Tra onde e grandine

Stamani, come succede quasi giornalmente, mentre mi recavo al lavoro(sotto una sferzante e pericolosa grandinata), ho ascoltato la rassegna stampa di radiotre; tra gli articoli proposti mi è parso degno di considerazione quello di Massimo Gramellini, Conclave 1 Parlamento 0. Un po’ ingenuamente, ma non ci giurerei, il giornalista sostiene che i politici italiani, a differenza dei vecchi reclusi nella Sistina, che in poche ore sono riusciti a sfornare una papa sotto l’egida di una probabile renovatio gesuitico-francescana, continuino a ignorare di essere indigesti agli Italiani come una peperonata a colazione e si ostinino a non riconvertirsi a livello esistenziale, come invece viene proposto ai cassintegrati. Si può aggiungere che la Chiesa è comunque uscita vittoriosa dal conclave, perché, di là dalle singole eminenze nere che la dilaniano, tende a conservare se stessa nella globalità del suo manifestarsi nella storia, nel suo essere appunto “cattolica”; agisce così da ben duemila anni. Ciò che le dà forza è proprio l’ancoraggio alla Parola e la fissità delle regole di fronte al transeunte della storia e degli uomini. Non si dice, forse, “morto un papa, se ne fa un altro”? I papi muoiono o “si emeritano”, ma la Chiesa rimane. I politici nostrani, a quanto pare, pur morti, vogliono eternarsi. Anche a costo di nuocere gravemente allo Stato.

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