La democrazia, se si sta alla definizione di Norberto Bobbio, è ammalata in Italia.
Tra poco sarà un’inferma.
Il virus che la minaccia si nutre delle viscere dei cittadini e si annida nascostamente nel quotidiano.
Anche nella scuola.
Constato mestamente che ai giovani interessa poco la prassi democratica.
Si sa che gli ultimi giorni di ottobre sono dedicati alle elezioni di alcune componenti degli organi collegiali, che vedono protagonisti genitori e allievi.
Le urne dei primi pressochè vuote.
Tra gli alunni del liceo dove insegno stamani si respiravano euforia e rassegnazione, lottavano disincanto e fastidio.
Un’occasione di democrazia partecipativa per pochi.
Una perdita di tempo per molti, una giornata persa, un oggi non abbiamo fatto niente.
Non credevo alle mie orecchie.
Probabilmente si è incastrato un quid nel congegno democratico che fa inceppare tutti.
O noi insegnanti dovremmo rivedere un po’ il nostro modo di agire democratico in classe, spesso declinato come “lascia fare, lascia passare” dalla cultura sessantottina, e riportarlo alla fonte originaria, a quei pochi ingredienti utili per costruire un partecipiamo tutti insieme alle decisioni.
Che ho, invece, sotto gli occhi?
Baraonda tra i corridoi, aule trasformate in set fotografici, effusioni sentimentali degne dei migliori gatti del quartiere, errori nell’interpretazione dei verbali, ri-votazioni.
I professori, poi, non sappiamo che cosa rispondere alle innumerevoli astrusità del burocratese dei decreti delegati.
Se qualcosa si è inceppato nel congegno, non si può tuttavia sostituire la macchina della democrazia.
Qualche retrivo lo desidererebbe con tutto se stesso.
La prassi democratica non è un’automobile da rottamare o un vestito fuori moda da donare a un centro di accoglienza.
Si tratta di uno strumento, e di un fine, acquisito.
Inalienabile.

6 pensieri su “

  1. Hai ragione, anche quando andavo al liceo io ho notato questa cosa: le elezioni studentesche interessavano veramente poche persone, l’élite degli "impegnati"; dai più venivano viste come l’occasione per perdere tempo. Lo stesso disinteresse, anche maggiore, l’ho riscontrato all’università. Ma sai, non so come sia ora, ma c’è sempre stata una materia, la mitica "educazione civica", sempre vista nei programmi, ma mai "fatta" in classe. Evviva l’educazione civica, bisognerebbe darle spazio negli insegnamenti quotidiani.

    P.S.: che bello che sei tornato! Quella pagina azzurra era proprio antipatica 😉

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  2. Non meno doloroso è constatare che la scelta dei rappresentanti di classe e di istituto cade sempre, o quasi, su studenti del tutto inaffidabili e inadeguati a sostenere tale ruolo, spesso i ‘bulli’ della scuola, che si attirano ammirazione e simpatia per ragioni che nulla hanno a che vedere con quanto dovrebbero garantire agli altri studenti…e neppure mi consola pensare ‘ognuno ha quel che si merita’, mi fa solo tanta tristezza.

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  3. non so, non ho mai avuto un’opinione buona dei decreti delegati mi sembrano un passaggio di palla dei problemi che la scuola non è in grado di affrontare per vari motivi, a dirla tutta non credo l’interferenza dei genitori nella scuola positiva. Per quanto riguarda i ragazzi la partecipazione democratica può essere indotta credo dal confronto quotidiano insegnante-alunno nel rispetto reciproco (che comporta anche punizioni quando meritate,ecc) il rappresentante di classe potrebbe essere nominato a turno in modo immediato. Parlo da esterna alla scuola pertanto non ho forse un’idea precisa.

    Ciao Mel !

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  4. Stesso amaro riscontro quassù, a Milano. I giovani riflettono forse la stanchezza politica degli adulti,la loro rassegnazione e il disamoramento per la partecipazione democratica. Sono altri gli interessi cui tutti sono indirizzati: è il prezzo del consumismo, di quel benessere che punta spudoratamente al bene privato senza più alcuna ragionevole considerazione per il bene comune? C’è poi quel nichilismo strisciante a rendere più triste il mondo giovanile,  svuotato di ideali e perciò privo di passioni durature, forti ed infiammanti, che da sempre hanno stimolato la crescita e la voglia di lottare. La nostra responsabilità, di adulti e docenti, è  oggi ancora più gravosa e coinvolgente del passato. Non possiamo perdere la speranza!

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  5. @Blue, è vero. Tutto arriva e si radica in silenzio, come la notte.

    @Flalia, purtroppo si stenta ancora oggi a proporre lezioni di educazione civica.
    Gli spazi azzurri occorrono.

    @E’ vero, Pandora; tuttavia in una classe hanno scelto bene. Almeno pare.

    @Io so poco sui decreti delegati, Giulia. Spesso la partecipazione delle componenti genitori e alunni si limita a infangare i docenti, niente più.

    @Tres, mi consola l’asse PA-Mi.

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