Il pesce e la salamandra

Come scoraggiare gli studenti del biennio e farli disamorare dalla poesia ancora prima che ne possano saggiare la bellezza? Elementare, Watson! Proponendo l’analisi di una splendida quanto paradossale poesia di Gaspara Stampa: come un semplicetto pesce o una salamandra, se tolti dal loro ambiente naturale, rispettivamente l’acqua e il fuoco, rischiano la morte, così la poetessa può incappare nella medesima tragica fine, se Amore convertirà il dolore della passione in gioia, essendo il primo il nutrimento per eccellenza della passione amorosa. Con un gusto dal sapore filosofico prettamente rinascimentale la Stampa scrive un piccolo gioiello poetico, ma mi sono astenuto dal proporla a dei ragazzini quindicenni ancora implumi di poesia. Ho temuto che potessero giudicare la poesia cerebrale e cervellotica, un po’ lontana dal cliché espressivo-sentimentale nel quale essi relegano solitamente i versi conosciuti nelle scuole elementari e medie. O forse sarebbe stata un’ottima opportunità per smontare dai loro cervelli quel cliché. Chissà se ho perso, o hanno perso, un’occasione! Penso però che ci sarà sempre tempo per recuperare questa poesia. Devo dire che mi ha trattenuto anche la storiella della salamandra che vive in fiamma e ‘n foco. Come erudire in nozioni di simbolismo zoologico medioevale dei giovani imberbi che ad ogni stranezza sentita fanno roteare le palle degli occhi in preda all’horror vacui della conoscenza e sono pronti ad alzare la mano per richiedere ulteriori spiegazioni o perché io ripeta quanto spiegato? Se così fosse avvenuto, ci si sarebbe allontanati dal proposito di presentare la Poesia. Insomma per una giornata solenne come la odierna ho optato per qualcosa di più sentimentale e scontato. Secondo me le stelle, il mare e un nudo cuore solitario su un quindicenne fanno più presa di un semplicetto pesce o di una salamandra ignifuga. 

O così voglio persuadermi.

2 pensieri su “Il pesce e la salamandra

  1. Non conosco l’opera di Gaspara Stampa, famosa a Venezia, e per questo mi sento quasi colpevole, visto che fu mia concittadina. O se non mia, dei miei nonni materni.
    Dopo aver cercato la poesia in internet, confermo il tuo giudizio: i tuoi giovani rampolli avrebbero richiesto un bel po’ di spiegazioni. E io, non osando esprimere giudizi sul valore letterario e poetico dei versi, non posso esimermi dal chiedere: ma un amore che procura soffrire, non è un tantino da masochisti? Ma le donne sembrano a volte prediligere questo tipo di sofferente vivere. Lo abbiamo provato tutte. Poi per fortuna siamo cambiate. Spero anche la Gaspara Stampa.

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