L’eterno movimento scolastico

Una settimana scolastica sventurata e leggera. Come ormai è consuetudine da qualche anno, la settimana dedicata allo scrutinio quadrimestrale coincide nella mia scuola con quella dello studente, durante la quale ipoteticamente, molto ipoteticamente, sono i ragazzi ad organizzare le attività diciamo didattiche; di fatto la regia è mista, perché lo staff del preside insieme ai rappresentanti d’istituto degli alunni e a qualche volontario(docente) predispone un calendario di attività ed eventi culturali, ai quali le classi o gruppi di alunni di classi eterogenee scelgono di aderire. Quindi ogni tardo pomeriggio fissiamo gli occhi al cellulare in attesa della circolare operativa, che fissa nei minimi dettagli il chi, il con chi, il come, il dove e il quando. Il docente prescelto per le attività varie può anche opporre il proprio no, ma se sceglie la non partecipazione deve starsene a funghire in sala docenti per eventuali supplenze. Perciò in generale quasi tutti ci prestiamo al gioco. A me è andata bene, perché ho partecipato a due incontri formativi di esperti universitari, uno sui cambiamenti climatici e un altro sulla politeia. Domani sarà l’ultimo giorno e si tira già un respiro di sollievo, ma con tutta sincerità devo ammettere che, nonostante le sventurate transumanze da un edificio a un altro, mi sono anche riposato e ho appreso cosette nuove; per una volta sono stato io in posizione ricettiva. I ragazzi sono stati esemplari sia nell’organizzazione che nella scelta dei temi; certo non sono mancati laboratori sui generis, modellati sul defilippismo, ma bastava dire no per liberarsi dal peso del disinteresse. L’unica pecca per noi docenti…dover vigilare anche su alunni non appartenenti alle proprie classi, ma tutto è filato liscio. Le remore iniziali hanno ceduto via via il passo alla piacevolezza del movimento che si è creato a scuola: flussi migratori di alunni, suoni di strumenti musicali, tifo sportivo dalle palestre, voci e volti autorevoli.

Una scuola in movimento in alternativa all’immobilismo boomeriano di noi docenti.

Vólti

La cronaca di questi giorni ha messo alla ribalta Palermo nel suo volto generoso e avido, solidale ed egoistico, santo e dannato: da una parte l’incarnazione operosa dell’evangelo di Cristo, Biagio Conte, dall’altra il suo azzeramento nella figura del figuro Messina Denaro.

Nell’immediato dei fatti, la morte di Biagio e l’arresto di Messina Denaro, sono scattate insieme apoteosi e vituperazione da parte di uno stuolo di informatori di professione e di opinionisti della strada che, spolverando improvvisamente dall’oblio le due figure, hanno mitizzato l’uno e l’altro sebbene in direzioni divergenti.

Questo nella vicenda storica degli uomini è sempre avvenuto, ma ho trovato comunque ripugnante la descrizione romantica dei covi del ricercato, l’insistenza su particolari degni di vecchie pettegole(il viagra, l’orologio di lusso, i capi alla moda, la malattia…), mentre sono rimasti appena abbozzati nel racconto gli esecrabili delitti e stragi commessi dal figuro in questione; non parliamo poi dei detrattori dello Stato e delle forze dell’ordine, sul cui operato si è ironizzato da più parti alludendo all’arresto come ad una sorta di pantomima.

Non meno irritante è stata la rappresentazione della vicenda di Biagio Conte e delle reazioni della gente comune, che ha già decretato la nascita al cielo del poverello palermitano. Da qualche anno fra i cristiani è invalso purtroppo l’uso dell’espressione nascere al cielo in sostituzione del verbo morire. Non si muore più, si nasce due volte, quando si viene alla luce e quando si muore. La rimozione della dimensione della morte accomuna ormai tutti, laici e credenti cristiani, materialisti e spiritualisti. Il livellamento delle differenze ha abbassato pure gli orizzonti della metafisica e squarciato il velo del mistero della morte.

Al politicamente corretto abituiamoci ad accostare il religiosamente corretto! Si nasce due volte e a decretare la nascita al cielo siamo chiamati noi, novelli dei del XXI secolo.

Piroette del tempo

E come da tradizione ho bruciato l’incenso come forma augurale per il nuovo anno. Ho scelto rosa, ambra e un miscuglio nero non ben definito, che si è diffuso in poco tempo in tutte le stanze. Poeticissimo il piroettare del fumo, che fugge spedito dal turibolo, che nelle chiese dondola sostenuto da una o più catenelle.

L’inconsistenza fermata da uno scatto.

Auguri a tutti!

Posticcio natalizio

Non so se pensare di essere portatore di una sorta di disdetta al blog, perché c’è sempre un motivo che me ne tiene lontano. La vigilia di Natale ho creduto di scrivere un post di auguri, corredato dell’immancabile foto a tema natalizio, ma evidentemente non ho cliccato su pubblica e per di più ho scoperto di non averlo salvato fra le bozze. E ciò mi fa ipotizzare che in quell’istante qualcuno, fisicamente o virtualmente, mi ha distolto dall’impresona. E perciò eccomi qui il 27 dicembre a scrivere un post prevalentemente artificioso nei tempi, ma non nelle intenzioni, sulle feste natalizie che per noi docenti sono una boccata d’ossigeno prima della chiusura quadrimestrale. Per me in realtà si tratta soltanto di un refolo d’aria, sia per impegni familiari che scolastici: i miei vecchi sono in una fase assai energivora delle mie forze e, ciliegina sulla torta, sono nella fase di revisione della carta d’identità della mia scuola prima della pubblicazione. Per questo motivo le mie vacanze restano un nome privo di sostanza; sarà anche per questo che sto vivendo il mio Natale in modo molto tiepido a livello spirituale. Non ho vissuto né la gioia dell’Avvento, né quella della nascita del Figlio di Dio; ho allestito l’albero di Natale il 18 dicembre e i miei vari presepi sono rimasti ben riposti negli scatoloni in attesa di tempi migliori. Ma non ho potuto rinunciare a dare un posto d’onore nella mia casa al Bambinello di cera, che da anni accompagna il mio Natale. Contrariamente alla sua nascita umile l’ho letteralmente immerso nella luce e nel tessuto dorato, forse suggestionato dal sentire comune mondano che concepisce il Natale come festa della luce, della pace, del volemose bene tutti insieme appassionatamente e, non ultimo, del consumo di cibo, di merci e di persone. Il prossimo anno mi impegnerò di più in umiltà.

Corone ‘22

La mia corona d’avvento 2022: le classiche quattro candele tra potos e finte roselline luminose.
Questa è stata preparata dalle mie amiche monache.