Le supplenti 3: Elena e Nosferatu

Elena Tettemanzi, la supplente di città, occupò fugacemente la nostra scansione0039aula di terza B; fu l’anno, la terza elementare, in cui si avvicendarono molte sostitute a causa del malattia che avrebbe condotto all’altro mondo la maestra Francesca.
E fu allora, credo, che iniziai a familiarizzare con la parola “morte” con l’accezione puerile di “non c’è più”, “non la vedrò più”.
Però conobbi anche quella parola, a cui da adulti si dà il nome di “passione”.
La maestra Elena, sebbene di statura piccola, era bellissima e avvenente, aveva uno sguardo furbo e cattivo, ma era del tutto indifferente alle marachelle di noi bambini; sul suo volto bruno spiccava la porpora di un rossetto ammaliante, che costituiva l’obiettivo della mia concentrazione. Si ripassava il rossetto più di una volta al giorno, mirandosi su uno specchietto da borsa, il cui click automatico era udibile anche dal corridoio della scuola, si sistemava la gonna, quasi sempre nera, adattandola ai suoi fianchi, si toccava i capelli per mettervi ordine e sgusciava dall’aula, lasciandoci soli per pochi minuti. Nell’arco di una giornata scolastica l’entra ed esci della supplente si verificava almeno tre volte e si sarebbe potuto ipotizzare che si recasse in bagno per i suoi bisogni; in realtà lei non giustificava le sue assenze temporanee, ma la ragione fu chiara, quando entrò in classe il segretario della scuola, uno spilungone dalla faccia rabbiosa e cerea, una specie di Nosferatu principe della notte, che incuteva un certo timore.
I bambini di otto anni non sanno definire cosa sia la passione amorosa, certamente tra i due, questa la percezione, c’era un’intesa di corpo ben visibile, o almeno a me manifesta; la supplente e il segretario traccheggiavano per una manciata di minuti l’uno accanto all’altra, scambiandosi parole di passione, sorrisi e ammiccamenti, incuranti della platea infantile.
La scena si ripeté più volte nell’arco di quella supplenza, funestata, una volta, da una fuga improvvisa della maestra Elena dall’aula dopo un ennesimo colloquio amoroso con Nosferatu; quel giorno non so cosa accade, ma è certo che lei scoppiò in un pianto, che la costrinse ad uscire frettolosamente per nascondersi ai nostri occhi innocenti.
Della supplente Elena non ricordo altro.

Come la Boccolini, anche Elena Tettemanzi, qualche anno dopo, entrò di ruolo.
Oggi è madre e nonna, nonché moglie di Nosferatu.

14 pensieri su “Le supplenti 3: Elena e Nosferatu

  1. Bello questo trittico di ritratti! Magari erano terrorizzate dall’idea di trovarsi in una classe, e si nascondevano dietro atteggiamenti di autodifesa…
    Sai che io delle supplenti delle elementari non me ne ricordo nessuna, tranne forse una, della quale mi ricordo solo che fumava in classe (oggi sembra un crimine da pena capitale, ma allora era perfettamente lecito) usando come posacenere qualsiasi recipiente trovasse in aula!

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  2. Quando hai scritto che era scappata in lacrime ero già pronta a inveire contro Nosferatu credendolo magari sposato (visto il luogo in cui si “appartavano”…). Meno male c’è stato l’happy end.

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  3. Quando supplente e Nosferatu han di fronte dei quindicenni la passione la colgon prima loro degli interessati. Però qua mi spiazza e piace il lieto fine.

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  4. fuori le regole fuori di un aula per qualche minuto lo si fa da studenti, bambinetti, insegnanti e truppa varia, la’ dove la disciplina e l’applicazione non si discute, sbuca malandrina una storia di vita per “gente normale” 🙂 Le supplenti … amore ed odio perenne, per chi credeva di essersi assicurati con quella di ruolo “il pilota automatico”. Era la variabile da gestire …
    Un saluto caro Prof – Ray

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  5. Ah, ECCO perché tante supplenti…
    Bene, questa parte mi manca. Completamente. Mai saputo nulla della vita sentimentale dei miei insegnanti, nemmeno pettegolezzi da corridoio – tanto meno assistere a qualcosa in diretta.
    Che dire? Tutto è bene quel che finisce bene (tranne per la povera Francesca).
    E molto belli, questi post.

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  6. Mai, come in quell’anno, vi fu un avvicendamento così ricco e variegato, Murasaki! Si concluse in quarta con una maestra “moderna”, che adorava la storia dell’arte e la medicina. E, perciò, alle elementari “conobbi” Giovanni Segantini e Alessandro Fleming.

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