempo di scrutinio anche per il giovanotto, che seguo a domicilio come precettore pubblico. Tra me e me rimuginavo sul fatto che sarebbe arrivato questo momento, perciò mi sono adeguatamente munito di compiti scritti e di verifiche orali, ma ne avevo preconizzato uno svolgimento differente da quello che in realtà sarà. 

Oggi pomeriggio mi è pervenuto da parte del vicario ospedaliero un laconico whatsapp, con cui vengo invitato a mettermi in contatto con la coordinatrice della classe frequentata dall’alunno in questione. Si tratta di concordare le modalità di svolgimento dello scrutinio. L’immaginazione comincia il suo lavoro, quindi si inizia con la consultazione del calendario, al fine di verificare quali siano i giorni compatibili con quelli della mia scuola, dove da tempo sono state fissate le date dello scrutinio, e si prosegue con la prefigurazione dello scrutinio stesso: varcare la soglia di una scuola a me non nota, conoscere i colleghi che condividono con me l’esperienza domiciliare e quelli della classe del ragazzo, scambiare qualche parola con il dirigente scolastico o con un suo sostituto, e soprattutto discutere tutti insieme della situazione didattica dell’alunno.

Niente di tutto questo. La coordinatrice, che ha stupidamente rimarcato che lei insegna matematica e io lettere, era più confusa che persuasa. Dapprima mi ha chiesto di organizzare la colletta dei compiti svolti e delle verifiche effettuate da parte di tutti i precettori, materiale che avrei dovuto far recapitare alla scuola-metropoli brevi manu; dopo qualche titubanza, inframezzata da silenzio, si è corretta, dicendo che ciascun precettore dovrà inviare, personalmente et via mail, tutto il materiale utile allo scrutinio.

In breve lo scrutinio sarà effettuato dai colleghi in pectore dell’istruito domiciliarmente, colleghi che neanche conoscono la faccia del ragazzo, né lo hanno mai sentito parlare. Io obbedirò, ma mi pare illogico sotto il profilo umano.

Come sempre in Italia la burocrazia bulgara è trionfante. Nessuna riforma riesce a scardinarne le maglie.

Chiodo(poetico)(s)c(hi)accia chiodo

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Già dall’alba di stamani mi son messo di buona lena a tessere le fila del lavoro scolastico di gennaio. Ho ultimato la correzione di un pacco di compiti sulla Divina Commedia e sto approfondendo una poesia di Cavalcanti, che sarà oggetto di una delle prove quadrimestrali. Per le versioni dal latino sto già sfogliando i miei  vecchi libri. Pur possedendo una miriade di guide e prove, come un mulo mi ostino ad elaborare i compiti da me medesmo meco soprattutto se si tratta di italiano. Penso che ogni classe abbia una fisionomia che le è propria e perciò i compiti devono essere calibrati su misura; nella fattispecie la classe da sottoporre alla prova è di quelle sveglie, perciò assegnerò un testo così arduo che non vorrei trovarmi al posto degli alunni il giorno del compito. Dopo aver costruito lo scheletro dei quesiti sulla poesia, m’è balenata in mente una sintesi balzana e folle della ballata cavalcantiana(di cui non menziono il titolo per ovvie ragioni di riservatezza): scrostando con il Rio Azzurro dell’estro il materiale calcareo dei manuali scolastici e delle pagine critiche, sono giunto, ancora una volta, alla conclusione che i poeti sono uomini e donne come tutti noi: nella ballata si inscena una tipica situazione sentimentale ed erotica, che suole essere denominata chiodo schiaccia chiodo. Y* si innamora di X, ma nel frattempo, in attesa che X corrisponda amorosamente alle mire espansionistiche, Y se la gode eroticamente con T e Z. Anzi, prima del momento lussurioso, Y rivela a T e Z di essere innamorato di X e chiede loro consigli per la conquista amorosa. Siamo nel Trecento e pare oggi. Quale sarebbe la reazione degli alunni se il quadrilatero YXZT fosse rappresentato proprio così nella cruda verosimiglianza realistica? Ma queste son idee mattutine, che evaporano ai primi tiepidi caldi invernali.

*Ho usato lettere alfabetiche al posto di nomi per il semplice fatto che non ho voluto colorare al maschile o al femminile eventuali responsabilità di natura libidinosa. 

L’anno moriva assai dolcemente

 Auguri a tutti!57c9133dc529748958be7e9ef4aa7d39L’anno moriva, assai dolcemente. Il sole di San Silvestro spandeva non so che tepor velato, mollissimo, aureo, quasi primaverile, nel ciel di Roma. Tutte le vie erano popolose come nelle domeniche di Maggio. Su la piazza Barberini, su la piazza di Spagna una moltitudine di vetture passava in corsa traversando; e dalle due piazze il romorio confuso e continuo, salendo alla Trinità de’ Monti, alla via Sistina, giungeva fin nelle stanze del palazzo Zuccari, attenuato.

Le stanze andavansi empiendo a poco a poco del profumo ch’esalavan ne’ vasi i fiori freschi. Le rose folte e larghe stavano immerse in certe coppe di cristallo che si levavan sottili da una specie di stelo dorato slargandosi in guisa d’un giglio adamantino, a similitudine di quelle che sorgon dietro la Vergine nel tondo di Sandro Botticelli alla Galleria Borghese. Nessuna altra forma di coppa eguaglia in eleganza tal forma: i fiori entro quella prigione diafana paion quasi spiritualizzarsi e meglio dare imagine di una religiosa o amorosa offerta. (G. D’Annunzio, Il piacere, Libro I)