Le Tracce(2013) con la maiuscola

Evviva!  Finalmente! Finalmente la smettiamo di dire che la prima prova è la più facile e prevedibile fra tutte! I ragazzi hanno lavorato sodo, anche sei ore, curvi sul foglio e alle prese con il dizionario. Dubbi, incertezze, tentennamenti, penne sul banco. Poi si sono sciolti e hanno scritto. Detto ciò, che considero positivo, perché forse stamattina, come rare volte è accaduto, si sono dovuti misurare con se stessi, mi piace spendere superficialmente qualche parola sulle tracce della prima prova. Ho avuto modo di visionarle soltanto intorno alle dodici, fagocitato com’ero da incombenze varie. Quando una delle colleghe, presente con me all’apertura del plico telematico, ha  pronunciato Magris, confesso di essere rimasto frastornato. Ripeto, soltanto dopo le dodici, mentre mangiucchiavo uno scampolo di cornetto, ho letto le tracce. Letto e apprezzato, piacevolmente meravigliato. Per una serie di ragioni, che tenterò di esprimere.

Innanzitutto s’è rotto l’incantesimo, che da anni incatena l’analisi del testo a poeti o narratori diciamo “canonici”, fatta eccezione per l’anno in cui fu proposto un Levi non proprio conosciutissimo.
Evviva! È stato proposto uno scrittore vivente e per giunta con un argomento attuale e universale(il viaggio e le “frontiere”), che dava ai maturandi la possibilità non di ripetere wikipediamente i contenuti letterari studiati, di ricopiarli da una fisarmonica sciorinata di nascosto o da un qualsiasi schermo di un super cellulare megatecnologico di riserva, ma di esprimere criticamente le proprie osservazioni personali su aspetti del viaggio/frontiere ben circostanziati. Negli anni passati(Moratti/Gelmini)erano state proposte tracce letterarie banalotte e dal sapore mocciano, sulle quali la stampa e la rete avevano costruito la trappola illusoria del tototema.
Proprio l’informazione esce sconfitta da questa maturità e, insieme ad essa, il tam tam della rete.
Complimenti, perciò, al ministro Carrozza e ai suoi collaboratori! Ho molto apprezzato anche la scelta di affidare al candidato l’analisi degli aspetti formali del testo, senza le tipiche domandine, a volte idiote e astruse su questa o quella figura retorica o sull’uso di un avverbio anziché di un aggettivo e cose di questo genere. Anche il punto 3 dell’analisi sostanzialmente si appellava al candidato(le sue esperienze in merito di viaggio/frontiere), nel caso in cui non fosse stato in grado di fare riferimento alle opere di Magris o di altri autori del Novecento.
Anche il saggio artistico-letterario(Individuo e società di massa), come la prima traccia, si distende tutto sulle capacità critiche dei ragazzi, chiamandoli a districarsi tra testi non sempre immediatamente fruibili, fra tutti quelli di Pasolini, dello straordinario Montale e dell’amato Canetti, di cui ho proposto un libro(La lingua salvata) ai miei primini.

Mi compiaccio anche del saggio storico-politico(Omicidi politici): il Ministero finalmente “ha scoperto” che nel Novecento non ci sono soltanto i conflitti mondiali, lo Sterminio e i Patti Lateranensi, ma anche gli omicidi eccellenti, che hanno giocato un ruolo decisivo nella vita degli Stati, delle famiglie e dei singoli.
Eccessivamente specialistici il tema di argomento storico(a scelta parlare di due dei paesi del BRICS)e il saggio tecnico-scientifico(La ricerca scommette sul cervello).
Vago, ma interessante il tema generale:evoluzione, cooperazione, coevoluzione. Corposo il saggio su Stato, mercato e democrazia, ma nutro qualche riserva: in quante e quali scuole vengono approfonditi gli argomenti economico-politici? 

A titolo personale, se avessi dovuto scegliere la mia traccia, avrei optato per Magris, con il quale mi piace concludere il post: Alle genti di una riva quelle della riva opposta sembrano spesso barbare, pericolose e piene di pregiudizi nei confronti di chi vive sull’altra sponda. Ma se ci si mette a girare su e giù per un ponte, mescolandosi alle persone che vi transitano e andando da una riva all’altra fino a non sapere più bene da quale parte o in quale paese si sia, si ritrova la benevolenza per se stessi e il piacere del mondo.

C’era pure la luna…

Il teatro Massimo colorato di Pride.

Un momento con gli Almamegretta ai Cantieri della Zisa. Pare suonino sempre le stesse note, però gradevoli, tutto sommato.

Una serata estiva leggerissima, con 25 di temperatura, brezza carezzevole, luna limpida e varietà umana. Pure le famiglie con i bimbi tra musica, mostre, stand e allegria!

10 a 0

Dietro le quinte di ogni scrutinio finale si alimenta, da e tra i professori, un gossip, che ha eguali soltanto nei contenitori pomeridiani della televisione. Si spazia in tutti i campi: dal personale al professionale. Odi inveterati che diventano leggende scolastiche, nomignoli che tratteggiano colleghi abominevoli(quaderni stracciati e gettati via dalla finestra) o, al contrario, buoni ai limiti della scimunitaggine(interrogazioni lette sui libri). Addirittura stamani s’è sfiorato il varietà, infatti una collega, nel corridoio, ha imitato un’altra alla perfezione, nei gesti e nelle parole, riproducendo pure le vocali chiuse e quelle aperte. Complice del super gossip di quest’anno è stato il sistema informatico, che ha rallentato le operazioni, con ritardi fino a due ore, perciò il fancazzismo ha gonfiato storie, parole e battute a livelli elefantiaci. Si vocifera anche di una virago, in preda a bramosia, che avrebbe mostrato intimo piccante allo scopo di scuotere un collega e velocizzare le prove di ginnastica da letto. Personalmente mi sono limitato ad ascoltare, rispondendo soltanto con gli occhi o un’alzata di spalle. Ho conservato la mia energia per lo scrutinio delle mie classi. E ho fatto male. Infatti, sebbene mi fossi promesso di essere diplomatico, ho mandato a fanculo due colleghi; a uno ho spiattellato in faccia che non ha prodotto proprio nulla, né in classe, né fuori(incarichi vari), quindi che, pur avendo il diritto di parlare, avrebbe fatto bene a piantarla con la filosofia della psicologia umana applicata e a rispettare le regole di conduzione del consiglio. Così è stato. Un’altra, una che ha un nome orripilante, ma che si fa chiamare con lo pseudonimo di un’attrice, ha avuto da ridire sulle mie proposte di voto sulla condotta, pretendendo analitici chiarimenti su qualche caso. L’attrice chiaramente è stata accontentata, ma mi dispiace tanto per lei. Tutte le mie proposte, belle e brutte, sono passate. Quindi il finale mi si è profilato più roseo di quanto avessi prospettato. Se fosse una partita, 10 a 0 per me.

Pre

I consigli di classe che funzionano, solitamente, si riuniscono in camera caritatis per tracciare un primo bilancio delle classi prima dello scrutinio finale. Esistono siffatti consigli, ma sono sempre più rari. A chi vorrebbe pre-scrutinare, nel senso che vorrebbe avere una visione olistica della situazione di ciascun singolo(e persona), non resta che fare affidamento a quei colleghi equilibrati che hanno lavorato sodo con i ragazzi, essendo stati oltretutto sempre, o quasi sempre, presenti. Certamente non si può tenere conto dei burn out circolanti e dannosi, degli assenteisti, di chi distribuisce 6 e 7 a tappeto(per scelta sessantottina, per scorno ai colleghi, per incapacità di gestire eventuali ricorsi, perché non vuole avere rogne a settembre, perché a settembre vuole prolungare le vacanze e così via), di chi è abituato, per ragioni non sempre ovvie, a presentare un quadro di diffuse insufficienze e, infine, di chi considera i ragazzi il male peggiore che gli sia potuto capitare nella vita. Quindi stamani, molto machiavellicamente, mi sono tirato in disparte qualche collega e insieme abbiamo tracciato un ipotetico quadro finale allo scopo di limitare i danni ai ragazzi, sia alzando il pollice a occhi chiusi, sia abbassandolo con le stesse modalità cieche. Eravamo quattro in tutto. Non è un gran numero, ma tenteremo la mossa, esigendo il rispetto della regola d’oro di conduzione del consiglio di classe: proposta con dati alla mano e sotto gli occhi, discussione, delibera. Con una dirigentessa equa e attenta(e presente per tutti gli scrutini, quindi pronta a intervenire, se invocata) e un pizzico di fortuna ce la dovremmo fare. Dal 19 dismetterò i panni curiali. Salvo imprevisti.

Moto e inerzia

Di fisica io ricordo pochissimo. O forse c’ho capito sempre poco, giacché è una di quelle materie che o ne studi le applicazioni, anche con un minimo di sperimentazione, o non ti resta che studiare qualche legge per potere svolgere qualche aridissimo esercizio. Una delle nozioni per me facili da imparare fu il moto rettilineo uniforme dei corpi; bene, psicologicamente parlando, o spiritualmente, mi trovo nella condizione di un corpo(mente), che si muove costante in modulo, direzione e verso. Talvolta una qualche variabile ne modifica il corso, ma poi la costanza riprende vigore. Contrariamente al passato, quando il moto s’è afflosciato in un’inerzia pericolosissima, oggi sto reagendo, imprimendo su me stesso una forza contraria a quella che m’inchioderebbe a casa lontano da tutto e da tutti. E così, proprio quando s’infiamma il sole del deserto interiore, mi tiro su la stanchezza, la sciacquo con una violenza a dir poco indicibile e mi porto fuori. Sì, fuori. Tralascio registro(ho le medie in cottura), penne, matite, digitazione di voti on line, studio e scappo. Scappo fuori, trascorrendo il pomeriggio in mezzo alla gente o incontrando qualche volto amico. Che può essere quello del fornaio(non compro mai il pane nello stesso panificio) o della mia amica MariaNeve che riesce sempre a farmi sorridere per le dis-avventure vissute. Devo dire che funziona bene. Incontrare gli altri è un ottimo esercizio per liberarsi del proprio egoismo, o meglio della tendenza a considerarsi l’ombelico del mondo della sofferenza. Fissare gli occhi dell’altro, ascoltare quello che ha da dire, donargli anche un sorriso o un incoraggiamento è un’occasione d’oro per pensare di meno a se stessi e ritrovarsi nell’altro. Preferisco, invece, in questa fase diradare la compagnia dei miei amici intimi. Mi conoscono fin troppo bene e, anche se non parlassi, mi tradirebbero i miei occhi. Quindi meglio tenerli alla larga. Con i conoscenti si è più decorosi e composti.