Vacanze e “sepolcri”

L’allestimento dei “sepolcri” segna per me anche l’inizio delle vacanze pasquali. Una settimana di pausa, che poi è relativa. Se gli studenti avranno da studiare qualche capitolo in più di storia(la mia adorata storia tra IV e VIII secolo)e qualche esercizio di latino, io dovrò correggere ben cinque pacchi di compiti.

Le foto dei “sepolcri” me li ha inviati una cara ex-alunna: brava a scuola, brava nel prosieguo universitario e abile nella fattura dei germogli della “vita”.

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Il Brenta a Dolo

Oggi la mia amica Ornella mi ha inviato delle foto scattate a Dolo, recentemente da me visitata; le posto qui, ma una l’ho modificata a mio piacimento grazie a un’installazione di photo editor del mio i-phone. L’originale è splendido, ma niente male le modifiche.33767292721_0a80bd84c633511683210_41e36e3fef

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L’originale

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Le oche del Brenta

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Sedimentazione

Un viaggio non termina mai, neanche quando si torna a casa; inevitabilmente, e il più delle volte, si torna ricchi di conoscenza e di emozioni. Nell’attesa che persone e luoghi, profumi, sapori e colori sedimentino nel fondo della nostra anima, posto gli ultimi squarci della laguna veneta. Intanto oggi si torna a scuola.

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Burano

 

 

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Piccola fata bruna di stelle d’or

Dirò pure, di Venezia, che la città ha una struttura labirintica, e quasi esoterica. Le calli possono intersecarsi, ma anche guidare a un vicolo cieco, così per un non-veneziano è molto facile perdersi; soltanto un veneziano, se lo vuole, può guidare il visitatore. Soltanto un veneziano possiede le chiavi per decifrare la città e permettere a uno straniero di conoscerla. È la storia stessa, e la geografia, di Venezia a determinare questo paradosso di apertura e di chiusura al tempo stesso: tutti potevano entrare nella laguna, a patto che fossero guidati a scansare il pericolo dell’incagliamento delle navi; una volta entrati, gli stranieri avrebbero potuto cogliere l’opportunità di ritagliarsi uno spazio di vita o finire sotto la spada della Vergine Serenissima. Venezia è stata perciò, non so se lo sia tuttora, una città cosmopolita, libera, indipendente e giusta, una miscellanea delle più raffinate culture del Mediterraneo orientale, che trovano una sedimentazione nell’architettura delle abitazioni pubbliche e private. Una città che abbraccia, stritola e ingoia il visitatore in un boccone, come una strega delle favole dalle sembianze di una bella e conturbante “venessiana”.

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Il Brenta e i suoi doni

Le acque del Brenta, i cui argini sono a tratti ornati di narcisi in posizione di “attenti” e abbelliti da sparute oche ed anatre, sono state foriere di bellezza palladiana e di calore umano; a Dolo, sbarcato dal Burchiello, ho incontrato la mia amica Ornella, che talvolta trovate qui come commentatrice dei miei post. Forse sarebbe il caso di dire che Ornella nasce come visitatrice del blog e ora, posso ben dirlo, è una conoscenza amica in carne ed ossa. Non sempre il virtuale è meno del reale, non sempre dietro le presenze virtuali si nascondono assassini, furfanti e doppiogiochisti. Ornella è tale e quale all’immagine che mi ero fatto di lei: gentile, attenta al prossimo, sensibile e con un sorriso calorosissimo. Che bella persona! Mi ha donato dei pasticcini tipici del Veneto e abbiamo trascorso qualche oretta insieme. La sua conoscenza mi ha, inoltre, ripagato di certe piccole delusioni di persone virtuali, spacciatesi per eredi terenziani e poi rivelatesi inconsistenti; alcune sono pure sparite senza neanche un saluto.

È la vita.

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